Editoriali
Caro Presidente Trump, sull’olio di oliva la vogliono fregare!
L’altro volto dello scandalo Bioliva/Borges è il serio rischio di un aumento delle truffe sull’origine sull’asse Tunisia-Spagna, aprendo il vaso di Pandora con gli Stati Uniti d’America. Le colpe di pochi non le possono pagare gli olivicoltori e i frantoiani tunisini, spagnoli e italiani
09 ottobre 2025 | 08:30 | Alberto Grimelli
Caro Presidente Donald Trump,
mi spiace informarla che sull’olio di oliva la vogliono fregare: rischia dai 10 ai 30 milioni di euro di mancati introiti per i dazi sulle importazioni negli USA.
Non si tratta, mi rendo conto, di grandi cifre per il bilancio americano ma so che per lei è il principio che conta: America first, nessuno può fregare gli Stati Uniti d’America.
Le chiedo un po’ di pazienza perché il racconto non è breve ma, sono sicuro, non si pentirà del tempo dedicato alla lettura.
Tutto inizia in Tunisia dove la Bioliva Med Company crea un crack finanziario da 180 milioni di euro, gettando sul lastrico migliaia di famiglie che vivono di olio in Tunisia. Legata a doppio filo alla Bioliva Med Company, o meglio al suo proprietario Adel Ben Romdhane, c’è la Borges Agricultural & Industrial Edible Oils, grande società spagnola che vende olio anche negli USA. Un intreccio societario, finanziario e commerciale su cui vuole vedere chiaro anche la magistratura italiana.
Dopo la fuga di Adel Ben Romdhane a Barcellona (sì, proprio in Spagna), il mercato dell’olio di oliva in Tunisia è crollato e l’industria olearia spagnola si appresta a comprare olio extravergine di oliva a prezzi di saldo: 2,5-3 euro/kg, contando sulla fame di olivicoltori e frantoiani tunisini.
Una delle maggiori rotte di arrivo dell’olio tunisino in Spagna approda a Barcellona, dove, si vocifera, buona parte del prodotto diventi spagnolo tramite operazioni fraudolente. Semplici illazioni? Antonio Luque, presidente di Dcoop, la principale cooperativa olearia spagnola (tra l’altro proprietaria del marchio Pompeian, molto diffuso negli States), lamentava già nel dicembre 2024 che in Spagna non vi è alcun interesse a combattere le frodi e vi è mancanza di tracciabilità. Se lo dice lui…
Immagino la sua reazione: da che pulpito viene la predica! Vero, gli italiani non hanno sempre una buona fama in fatto di truffe, purtroppo. Ma almeno qualche controllo lo facciamo e qualche inchiesta giudiziaria di tanto in tanto smaschera le illegalità. Quando è stata l’ultima volta che ha sentito di uno scandalo oleario in Spagna? O sono tutti santi, oppure…
Oppure, caro Presidente Trump, la vogliono fregare.
Ipotizziamo che vengano importate negli States dalle 20 mila alle 40 mila tonnellate di olio di oliva tunisino, ma etichettato come spagnolo. I dazi sull’olio spagnolo sono al 15%, quelli sull’olio tunisino sono al 25%.
Ed ecco che, a seconda del prezzo di importazione dell’olio, parliamo di mancati incassi per il bilancio federale statunitense di 10-30 milioni di euro e grandi guadagni per qualche marchio spagnolo.
No, per favore, non sbatta i pugni sulla scrivania della Casa Bianca, sarò ben felice di sussurrarle quel paio di nomi di chi la vuole fregare, però mi prometta che potrò attaccare personalmente le loro foto segnaletiche sulla parete dei “Most Wanted” delle Agenzie Federali USA.
Buon lavoro Presidente
Alberto Grimelli
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