Editoriali

NUMERI DI DESTRA E DI SINISTRA

18 marzo 2006 | Ernesto Vania

Niente di più freddo e oggettivo dei numeri.
Le parole imbrogliano, i discorsi annoiano e ci insospettiscono, i proclami ci irritano.
Non è così per le cifre. Non trasmettono emozioni m una sensazione di affidabilità e obiettività.
La campagna elettorale, che ci avvolge e ci opprime da mesi, ha modificato questa nostra percezione, in maniera radicale.
Siamo stati intontiti da una quantità di numeri, tanto che soltanto raramente ne abbiamo potuto cogliere portata e significato. Non è solo questione di vistose, abnormi differenze nell’analisi e nell’interpretazione degli studi economici e delle statistiche ma soprattutto siamo stati costretti a prendere atto che esiste un disaccordo totale e drastico proprio sulle cifre.
Centinaia di migliaia di posti di lavoro spariscono e ricompaiono, quasi miracolosamente, a seconda della convenienza di parte. Enti prestigiosi (Istat, Eurostat, Banca d’Italia, Censis…) vengono tirati per la giacchetta in funzione degli interessi di schieramento o di partito. Tabelle o sequenze di dati vengono scomposti e ricomposti a seconda della conclusione a cui si vuole giungere e a cui si vuol far giungere.
Si gioca con le cifre, come se si trattasse di parole. Come per le parole abbiamo e stiamo imparando a diffidarne.
Le parole mentono, i numeri mentono.
La politica ci ha tolto molto, ma non tutto.
Ci resta la logica.
Se alcune promesse, se alcune proposte ci appaiono illogiche è perché probabilmente sono prive di solidi fondamenti. Seguire i dibattiti e i confronti affidandosi alla logica è certamente faticoso, un’attività improba, ma è probabilmente l’unico modo sensato per compiere una scelta consapevole il 9 e 10 aprile.