Editoriali
Xylella fastidiosa non fa miracoli: distrugge e basta!
La Puglia olivicola non è un set cinematografico e la Xylella non è un antagonista da fiction, ma un patogeno che ha fatto strage vera. Basta a ricostruzioni fantasiose non basate sulla verità scientifica
24 maggio 2025 | 15:00 | Elio Menta
C’è chi, in questi giorni, ha rispolverato con malcelata euforia l’idea che nel Salento gli ulivi “si stano rinati”, che “la natura si stia curando da sola”, che “forse la Xylella non è così grave”. C’è perfino chi parla, con una leggerezza che rasenta il disprezzo per l’intelligenza altrui, di “miracoli” e “resurrezioni”. Ecco, fermiamoci subito. Perché il Salento non è un set cinematografico e la Xylella non è un antagonista da fiction, ma un patogeno che ha fatto strage vera.
Dieci milioni di ulivi sono morti! Dieci milioni. Non per metafora ma sul campo. Basta andare in Salento. I servizi giornalistici di questi giorni sono volutamente fuorvianti e non raccontano la verità reale ma come spesso siamo abituati parlano alla pancia di chi è convinto che l’olivo sia immortale e che non può essere distrutto da un batterio invisibile. Con qualche pianta apparentemente e ribadiamo “apparentemente “rifiorita” si ravviva un paesaggio, un comparto industriale, non si riattivano i, non si torna a produrre l’oro verde del Salento. Nessuno pensi che qualche ramo verde basti a sfamare i mercati o a salvare i produttori e l’identità olivicola-olearia di un territorio.
Non esiste nessuna “ripresa” reale e documentata, intesa come un numero significativo di piante produttive in grado di riportare ai dati storici delle produzioni salentine né di soddisfare la filiera olivicola-olearia di questo importante e storico areale produttivo. Ad oggi, gli unici dati ufficiali disponibili sono quelli forniti dalla Regione Puglia. E dicono una cosa chiara: la Xylella ha devastato e sta continuando a devastare il territorio. Punto.
Non esistono dati scientifici che dimostrino una ripresa degna di nota, né tantomeno studi scientifici seri che certifichino una supposta “migliore qualità” degli oli ottenuti da ulivi colpiti dal batterio. Su questo, permetteteci di essere netti: questa è una bufala. Una mistificazione. Un insulto all’intelligenza e alla scienza.
Tutti i produttori, tutti i frantoiani, sanno bene che la qualità degli oli extravergini dipende da fattori precisi e concreti: la cultivar, la gestione agronomica, la tempestività della raccolta, le tecniche di frangitura e di estrazione. Pensare che un batterio devastante possa “migliorare” l’olio è una fantasia al limite del grottesco, e rappresenta una scorciatoia pericolosa verso la distruzione di 30 anni di studi sulla qualità dell’olio italiano e sulla patologia vegetale.
Siamo entrati nella fase due del disastro: non più solo la distruzione materiale, ma ora anche quella culturale, scientifica, produttiva. È la strada giusta per completare il lavoro iniziato dal patogeno, ma questa volta con la complicità di chi, in cerca di scoop o visibilità, sfida i fatti, ignora i dati, e cavalca l’irresponsabilità.
Come FOA Italia – Frantoi Oleari Associati, sappiamo da che parte stare. Stiamo dalla parte dei frantoiani, che da anni combattono per tenere in vita un comparto strategico del Made in Italy. Stiamo dalla parte degli olivicoltori e dei frantoiani, di chi ha perso non solo un raccolto, ma un’identità e un futuro. Stiamo dalla parte di Giovanni Melcarne, voce autorevole e coraggiosa del Salento olivicolo-oleario, che ha saputo denunciare l’emergenza quando altri tacevano. Stiamo dalla parte della scienza, non dei titoli ad effetto.
Esprimiamo la nostra piena solidarietà all’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, oggetto in queste ore di attacchi ingiusti e strumentali. E ribadiamo il nostro sostegno alla comunità scientifica, in particolare ai ricercatori del CNR di Bari, il cui impegno è stato decisivo per ritornare a immaginare una traiettoria di futuro per le aziende olivicole olearie in Salento, in Puglia in Italia!
In conclusione, no, non stiamo assistendo al fenomeno trascendentale di una resurrezione. È un dramma reale e concreto. E va trattato con la serietà che merita. La comunicazione ha il dovere di informare, non di illudere. Di rispettare, non di distorcere. E soprattutto, di non essere complice – consapevole o meno – di chi, in nome dell’audience, calpesta la verità e i lutti agricoli di un intero territorio.
La Xylella è un patogeno. Ma la disinformazione è il suo alleato più pericoloso.
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