Editoriali

Olio nuovo, il grande assente dal panorama gastronomico italiano d'autunno

Olio nuovo, il grande assente dal panorama gastronomico italiano d'autunno

La campagna olearia, quando va bene, relagata a fatto di costume e non come parte dell’economia agroalimentare italiana. Se i media non si occupano troppo del settore è anche perché sono i produttori per primi a non pubblicizzare troppo l'olio nuovo

03 novembre 2023 | Giosetta Ciuffa

La campagna olearia in corso, caratterizzata dalla preoccupazione di produttori e associazioni di categoria, si sta distinguendo anche per la poca copertura da parte dei media nonché pubblicità da parte delle aziende agricole relativamente all’olio nuovo. In genere, in questo periodo dell’anno c’è sempre un interesse giornalistico verso la nuova produzione, un argomento di cui ogni editore e/o redazione è ben felice di parlare: servizio di facile preparazione, con immagini anche di repertorio e opinioni dei protagonisti del settore. Al di là del mero lavoro redazionale, è sempre bello mostrare l’eccellenza italiana, la visione eroica dei produttori che pur tra mille difficoltà proseguono l’attività, le tonalità smeraldine dell’olio appena franto.

Olio nuovo, non se ne parla: è il grande assente dal panorama gastronomico italiano d'autunno

Come mai quest’anno non si parla quasi per nulla dell’olio nuovo? Certamente c’è stata copertura giornalistica, ma non come negli anni passati. Escludendo ovviamente la prevalenza di questioni di politica interna e internazionale ben più serie, l’elemento che non si può certo ignorare è l’aumento dei prezzi che si è verificato nei mesi scorsi, oltre alla consapevolezza che l’olio extra vergine non sarebbe bastato – e non basterà – per tutti, complici mosca, siccità estiva e piogge mal distribuite. Dopo settimane trascorse ad analizzare clima, meteo e trend economico, è parso chiaro che le quantità sono inferiori agli anni precedenti, con il conseguente probabile innalzamento della domanda e quindi dei prezzi e con i consumatori che troveranno il prodotto a prezzo più elevato oppure non lo troveranno affatto e saranno dirottati sull’olio di semi; trattazione questa che le testate giornalistiche sono più propense a confezionare, oltre a tematiche più leggere come saper riconoscere un olio buono e di qualità o le molteplici proprietà dell’olio evo. Eppure anche questo tipo di servizio non sembra popolare tg regionali, programmi tv generalisti, trasmissioni radiofoniche e articoli vari. Sarà mica che l’interesse per uno dei prodotti migliori della dieta mediterranea sta scemando, soppiantato da altri più originali (ma meno salutari) che trovano più accoglienza nel limitato spazio mediatico dedicato a questi argomenti? O si aspetta forse per parlarne che ci siano novità politiche rilevanti per il settore?

Anche, essendo la campagna olearia in fin dei conti un tema stagionale, sta vivendo un calo nel trend ed è pertanto trattato solo come argomento di costume e non come parte dell’economia agroalimentare italiana. Anche se fosse, è comunque un aggancio con il quale si introduce il pubblico pian piano al Natale, stagione degli acquisti per eccellenza, grazie a una lettura non solo economica sui numeri della campagna olearia ma anche food o lifestyle: i sapori dell’autunno, il foliage, la piacevolezza dello stringersi intorno al fuoco (se non fosse che anziché davanti a un camino fino a poco fa c’era ancora chi faceva i falò in spiaggia).

Se i media non si occupano troppo del settore è anche perché sono i produttori per primi a non pubblicizzare troppo il nuovo raccolto, a parte qualche post sui social media, anche se va detto che la maggior parte di loro, pur avendo franto, ancora non ha iniziato l’imbottigliamento. Non particolarmente vivaci, o persino assenti, anche le giornate di inizio campagna olearia o di assaggio del primo olio, occasione per promuovere il prodotto. Discorso a parte invece per quelle aziende che contano sull’olio novello come booster alle vendite: nonostante sia una categoria inesistente a livello merceologico, piace ai consumatori che, abituati alla terminologia del vino, la trovano più comprensibile. Si è quindi creata un’offerta che va a solleticare il desiderio di accaparrarsi per primi la bottiglia di novello, con quelle caratteristiche normalmente da evitare ma che per un olio appena franto sono tollerate, come la mancata filtrazione e la bottiglia trasparente utile a evidenziare il verde acceso che solo in questo periodo non desta sospetti.

Comprensibile però che i produttori non siano così propensi in questo momento a rilasciare dichiarazioni: la stagione è quello che è, piena di punti di domanda. E non potendo loro certo contare su uffici stampa e investimenti sui media, a dominare le pagine dei giornali e il prime time alla fine è chi se lo può permettere. In questo senso sono fondamentali le associazioni di categoria. Però bisogna stare attenti: se non si sceglie un portavoce adeguato, si rischia di finire come il cameriere Antonio della canzone "La ballata della moda" di Luigi Tenco.

Ballata della moda - Luigi Tenco

Era l'autunno e il cameriere Antonio
Servendo a un tavolo di grandi industriali
Sentì decidere che per l'estate prossima
Sarebbe andata di moda l'acqua blu
Loro dicevano che bastava fare
Una campagna di pubblicità
Mettere in ogni bar un po' di bottigliette
Ed il successo non poteva mancare
Antonio tra sé rideva
Ahahah ahahah
Diceva: "Me ne infischio della moda
Io bevo solo quello che mi va"
Venne l'inverno e Antonio vide al cinema
Cortometraggi con bottiglie d'acqua blu
Fotografie sui muri e sui giornali
Di belle donne che invitavano a provarla
In primavera già qualcuno la beveva
E pure lui un giorno a casa d'un amico
Dovette berla perché quello imbarazzato
Gli disse "Scusa ma non m'è rimasto altro"
Antonio però rideva
Ahahah ahahah
Diceva: "Me ne infischio della moda
Ma in mancanza d'altro bevo quel che c'è"
Venne l'estate ed in villeggiatura
Antonio aveva sete e non sapeva cosa bere
In ogni bar dove chiedeva un dissetante
Manco a farlo apposta gli servivano acqua blu
Le prime volte lui si era opposto
Ma poi pensò: "Ma chi me lo fa fare?"
E da quel giorno a poco a poco si abituò
Un mese dopo non beveva altro
Antonio però rideva
Ahahah ahahah
Diceva: "Me ne infischio della moda
Ma bevo questa bibita perché mi va"
Ora è l'autunno, Antonio è all'ospedale
Intossicato perché beveva troppo
E per servire quel tavolo importante
S'è fatto sostituire dall'amico Pasquale
Stan decidendo per la prossima moda
Un pantalone a strisce gialle e nere
Basterà fare una gran pubblicità
Farlo indossare da qualche grande attore
Pasquale tra sé sorride
Ahahah ahahah
E dice: "Me ne infischio della moda
Io porto solo quello che mi va"
Ma io vedo già Pasquale
Ahahah ahahah
Chissà come starà male
Coi pantaloni a strisce gialle e nere

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