L'arca olearia

I prezzi dell’olio extravergine di oliva italiano sono crollati: chi e perché ha rovinato il mercato

I prezzi dell’olio extravergine di oliva italiano sono crollati: chi e perché ha rovinato il mercato

Ci si attende a breve un rimbalzo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva nazionale dopo due settimane di follia sul mercato. Ecco il motivo per cui le quotazioni all’ingrosso sono precipitate di 2 euro/kg in dieci giorni. Ecco cosa è accaduto

13 novembre 2025 | 16:00 | Alberto Grimelli

L’olio extravergine di oliva nazionale, fino alla fine di ottobre, continuava a quotare 9,2-9,4 euro/kg, con qualche abbassamento a 8,8-9 euro/kg per gli oli di nuova produzione ma non di alta qualità.

Il mercato in Sicilia, sempre in anticipo rispetto al resto d’Italia, segnava bel tempo stabile con prezzi abbondantemente oltre i 9 euro/kg per l’olio 100% italiano prodotto in loco.

Poi il crollo repentino di 2 euro/kg a Bari, con la quotazione di 7,15-7,9 euro/kg, e quella a Brindisi, Taranto e Lecce di 7 euro/kg. Si è scatenata la corsa dei commercianti al ribasso. Dalla Puglia si sono spostati rapidamente in Calabria con offerte di 6-7 euro/kg e qualche contratto siglato a 6,5-7 euro/kg.

Il ruolo e la responsabilità della speculazione

Come ogni anno, nelle fasi iniziali della campagna olearia, quando piccoli volumi possono orientare molto i prezzi, alcuni commercianti si muovono in maniera più prepotente di altri.

La cordata è sempre la stessa, parte dalla Toscana, nel fiorentino, per arrivare nel brindisino e risalire poi in Umbria. Lo stesso tentativo è stato operato l’anno scorso, con le stesse modalità, solo che ora è andato a buon fine.

I messaggi iniziali sono stati lanciati dalle piazze di Brindisi, Lecce e Taranto, con abbassamenti ingiustificati dei prezzi già al 10 ottobre, poi trasferitisi a Foggia e infine a Bari. Da lì all’intero mercato nazionale.

Vi è stata una vera e propria caccia a partite di olio extravergine di nuova produzione ma con problemi organolettici, più che chimici, dovuti ad attacchi tardivi di mosca dell’olivo. Olio che è stato svenduto rapidamente dai frantoi e che sarebbe dovuto essere dichiarato vergine di oliva ma invece è stato dichiarato extravergine e i contratti depositati molto celermente presso le Camere di Commercio.

Il prezzo si è posizionato intorno agli 8 euro/kg e la speculazione si sarebbe dovuta fermare ma invece è continuata, alla caccia di partite di olio, di dubbia provenienza, contaminate con fitofarmaci. Nuovi contratti, nuovi abbassamenti dei prezzi e nuova ondata speculativa.

L’olio extravergine di oliva tunisino, ma con carte da italiano, a 5 euro/kg

Nel frattempo, come ogni anno, alcuni operatori disonesti si sono adoperati per la creazione di olio di carta italiano, carte che consentissero di riempire le cisterne di olio di altra origine ma con “passaporto” italiano.

Quest’anno il bacino di olio preferito è la Tunisia, via Spagna.

La Tunisia vanta una produzione stimata di 400-500 mila tonnellate, con prezzi partiti da 3,5 euro/kg ma in abbassamento. Oggi è possibile comprare olio tunisino e farlo arrivare in Italia a 3,55 euro/kg. Il costo sale nel caso di un transito in Spagna, tipicamente Gibilterra o Barcellona, per rinazionalizzarlo come spagnolo e poi attraversare le frontiere italiane senza controlli. Molte cisterne sono così arrivate ai porti di Bari, Civitavecchia e Livorno.

La situazione olivicola in Tunisia è compromessa dopo il crack di Bioliva Med Company con la speculazione che sta colpendo fortemente anche all'inizio di questa campagna olearia. Nonostante il blocco della società per un processo di fallimento/concordato preventivo in corso, Adel Ben Romdhane, proprietario di Bioliva, è attivo e, secondo quanto risulta a Teatro Naturale, ha concluso contratti a 8 dinari per chilo di olio (2,34 euro/kg), sfruttando la situazione di crisi causata da lui stesso. Quell'olio è in procinto di arrivare a Barcellona, dove Romdhane si è rifugiato e dove Borges preferibilmente fa arrivare i carichi dalla Tunisia.

Olio venduto, da mediatori tunisini ma anche italiani, a 5 euro/kg, con carte in regola da italiano, pronto per le offerte promozionali a scaffale.

La GDO e il ruolo occulto dietro alla speculazione

Il prezzo giusto per l’olio extravergine di oliva italiano nel 2026 a scaffale, secondo la Grande Distribuzione, è di 5,99-6,99 euro/litro in offerta e promozione.

Si tratta di un prezzo medio di circa 1-2 euro in più rispetto all’olio comunitario, ovvero la differenza storica.

E già a partire dai primi giorni di novembre, secondo quanto risulta a Teatro Naturale, sono arrivate offerte alle catene della Grande Distribuzione a 6,5-7 euro/litro franco destinazione.

Prezzi assolutamente compatibili con olio tunisino “nazionalizzato” a 5 euro/kg ma che avrebbero suscitato scandalo e controlli qualora il prezzo all’ingrosso dell’olio italiano fosse rimasto alto, a 8 euro/kg o più.

Con il prezzo ufficiale dell’olio italiano a 7 euro/kg a Brindisi, Taranto e Lecce, ci sono i presupposti legali per offerte in linea con le esigenze della GDO.

Speculazione di successo ma il rimbalzo del prezzo dell'olio di oliva è già previsto

La speculazione, insomma, è stata guidata e preparata a dovere da settimane, se non mesi.

E’ però probabile che ci sarà un rimbalzo del prezzo dell’olio extravergine di oliva italiano nelle prossime settimane, con un braccio di ferro tra quotazioni di olio di carta e quotazioni di vero olio italiano.

La maggior parte degli operatori si attende un rimbalzo comunque sopra gli 8 euro/kg per oli di buona qualità e prezzi a salire per extravergini premium.

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