Editoriali

Un’agricoltura plurale

06 febbraio 2010 | Antonio Carbone



L’iniziativa di aprire un forum da parte di Teatro Naturale con l’editoriale di Pasquale Di Lena (link esterno) sul tema della rappresentanza in agricoltura è una scelta importante e di attualità.
La questione nodale è: quale democrazia economica e sociale deve realizzarsi in un sistema agricolo plurale e moderno?
Come Paese stiamo attraversando una fase di lunga transizione tra il crollo della prima repubblica e la paralisi di questa seconda.
L’approdo è ancora incerto e contraddittorio. Gli spazi della democrazia sembrano sempre più restringersi, così come la fiducia dei cittadini nelle istituzioni di rappresentanza va sempre più scemando.

La caduta del sistema dei partiti ha prodotto un quadro ancora profondamente incerto, in cui i rischi di involuzioni neo autoritarie non sono affatto esclusi del tutto.
In questo scenario, pur senza ripercorrere le drammatiche vicende dei partiti, sono entrate in crisi anche le rappresentanze sociali, datoriali e sindacali. E’ questo un aspetto che spesso non emerge in modo così chiaro e soprattutto non viene affrontato nel dibattito pubblico. Far finta di niente a mio avviso è miope e pericoloso, perché rischia di alimentare l’idea che la società del futuro non avrà bisogno di rappresentanze sociali e di corpi intermedi.

I recenti gravi fatti di Rosarno, i quali seguono quelli di Foggia, di Villa Literno, di Castel Volturno, ci dimostrano tra l’altro come l’assenza di un ruolo attivo di rappresentanza delle parti sociali, nella funzione contrattualistica e solidale nel mercato del lavoro agricolo, lasci spazio alle degenerazioni con forme di schiavismo, razzismo, violenza, infiltrazione della criminalità organizzata e ribellismo primordiale.

Infatti, c’è chi sostanzialmente pensa ad una società “liquida” e ad un rapporto diretto tra un potere sempre più ristretto e un cittadino sempre più isolato e parcellizzato. Da qui la necessità di ragionare con una “visione lunga” non schiacciata sul contingente e in funzione di una pura sopravvivenza in questa fase di transizione.

Siamo sempre più in presenza di una forte frantumazione della società civile, del mondo del lavoro, del territorio nazionale (e non solo tra nord e sud del Paese).
A questa frantumazione generale non si sono sottratte le rappresentanze storiche del sistema agricolo italiano, le quali oggi essenzialmente si dibattono tra un neo-corporativismo autoreferenziale e una rappresentanza generica costruita sul movimentismo. Infatti le esperienze di questi anni dimostrano (con le varie vicende dei Cobas o del ribellismo locale) che non sono in crisi le rappresentanze degli interessi particolari, anzi queste si sono rafforzate dentro un processo di darwinismo economico e sociale, bensì è stata distrutta la rappresentanza degli interessi generali del Paese, in campo agricolo e non solo.

Assistiamo al trionfo del personalismo italiano (l’uomo di Guicciardini) ed al rivendicazionismo radicale di micro realtà.
La rappresentanza come espressione generale dei processi di coesione sociale si è dissolta.
E con essa la rappresentatività delle parti sociali si è fortemente indebolita, perché ridotta è la capacità di essere portatori di interessi generali e intergenerazionali, condivisi. Avanza un modello socialcorporativo non inclusivo e rispondente solo alle singole convenienze di organizzazione.

La crisi economica assommata alla crisi di rappresentanza e rappresentatività forma una miscela pericolosa e dirompente che alimenta sempre più processi di disgregazione della società.
Siamo di fronte ad un problema serio di rifondazione della politica e della democrazia economica essendosi esaurita la forza di aggregazione su base ideologica che ha caratterizzato le rappresentanze della prima Repubblica.

Riflettendo più nello specifico del settore primario val la pena fissare alcuni punti fermi per rideterminare i parametri di una rinnovata rappresentanza in agricoltura:

- l’agricoltura moderna non è solo degli agricoltori ma anche dei cittadini di quel territorio dove essa si sviluppa;

- l’agricoltura opera sempre più in un sistema di filiera: produzione, trasformazione, commercializzazione;

- l’agricoltura e il suo rapporto con la terra costituisce elemento identitario per tutto il territorio e per i suoi cittadini; essa determina il grado reale di civiltà, di corretto equilibrio tra uomo e natura nello sfruttamento delle risorse naturali;


- l’agricoltura italiana si fonda sul pluralismo dei modelli produttivi delle diverse aree e dei diversi soggetti che a vario titolo vi lavorano;

- l’agricoltura incrocia sempre più beni pubblici e come tale va ben oltre la mera funzione di produzione alimentare;


- l’agricoltura e lo sviluppo rurale nelle loro tendenze più evolute realizzano funzioni sociali plurime, e sono portatori di valori culturali ed etici.


Il tema della responsabilità sociale di impresa deve essere assunto pienamente nel bagaglio culturale ed economico dell’agricoltura.
In ogni società moderna esiste un “patto tra agricoltura e società” fondato sulla funzione generale del primario a cui la società tutta contribuisce sostenendolo finanziariamente. La Pac si basa su questo principio.
E’ l’insieme di questi fattori che determina uno scenario più ricco e complesso il quale ha bisogno di rinnovate e credibili rappresentanze sociali ed economiche.
Rappresentanze che devono avere una capacità di essere soggetti inclusivi, di allargare la loro base sociale mantenendo principi di pluralismo, di multietnicità, di coesione sociale e territoriale ed essere nelle finalità e nell’operato quotidiano portatori di valori ed interessi generali.

Il futuro della Pac, tema in discussione in questa fase, sarà ridefinito dal nuovo budget 2014-2018 e da nuovi obiettivi. La mission a cui ritengo la Pac debba orientarsi dovrà mettere al centro queste finalità:

- garantire la sovranità e sicurezza alimentare

- promuovere la produzione di beni pubblici

- rafforzare l’efficienza produttiva o la competitività

- sostenere il reddito dei soggetti attivi in agricoltura (produttori e lavoratori)

- ampliare la presenza dei giovani in agricoltura

- tutelare i diritti del lavoro.


Un moderno modello di rappresentanza in questa area così vasta, articolata e complessa, deve mettere al centro, come punto di riferimento, la mission che svolge il sistema primario e la coerente adesione ad essa dei soggetti interessati. E’ questa una distinzione importante perché sposta i confini della rappresentanza oltre le sole attività di produzione alimentare.

Esse vanno integrate con quelle figure espressione della multifunzionalità, dello sviluppo rurale, del lavoro misto sviluppatesi in questi ultimi decenni. Tale scenario rende quindi necessaria un’evoluzione del modello di democrazia sociale che porti anche a una rigenerazione dell’agricoltura nel nostro Paese.

Lo schema plurale che immagino supera la condizione della reciproca referenzialità tra istituzioni e rappresentanti sociali. Tale schema ha ridotto gli spazi di una democrazia economica e sociale e corporativizzato la partecipazione ai processi decisionali.

La rappresentanza va intesa come una rete plurale di soggetti organizzati che interagiscono in comunità di pratiche condivise e coerenti con le finalità del progetto.
Una moderna rappresentanza ha la necessità di basare il suo operato sul principio e sulla pratica della propria autonomia dai governi nazionali e regionali e dalle forze politiche. Proprio perché portatrici di interessi particolari ma anche generali esse avranno sempre più un alto grado di rappresentatività nella misura in cui saranno anche portatrici di una progettualità autonoma e libera dai condizionamenti e dagli equilibri politici ed istituzionali.

Un ultimo aspetto, non secondario sul tema della rappresentanza, è costituito dalla necessità di determinare meccanismi di valutazione delle specifiche rappresentanze definiti da regole democratiche e condivise dai soggetti interessati.
Solo in questo modo si potranno conciliare le funzioni di rappresentanza con la costruzione delle decisioni condivise ed “erga omnes” in un quadro di tutela degli interessi generali del Paese.





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