Editoriali

Cambiamenti climatici ed incendi negli oliveti: è tempo di scelte

Cambiamenti climatici ed incendi negli oliveti: è tempo di scelte

Occorre cambiare prospettiva e abituarci all'idea che calura, siccità, incendi, sono un problema prima nostro che altrui

22 luglio 2022 | Giosetta Ciuffa

Piogge assenti e temperature ancora in rialzo nei prossimi giorni.

Cambiamento climatico o no, generato dall'uomo o meno, è il ritornello che siamo ormai abituati a sentire: a corredo, foto di fiumi dal letto ormai quasi asciutto, terra brulla e raccolti persi.

Inoltre, questa arsura facilita l'innesco di incendi, purtroppo spesso colposi o dolosi: piaga questa che, insieme alla siccità, si sta abbattendo sull'Italia ormai da tempo, e non solo nei mesi estivi.

Bastano vegetazione secca (un combustibile naturale), aria calda (il calore scatena l'incendio e l'ossigeno alimenta il fuoco) e un po' di vento a diffondere rapidamente il focolaio, magari in un campo poco o nulla curato dove le fiamme riescono a correre velocemente. E sembra che per lunghe settimane ancora non pioverà.

Non sarà allora il caso di darsi un po' da fare, iniziando noi stessi per primi a cambiare prospettiva e abituarci all'idea che calura, siccità, incendi, sono un problema prima nostro che altrui? Meglio tardi che mai per attivare accorgimenti mirati da parte del privato, che se intraprendesse comportamenti più virtuosi condurrebbe anche la politica a ragionare in termini meno Nimby, e provvedimenti, ormai urgenti, più tangibili da parte della classe dirigente e del Governo, che già si è messo all'opera, anche se in emergenza, quando alcune situazioni si sarebbero potute arginare o quantomeno vi si poteva arrivare più preparati.

E gli agricoltori, a parte essere custodi razionali dei propri terreni -e quindi del bene comune, perché un terreno non soggetto ad incuria è anche un terreno che apporta benefici alla collettività- possono cominciare a ragionare, se già non lo fanno, in termini di adattamento climatico.

Non ci si può più permettere di avere colture esigenti dal punto di vista idrico.

Gli olivicoltori in questo sono favoriti: gli olivi resistono bene alle alte temperature e alla mancanza di acqua. Certamente ne gradirebbero, ma anche qualora non venisse fornita è una pianta in grado di ripagare con i suoi frutti un'irrigazione assente... ovviamente attuando buone pratiche agronomiche. Assorbendo poi più anidride carbonica di quanta ne venga emessa durante il processo di produzione dell'olio d'oliva, è una coltura che contribuisce alla lotta al riscaldamento globale.

È inoltre una pianta che si autorigenera: dopo esser stata colpita dal fuoco, se non irrimediabilmente compromessa troverà il modo di ripartire.

Certo è che comunque qualcosa bisogna fare, tutti, per non "perdere terreno" sui mercati a causa dei raccolti persi o ottenuti a caro prezzo.

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Marino Mari

23 luglio 2022 ore 08:51

Mettiamoci bene in testa che l'incendio per autocombustione non esiste. C'è sempre l'imbecille che accende un fuoco che poi non riesce a controllare, o l'incosciente che lavorando con il trincia provoca una scintilla.