Editoriali
Il risveglio della natura segna un “passaggio”
18 aprile 2014 | Francesco Presti
La Pasqua è una delle più importanti feste cristiane, oggi è celebrazione religiosa per molti e occasione di ritrovo familiare per molti altri. Eppure in passato questa festa, questo “passaggio” (significato delle parole pascha dal latino e Pesah dall'ebraico) trae origini dall’arrivo della primavera e dal risveglio della natura.
L’uomo ha vissuto per millenni in società più o meno complesse ma sempre caratterizzate da una forte componente agricola, i simboli oggi usati per celebrare la ricorrenza, entrati nella tradizione in epoche e per motivi diversi, provengono tutti dal mondo agricolo: le uova, il pane, l’olivo, l’agnello, il coniglio, la colomba. Originariamente in epoca pagana i frutti della terra venivano offerti in omaggio agli Dei per la fine dell’’inverno e l’arrivo della buona stagione, le religioni hanno poi fatto propri questi simboli associandoli ai rituali religiosi arrivati fino ai nostri giorni.
L’olivo in particolare compare più volte nelle sacre scritture: è la pianta che porta la colomba a Noè dopo il diluvio, rappresenta lo Spirito Santo nei rituali, è nel giardino dei Getsemani dove Gesù si recò per pregare la notte in cui fu arrestato; in relazione alla Pasqua la folla che osannava Gesù al suo ingresso a Gerusalemme portava in mano ramoscelli di olivo come segno di riconoscenza. Questo momento viene ricordato con la domenica delle Palme che cade la settimana prima di Pasqua ed è grazie a questo episodio biblico che oggi l’olivo continua ad essere presente nella celebrazione della Pasqua.
La data del giorno di Pasqua è “ancorata” ad uno dei fenomeni astronomici da sempre osservato dall’uomo e legato alla tradizione agricola: la luna. Per calcolare il giorno si deve infatti trovare la prima domenica dopo la luna piena successiva all’equinozio di primavera. La Pasqua per i cattolici può cadere ogni anno entro il periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile.â¨
La festività che affonda le sue origini in un passato remoto legato al mondo agreste, oltre all’interesse religioso, è oggi uno strumento per osservare la società, l’ennesimo indicatore dei consumi. Quante uova compriamo, quanti agnelli, quanto vino, quanti viaggi, a casa o al ristorante; tutti numeri che fotografano una società in crisi che non vuole comunque rinunciare alla celebrazione gastronomica della ricorrenza. La grande macchina dei consumi ha anche implicazioni meno citate: quanto cibo sprecato, quanto inquinamento prodotto, quanta CO2 emessa.
Oggi, sicuramente più che nel passato, ognuno è libero di celebrare la Pasqua nel modo più opportuno che ritiene, ma che si mangi tanto o poco, a casa o in vacanza, è importante ritrovare i propri cari, gli amici, le persone con cui vogliamo passare il tempo.
La Pasqua è tradizione ma anche condivisione, relazione, tutti beni non misurabili dagli indicatori economici, beni immateriali, che non inquinano, ma rinnovabili.
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