Editoriali
Caro Ministro Lollobrigida, non vogliamo solo sovranità ma anche verità
Il nocciolo della questione non è giungere ad un mercato agroalimentare autarchico con la difesa ad oltranza del prodotto nazionale contro le importazioni, ma di restituire la sovranità dello Stato nel settore agroalimentare costruendo valide alternative agli stessi prodotti provenienti da altri paesi
04 novembre 2022 | Giampaolo Sodano, Mario Pacelli
L'annunciato mutamento di denominazione del Ministero dell'Agricoltura che diverrà quello dell'Agricoltura e “della sovranità alimentare” sta determinando alcuni equivoci che forse è opportuno dissipare.
Cosa significa “sovranità alimentare” è, almeno stando al significato letterale delle parole, potere di determinazione di ciascuno Stato a proposito della struttura produttiva e del mercato dei prodotti destinati all'alimentazione: se solo dell'uomo o anche degli animali è controvertibile. Non dissimile, a ben guardare, è la definizione tratta dalle dichiarazioni adottate nel 2007 al “Forum della sovranità alimentare” svoltasi nel Mali in cui si parla del “diritto dei popoli ad un cibo sano, prodotto con metodi ecologicamente corretti e sostenibili e il loro diritto a definire i propri sistemi alimentari e agricoli”: la polemica del Forum riguardò soprattutto le grandi multinazionali dell'alimentazione che condizionavano (e condizionano tutt'ora) le politiche agricole ed alimentari.
Cose di paesi di altri continenti o riguardanti anche l'Europa? Se si legge il volume “Marcora a Washington” di Emanuele Bernardi, compilato utilizzando documenti statunitensi recentemente desecretati, ci si rende conto che il discorso riguarda anche i paesi europei e l'Italia prima tra tutti. Risulta infatti da quei documenti che Marcora, ministro dell'Agricoltura dal 1974 al 1980, democristiano, profondo conoscitore dei problemi dell'Agricoltura italiana, era lui stesso un importante produttore agricolo che, recatosi nella capitale statunitense per incontri relativi alle nostre esportazioni, si trovò a combattere una dura battaglia per smussare l'ostilità statunitense alla PAC, Politica Agricola Comune dell'Unione Europea, in particolare a proposito dei prodotti ortofrutticoli, per il timore che quella politica costituisse una remora alla esportazioni agricoli statunitensi. Da sessanta anni a questa parte poco o niente è mutato: il mercato agroalimentare mondiale è dominato da alcune grandi società che governano il settore sul piano mondiale, a prescindere da Stati e governi: l'esempio più comune è quello del mercato mondiale del grano, che non è molto diverso da quello delle banane, per fare un altro esempio, o da quello del riso anche se in quest'ultimo caso gli attori sono cinesi. E’ stata necessaria un'apposita legge per tutelare il riso italiano e non diversamente è accaduto per il concentrato di pomodoro.
Il nocciolo della questione non è però giungere ad un mercato agroalimentare autarchico con la difesa ad oltranza del prodotto nazionale contro le importazioni, ma di restituire la sovranità dello Stato nel settore agroalimentare costruendo valide alternative agli stessi prodotti provenienti da altri paesi. Per esempio, per quanto riguarda specificamente il mercato oleario, è storia di qualche anno fa l'intervento dello Stato nel capitale sociale di una società in dissesto per gravi errori di gestione, divenuta successivamente proprietà di un fondo di investimento cinese: quanto sia costato al contribuente italiano una simile operazione resta un mistero.
Il COI (Consiglio Oleicolo Internazionale), di cui fa parte anche l'Italia è ormai di fatto gestito da Paesi che importano olio in Italia anche profittando di regole adottate in assenza o quasi del nostro Paese dal dibattito in seno al Comitato. Gli investimenti nella olivicoltura, come più In generale in agricoltura, sono scarsi privi o quasi di sostegni statali, nessun finanziamento per una industria di trasformazione olearia moderna che consenta un diffuso ricorso alla meccanizzazione con positivi riscontri sui costi di produzione, nessun intervento in sede comunitaria per correggere direttive che consentono l'utilizzazione di prestigiosi marchi oleari italiani per la messa in commercio di olio di importazione, nessun riscontro a livello nazionale della legge regionale della Puglia n.9 del 2014 per la qualificazione dei Mastri Oleari cioè dei responsabili dei frantoi Oleari.
Quanto accade per il settore oleario è solo un esempio. Tanti altri se ne potrebbero fare riguardanti altri settori merceologici: la contraffazione dei prodotti alimentari italiani più famosi continua così come la importazione delle “mozzarelle blu” che non diventano più tali per la maggiore oculatezza dei produttori stranieri.
A onor del vero le disfunzioni, le lacune, le contraddizioni del mercato agroalimentare italiano hanno radici lontane che affondano nei primi anni del dopoguerra quando fu scelta la strada della industrializzazione del Paese a scapito dell'agricoltura. Alcide De Gasperi definiva la Democrazia Cristiana, il partito egemone nel paese, come quello che dalle campagne va verso le città. In quella definizione era compresa tutta la linea politica governativa: l'agricoltura era e doveva restare un fondo democristiano.
Un contributo fondamentale in questo senso venne dalla organizzazione dei coltivatori diretti fondata da Paolo Bonomi nel 1944 e che ben presto, con la falange dei parlamentari democristiani che ad essa facevano riferimento, fu il vero governo del sistema agroalimentare guardando agli interessi del partito di riferimento. La situazione perdurò sostanzialmente immutata fino alla fine degli anni novanta del secolo scorso, quando la Coldiretti fu travolta dal crack finanziario Sì parlo di 1000 miliardi di deficit della federazione dei consorzi agrari (Federconsorzi) da cui, stando a quanto scritto nella relazione della commissione parlamentare d'inchiesta su quei fatti (Camera dei Deputati, XIII legislatura, doc.13, n.61, pag.255), "attingevano da sempre, come da un miracoloso pozzo inesauribile, risorse miliardarie sia la Coldiretti che la Confagricoltura". Nel 1963, in un rapporto di Manlio Rossi Doria alla commissione parlamentare d’inchiesta sui limiti alla concorrenza si parla di mille miliardi di lire incassati dalla Federconsorzi dai poteri pubblici per l’attività svolta per loro conto nel mercato del grano senza alcun controllo pubblico: in successive dichiarazioni alla Camera dei Deputati Mariano Rumor, Ministro dell’agricoltura, dichiarò che si trattava non di mille ma di soli 850…
Onorevole ministro, sta a lei cercare nuove strade abbandonando quelle dissestate del passato e del presente e guadagnarsi con i fatti la fiducia di chi ancora crede in un agricoltura ed in una filiera agroalimentare competitiva, trasparente, tecnologicamente avanzata: non sarà facile!
Potrebbero interessarti
Editoriali
La mancetta del governo italiano all’olivicoltura e all’olio di oliva: nessuno stato di crisi
I 40 milioni di euro di cambiali agrarie per i frantoi sono una mancetta, fumo negli occhi per un comparto che si appresta a vivere una delle campagne olearie più drammatiche della storia recente. Ma il governo italiano fa lo struzzo: niente stato di crisi, l’Italia fa meglio dei competitor
28 settembre 2026 | 14:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
La grande truffa dell'olio d'oliva nei ristoranti: sei sicuro di non essere complice?
Meglio un olio di oliva che un extravergine di dubbia qualità e provenienza. Un extravergine commerciale non si avvicina minimamente a quello che dovrebbe essere. Si viene presi in giro due volte e, come se non bastasse, si offre un pessimo prodotto ai clienti
18 settembre 2026 | 12:00 | Piero Palanti
Editoriali
Da agricoltori a imprenditori agricoli, ecco quanto davvero ci abbiamo rimesso
Non siamo padroni del mercato, ma nemmeno garzoni: siamo visti solo come macchine da produzione, costretti a produrre a qualsiasi costo, mentre a noi resta soltanto un continuo, estenuante pagare le spese
16 settembre 2026 | 08:30 | Luana Guzzetti
Editoriali
Olio extravergine di oliva a 3,99 euro al litro: Monini è uguale a Coricelli, uno vale uno
Alta qualità? Ma non scherziamo! Nelle bottiglie a 3,99 euro al litro c’è tecnicamente lo stesso olio extravergine di oliva. I marchi dell’olio non esistono più, solo solo bancomat per i volantini della Grande Distribuzione
14 settembre 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Abbattimento e sradicamento degli olivi come strategia di guerra
Nei territori palestinesi, la distruzione degli olivi è estesa e sistematica, associata anche alla costruzione della barriera di separazione israeliana in Cisgiordania e all’espansione degli insediamenti. Durante la raccolta, i contadini sono esposti al rischio di colpi d’avvertimento e di attacchi
09 settembre 2026 | 15:00 | Giosetta Ciuffa
Editoriali
Dal crack Bioliva può nascere un colosso tunisino dell’olio d'oliva controllato dallo Stato
Il tribunale di Ben Arous ha affidato al commissario giudiziale la gestione totale delle società riconducibili ad Adel Ben Romdhane. Il dissesto di Bioliva e della Borges Organic Olive Oil Company potrebbe trasformarsi nella nascita di un nuovo grande operatore internazionale dell’olio di oliva
03 settembre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati