Editoriali

FACILI PROFETI

04 giugno 2005 | Ernesto Vania

Ho ancora il ricordo vivissimo delle immagini della firma della Carta costituzionale europea, lo scorso 29 ottobre. Altrettanto vividi, quasi scolpiti nella mente, i volti e le espressioni dell’intera redazione di “Teatro Naturale”. Nessun pathos, nessuna emozione nè consapevolezza di vivere un momento storico. Nulla di tutto questo. Sembrava di assistere semplicemente a uno spettacolo, un teatrino che per pubblico aveva l’intero popolo dell’Unione europea. Il rigido protocollo, gli addobbi, lo stesso storico luogo, anzichè conferire solennità, facevano apparire il tutto falso e artificiale.
Un evento virtuale, quasi quanto la stessa Costituzione europea. Nessuno l’amava veramente tra i governanti intervenuti. Tutti avevano, più o meno velatamente, espresso appunti e critiche.
Men che mai questo Trattato fondamentale e fondante dell’Unione era amato dalla gente, che lo sentiva estraneo. Nessun dibattito, solo qualche vago accenno, aveva sfiorato l’opinione pubblica nei mesi occorsi alla “Costituente” per promulgare un testo sconosciuto ai più.
Se a tutto questo aggiungiamo la crisi economica e l’effetto Euro, non ci pareva davvero così scontata la ratifica, almeno in quei Paesi che avessero scelto lo strumento del referendum.
Da queste ed altre considerazioni, la fatidica profezia: “E ora? Avanti piano, anzi pianissimo, pronti alla retromarcia. (link esterno)”.
Non vi aspettate però da noi numeri vincenti del lotto o la schedina del totocalcio. Fu una predizione che non ha nulla del divinatorio.
Gli esisti dei referendum francese e olandese, che hanno sonoramente bocciato la Costituzione, devono però aver scosso più d’un politico, almeno stando alle dichiarazioni seguenti ai risultati delle urne. “Le istituzioni comunitarie continuano a funzionare normalmente” ha affermato presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, come se il risultato francese presagisse una rivoluzione, con l’assalto ai palazzi di Bruxelles. Paura?
Occorre un passo indietro, occorre ripensare all’Europa unita.
L’escamotage per uscire da questa imbarazzante situazione esiste già, in allegato al Trattato costituzionale. Infatti se al termine di un periodo di due anni a decorrere dalla firma del trattato, i quattro quinti degli Stati (20 su 25) hanno ratificato e “uno o più Stati membri hanno incontrato difficoltà nelle procedure di ratifica”, la questione passa al Consiglio europeo.
Si tornerà dunque a parlare, dialogare, mediare.
Ci auguriamo solo su altre basi, con un cambio di rotta sostanziale non soltanto nei contenuti ma anche nei metodi.

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