Editoriali

I traditori dell'olio extra vergine di oliva italiano

Mentre in Italia ci si divide tra bandiere gialle e arancioni, ben altri giochi si compiono alle spalle degli inconsapevoli olivicoltori italiani. Forse, se ci troviamo isolati e fuori dai giochi internazionali sull'olio di oliva, assenti dai tavoli che contano, non è colpa di una congiunzione astrale ma di qualcuno che ha un nome e cognome

01 marzo 2019 | Alberto Grimelli

Mi sono sbagliato, lo devo ammettere.

Qualche giorno fa ho scritto che vi erano italiani pronti a salire sul carro dei vincitori: l'asse Spagna-Tunisia dell'olio di oliva.

In realtà c'è già chi vi è salito con tutti e due i piedi, magari per ottenere uno strapuntino a Bruxelles o qualche altra prebenda in terra iberica.

C'è chi da tempo ormai rema contro l'interesse nazionale, pensando di coprirsi dietro l'inadeguatezza della politica e gli onnipresenti scontri nella filiera olivicolo-olearia.

Forse, se ci troviamo isolati e fuori dai giochi internazionali sull'olio di oliva, assenti dai tavoli che contano, non è colpa di una congiunzione astrale ma di qualcuno che ha un nome e cognome.

La Tunisia guida il Consiglio oleicolo internazionale da ormai quattro anni e ha sempre guardato con amicizia e simpatia all'Italia, anche nei momenti di maggior conflittualità politica, con le polemiche sulle importazioni a dazio zero di olio tunisino nell'Unione europea. Un putiferio mediatico che, nei fatti, non ha prodotto alcun risultato visto il boom di importazioni di olio tunisino verso l'Italia e l'Europa.

La Spagna invece continua a subire l'Italia olivicola e le sue iniziative volte a elevare la qualità dell'olio, a difesa del panel test e, più in generale, a sostenere una leadership culturale nel mondo olivicolo-oleario.

Chi comanda a Bruxelles è la Spagna che ha, da diciassette anni ininterrotti, il capo unità o il vice capo unità dell'olio d'oliva e delle materie grasse.

Di fronte all'insipienza e all'immobilismo del nostro Ministero delle politiche agricole, la Spagna ha fatto la propria mossa, proponendo a Bruxelles, la riconferma del ticket Ghedira-Lillo alla guida del Consiglio oleicolo per i prossimi quattro anni.

Una mossa che sarebbe pure riuscita, se non fosse intervenuto il nostro Ministero degli esteri che ha ricordato il patto politico europeo che vuole un italiano alla guida del Coi, scaduto il mandato di Ghedira.

La mossa italiana ha provocato uno stallo diplomatico e l'irritazione di Ghedira e Lillo nei confronti dell'Italia, da cui anche l'irrigidimento del Consiglio oleicolo internazionale nei confronti di ogni proposta e iniziativa nazionale, manifestatesi più volte nel corso delle ultime settimane.

Se a Madrid e Bruxelles abbiamo le porte sbarrate, non è così sul fronte arabo che mantiene canali di comunicazione aperti e tende una mano all'Italia, ben sapendo che qualsiasi guerra potenzialmente è dannosa per gli affari. Non può essere un caso che, recentemente, alcuni fondi arabi hanno chiesto all'Italia di supportare, con know how e tecnologia, investimenti olivicoli in Tunisia.

Il quadro è molto più complesso di quanto si creda. Occorre riflessione, attenzione e coesione. Solo che, in Italia, non tutti giocano nella stessa squadra.

L'individualismo fa parte del carattere italiano, così pure le divisioni in guelfi e ghibellini, le polemiche e gli onnipresenti diverbi.

Ognuno per sé, Dio per tutti, è il vero motto nazionale.

Vi deve però essere un limite all'interesse personale o a quello politico-associazionistico.

Cercare di ottenere un vantaggio è umano ma vi deve essere un limite, oltrepassato il quale si diventa traditori, traditori dell'olio extra vergine di oliva nazionale.

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