Editoriali

Bioliva-Borges: il connubio che distrugge il valore dell’olio di oliva

Bioliva-Borges: il connubio che distrugge il valore dell’olio di oliva

Un crack da 180 milioni di euro, la fuga di Adel Ben Romdhane in Spagna, il crollo del mercato oleario in Tunisia e Spagna, fame e disperazione. Uno scenario destinato a ripetersi quest’anno, coinvolgendo anche l’Italia. Non ci sto!

02 ottobre 2025 | 10:00 | Alberto Grimelli

Gentile Dr. David Prats Palomo,

immagino che, come CEO di Borges, sia perfettamente informato del crack da 180 milioni di euro di Bioliva, società di proprietà del tunisino Adel Ben Romdhane, con cui Borges Agricultural & Industrial Edible Oils è in affari da oltre 15 anni.

Ritengo sia il peggiore scandalo finanziario, in ambito olivicolo oleario, dai tempi dei Fratelli Salazar e di SOS Cuetara (ora Deoleo).

Dalla fuga di Adel Ben Romdhane, prima in Francia e poi a Barcellona, ho iniziato a raccogliere informazioni, documenti e testimonianze. Bioliva ha emesso assegni postdatati e scoperti per milioni di euro a olivicoltori e frantoiani. Ho ascoltato personalmente alcune delle loro testimonianze disperate. Vada in Tunisia, li guardi negli occhi, raccolga le loro lacrime per non poter dare da mangiare ai figli. Sono sicuro non lasceranno indifferente lei, come non hanno lasciato indifferente me.

Il mercato dell’olio di oliva tunisino è crollato con la fuga di Adel Ben Romdhane. Migliaia di tonnellate di olio sono state importate in Spagna, anche da parte di Borges, a prezzi impossibili: 2,8 euro/kg e ancor meno. E’ avvenuta un’enorme speculazione che ha coinvolto migliaia di famiglie già sull’orlo del lastrico.

Queste importazioni hanno contribuito a far diminuire drasticamente anche il prezzo dell’olio di oliva in Spagna. Basta parlare con gli agricoltori di oliveti tradizionali iberici per sapere che hanno perso molto denaro. La invito a parlare anche con queste persone. Raccoglierà testimonianze forse meno drammatiche ma non meno accorate.

Inchieste e procedimenti giudiziari si sono aperti, o si stanno per aprire, in Tunisia e in Italia. I beni di Bioliva e Adel Ben Romdhane in Tunisia sarebbero sotto sequestro. Emergerà una verità giudiziaria, ma esiste anche il commento giornalistico, basato su fatti e carte.

Credo che Borges abbia tutti i mezzi, certamente superiori a quelli di un modesto giornalista, per far emergere la verità, ben prima che si esprima la magistratura.

So che Borges si è anche dotata nel 2011 di un rigoroso Codice Etico e ho letto con attenzione quanto lei ha scritto in premessa: “La nostra reputazione e il nostro successo dipendono dal fatto che tutti continuino a comportarsi in modo onesto, integro, retto e trasparente.”

Ebbene, ho ragione di ritenere che Borges continui a fare affari con Adel Ben Romdhane, in contrasto, temo, con il Codice Etico della sua azienda.

Temo anche che le conseguenze saranno le stesse dello scorso anno per l’olivicoltura tunisina e spagnola: fame e disperazione. Magari coinvolgendo anche il settore olivicolo-oleario italiano. Non voglio vedere le lacrime di famiglie pugliesi, calabresi, siciliane…

Seguo le regole, comprese quelle della sua azienda. Ecco perché ho inoltrato la presente lettera aperta e l’articolo a mia firma pubblicato su ItaliaOggi del 1 ottobre 2025 all’Organismo di Prevenzione Penale di Borges, con l’auspicio che facciano piena chiarezza sui fatti.

Sappia però che non lascerò cadere la vicenda nell’oblio, continuerò a seguirne gli strascichi giudiziari e oltre, almeno finché i debiti non verranno ripagati e non sarà riportata un minimo di etica nel comparto, stavolta secondo il mio codice etico.

Cordiali saluti

Alberto Grimelli

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