Editoriali
Serve più democrazia nei Consorzi di tutela del vino italiano
La legislazione spesso non tiene conto delle esigenze dei vignaioli e quindi delle aziende di piccole e medie dimensioni, come ci racconta Matilde Poggi, presidente della Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti. Dieci anni passati a battersi per il bene del settore. Eccone un bilancio
30 marzo 2018 | Matilde Poggi
La FIVI nel 2018 festeggia i suoi 10 anni di attività. Siamo infatti nati nel 2008 quando la FWS, Associazione dei Vignaioli Indipendenti dell'Alto Adige viene contattata dalla CEVI (Confederazione Europea Vignaioli indipendenti) per creare anche in Italia un gruppo che difenda e tuteli gli interessi dei Vignaioli Indipendenti. Da quel momento è partito un processo veloce di istituzionalizzazione della FIVI che è culminato con la prima assemblea Costituente del 17 luglio, tenutasi nei locali della Reggia di Colorno (PR).
Da sempre la FIVI ha come missione difendere gli interessi dei propri aderenti in ambito morale, tecnico, sociale economico e amministrativo. Per questo partecipa alle politiche di sviluppo viticolo a scala locale, nazionale ed europeo e propone misure economiche e norme legislative nell'interesse dei Vignaioli Indipendenti. La FIVI si batte contro la burocrazia che grava sul settore vitivinicolo, che strozza i piccoli produttori.
In questi dieci anni abbiamo portato a casa diversi successi, ma il lavoro da fare è ancora tanto. A livello europeo, come CEVI (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti) stiamo da un anno ormai portando avanti una battaglia sull’etichetta nutrizionale che la Commissione Europea vuole rendere obbligatoria. Fin dall’inizio ci siamo opposti a questa ulteriore richiesta, sostenendo che il nostro settore è fra i più regolamentati e controllati e che l’etichetta come la conosciamo oggi ha già tutto quello che serve al consumatore. Tuttavia non ci siamo voluti tirare indietro quando la Commissione ci ha chiesto un atto di autoregolamentazione. Abbiamo quindi concertato con la filiera una proposta e appoggiato l’idea di creare una etichetta on line raggiungibile tramite un link da mettere sulla bottiglia, perché per noi è l’unica soluzione percorribile.
Un altro grosso tema a cui stiamo lavorando da molto e che riproporremo al futuro Ministro è quello fondamentale del voto all’interno dei Consorzi di Tutela, oggi dominati dalle grandi aziende e dalle Cantine Sociali. La rappresentatività all’interno dei consorzi è oggi normata dal D.Lgs 61/2010, che prevede l’ammissione di viticoltori singoli o associati, di vinificatori e di imbottigliatori. Questi possono votare in misura ponderale alla quantità prodotta nella precedente campagna vendemmiale e se il consorziato svolge più di una funzione i voti si cumulano. Ciò porta alla formazioni di maggioranze non scalabili, in mano anche ad un solo soggetto. FIVI ritiene che il meccanismo vada rivisto in un’ottica di maggiore partecipazione della base produttiva.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una legislazione che spesso non tiene conto delle esigenze dei Vignaioli e quindi delle aziende di piccole e medie dimensioni.
Così come da sanare è la situazione in cui versano i vitigni minori. La FIVI chiede una deroga alla legge in vigore per mantenere le vigne di 30 anni di etaÌ anche se non conformi ai disciplinari. Il rischio è quello di perdere un patrimonio culturale e di biodiversità. La tutela dei vecchi vigneti è per i Vignaioli Indipendenti un valore culturale, un patrimonio di biodiversitaÌ e un fondamento storico per le denominazioni, indispensabile da salvaguardare. Disciplinari spesso forzati e controlli fin troppo precisi effettuati dagli Organismi di Controllo possono portare all'esclusione di interi vigneti dalle Denominazioni di Origine qualora si ravvisi la presenza di varietà non autorizzate dal disciplinare. Una perdita che va a discapito non solo del vignaiolo, ma anche del consumatore: le vigne più vecchie producono infatti vini di alta qualitaÌ.
Stiamo inoltre ragionando su alcune istanze che riguardardano la salvaguardia del patrimonio viticolo italiano.
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