Editoriali

Una nuova era per i frantoiani italiani

21 marzo 2014 | Piero Gonnelli

Una volta epocale nel settore oleario.

L’approvazione della proposta di legge “Norme sull’impresa olearia” del 11 marzo scorso da parte del Consiglio della Regione Puglia ha tradotto in legge ciò che è un comune sentire tra gli addetti ai lavori: nessuno può improvvisarsi esperto e millantare qualifiche che non possiede quando si tratta di produrre un bene alimentare!

Un deciso passo avanti per il settore della trasformazione olearia in termini di chiarezza e di riconosciuta professionalità.

Un passaggio da sempre ritenuto fondamentale per AIFO che da anni porta avanti la sua battaglia per dare un volto ed una precisa identità ai veri produttori di olio di oliva italiano.

Il riconoscimento della figura del mastro oleario è un atto identificativo e con un preciso valore nei confronti del frantoiano che da sempre svolge questa tipo di attività. Qualifica fino ad oggi mai disciplinata espressamente né come operatore professionale (se non pensando all’inizio del XII sec. al fiorire in molte città europee delle corporazioni delle Arti e dei Mestieri) né tanto meno nel suo ruolo di “impresa olearia” che la legge regionale riconosce espressamente essere un’attività a carattere artigianale perché è lì che viene “estratto l’olio”, nel frantoio.

Due aspetti importanti che chiariscono ed inquadrano giuridicamente il ruolo e la figura del frantoiano, fino ad oggi destinatario solo di obblighi ma non di diritti.

Il diritto a qualificarsi “frantoio” sarà, quindi, riservato giustamente solo a quelle imprese olearie che svolgono professionalmente una data attività in maniera artigianale.

Sgombrando, quindi, il campo da appropriazioni indebite, anche in etichetta.

Qualificarsi mastro oleario, infatti, richiederà l’iscrizione ad un apposito albo a valenza pubblica. E non deve essere visto come un richiamo al passato, contrario ad un principio di liberalizzazione (così sospirato in Italia), ma come un atto di chiarezza verso una maggiore distinzione di ruoli tra gli operatori.

Aspetto quest’ultimo che manca decisamente nel settore oleario dato che l’etichettatura non è in grado di supportare tale differenziazione e di comunicarla correttamente.

Chi pratica abusivamente o usa impropriamente le qualifiche professionali è da sempre considerato un pericolo per gli altri operatori e per la società, perché ostenta delle competenze e delle conoscenze che non possiede.

Questo riconoscimento, invece, inevitabilmente significherà anche una maggiore tutela della qualità dei manufatti, della tipologia di materia prima impiegata, degli strumenti di lavoro, delle tecniche di lavorazione, etc. con un evidente contrasto ai falsi oli extra vergini di oliva qualificati come provenienti direttamente dal frantoio.

Una chiarezza di ruolo che innescherà anche l’importanza di un passaggio generazionale di tali competenze, imponendo un apprendimento sul campo per capire cosa significa gestire un frantoio a monte e a valle supportando tale percorso con appositi corsi professionali.

AIFO non può, quindi, che ritenersi soddisfatta dell’avvio di tale processo normativo di chiarezza ed auspica che tale disposizione venga adottata quanto prima da tutte le altre Regioni italiane.

In questo modo sarà finalmente possibile valorizzare in maniera unitaria l’olio di oliva italiano ed i suoi operatori, anche nei confronti dei consumatori italiani e stranieri.

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