Editoriali

Olio extravergine di oliva italiano a 5,99 euro al litro: il ravvedimento operoso di Esselunga

Olio extravergine di oliva italiano a 5,99 euro al litro: il ravvedimento operoso di Esselunga

Il ritorno dell’offerta dell’olio italiano Cirio a 5,99 euro/litro, stavolta dichiarato come sottocosto. Fa piacere l’atto di trasparenza di Esselunga ma amareggia il fallimento del sistema legislativo

07 ottobre 2025 | 11:00 | Alberto Grimelli

Fino al 5 ottobre, sugli scaffali Esselunga è riapparso l’olio extravergine di oliva italiano Cirio a 5,99 euro/litro. A volte ritornano, visto che la promozione era già andata in scena a giugno, sempre sugli scaffali Esselunga. La denuncia su queste pagine era chiara: “Sebbene si trattasse, di fatto, di un sottocosto l’indicazione non c’era. Quasi fosse un’offerta ordinaria, e non lo era.”

Il ritorno della stessa offerta ma nel volantino “Sottocosto” di Esselunga ci dà ragione. Apprezzo davvero l’operazione trasparenza di Esselunga, così come l’investimento promozionale sull’olio italiano. Più facile e redditizio, al fine di generare visite e acquisti nei punti vendita Esselunga, fare simili operazioni sull’olio comunitario. Così almeno si vende l’olio italiano, con i consumatori che però sono ben consapevoli che 5,99 euro/litro non è il vero valore dell’olio extravergine di oliva italiano. Anzi, a questo prezzo ci rimettono tutti.

Fa piacere il ravvedimento operoso di Esselunga nella comunicazione promozionale sull’olio italiano ma mi amareggia profondamente la sconfitta cocente del sistema legislativo.

Olio Cirio a 5,99 euro/litro sottocosto? No, tutto regolare

Mi risulta che sull’operazione commerciale di giugno, quando l’olio Cirio è stato presentato a 5,99 euro/litro come un’offerta qualsiasi, siano stati eseguiti almeno una decina di ispezioni, accertamenti e analisi sul prodotto, sulla provenienza, sui contratti e documenti commerciali in Coricelli e Esselunga.

Tutto regolare sia sull’olio extravergine di oliva, con i parametri chimici e organolettici nei limiti, sia sui documenti e la tracciabilità. Nessuna sanzione, diffida o denuncia è stata irrogata o presentata da parte delle autorità competenti e degli organismi di controllo.

Era un sottocosto non dichiarato ma era tutto regolare, ovvero era lecito e legittimo non dichiararlo tale.

Il buco legislativo è una voragine: permette quello che proibisce.

Si potrebbe tentare di metterci una pezza ma servirebbe? Siamo il Paese dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria ("fatta la legge trovato l'inganno"). Un escamotage, una scappatoia si trova sempre, rendendo di fatto inefficace la norma.

La GDO protagonista di una svolta culturale sull’olio extravergine di oliva

Una legge sul sottocosto risponde a una logica etica/morale od economica? Ad entrambe naturalmente.

Senza il giusto valore, non si riconosce dignità a chi ha permesso di metterlo sullo scaffale, non esiste apprezzamento per l’importanza economica, sociale e culturale del comparto, non c’è valorizzazione dei benefici economici, paesaggistici, funzionali, salutistici e ambientali di cui è portatore l’olio e chi lo produce.

Vi sono anche ragioni economico/sociali: se il prodotto non vale nulla, non ne scaturiscono redditi, le aziende falliscono e l’intero sistema Paese collassa, con perdita di fatturati, posti di lavoro, tasse e quindi servizi pubblici.

Le ragioni etiche e morali sono la causa mentre quelle economico-sociali sono l’effetto.

Serve allora una legge oppure, come accade per il “Codice di autoregolamentazione Tv e minori”, è più utile un accordo tra i soggetti economici, sotto la vigilanza dello Stato?

Per limitare e regolamentare il sottocosto, serve l’ennesima legge restrittiva, con annessa burocrazia, oppure occorre che lo Stato chiami la GDO chiedendo di farsi promotrice di un codice di autoregolamentazione sul sottocosto a scaffale?

Il “Codice di autoregolamentazione Tv e minori” ha dimostrato di funzionare piuttosto bene perché, sul tema, ha eliminato la competizione, facendo diventare ciascun operatore controllato/controllore. Non solo, essendo un codice di autoregolamentazione, i soggetti sono (paradossalmente, mi rendo conto) maggiormente obbligati a rispettarlo perché l’hanno scritto e sottoscritto loro stessi e non subito, come può avvenire per una legge.

Se si vuole combattere davvero la degenerazione delle offerte volantino occorre che la GDO sia protagonista della svolta culturale e non la subisca. Altrimenti un Azzeccagarbugli si trova sempre.

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