Editoriali
UN ALTOLA’ AI RINCARI
18 ottobre 2003 | Carlotta Baltini Roversi
Ecco un resoconto fornitoci da Cinzia Zerbini per Coldiretti Sicilia: "Al mercato ortofrutticolo di Vittoria un chilo di pomodoro ciliegino, la cui produzione è dimezzata a causa della virosi, è stato venduto a 2,35 euro con un tetto massimo di 2,70 al chilo. In tre negozi del centro di Palermo non si trova a meno di 4 euro, con punte di 4,50. Anche la lattuga al dettaglio ha un prezzo esorbitante: 2,48 euro al chiloâ.
La situazione è preoccupante. Anche perché non si assiste ad alcuna presa di posizione di assoluta fermezza da parte sia degli organi preposti al controllo, sia, in particolare, del Governo.
"Tutto ciò dimostra ancora una volta come i âproduttori di speculazioneâ non siano gli imprenditori agricoliâ. Eâ quanto dichiara il presidente della Coldiretti siciliana Giuseppe Guastella. âSparare nel mucchio â prosegue â non serve a nessuno. Semmai bisogna lavorare insieme per individuare dove s'inceppa la filiera. Dal produttore al consumatore il prezzo aumenta anche del duecento per cento".
Le dichiarazioni di Guastella circa lâanalisi diffusa dalla Confcommercio, secondo la quale sono i costi della produzione ad aver determinato l'aumento dei prezzi generalizzato, sono perentorie, di piena disapprovazione.
Già , accade come al solito che quando si verificano delle anomalie nei mercati la colpa ricada sempre, salvo rare quanto improbabili eccezioni, su chi solitamente paga in prima persona le conseguenze di una considerevole mortificazione sui già miseri guadagni.
Eâ un poâ come la storia di Pinocchio. La ricordate? Collodi è stato magnifico nellâindividuare i limiti della giustizia umana nelle vicende dellâarcinoto burattino figlio di Geppetto.
Chi è il derubato? Pinocchio? Bene, allora condanniamolo! Eâ quanto accade anche nella realtà .
Tra i vari componenti la filiera chi è che viene danneggiato in questa ennesima corsa al rialzo dei prezzi? Lâagricoltore. Bene, allora la notizia che viene diffusa è quella più scontata e facile: sono i costi di produzione ad essere cresciuti in modo smisurato.
"E' con le prove che si lanciano le accuseâ ribatte invece Guastella. âLe fatture di acquisto possono aiutare a comprendere quanto siano aumentati i prezzi alla produzione. Si tratta di percentuali dovute alle calamità naturali, verificabili dall'osservatorio nazionale del Ministero delle politiche agricole. Semmai, invece, è la mancanza di un monitoraggio che penalizza i consumatori, sui cui ovviamente incide l'aumento dei prezziâ.
"Nonostante l'obbligo - conclude Guastella - è raro trovare l'etichetta in cui viene indicata la provenienza. Il consumatore acquista senza conoscere dove e come è stato coltivato ciò che mangia. Per ogni euro speso per prodotti alimentari, solo 22 centesimi arrivano nelle tasche degli imprenditori agricoli. Su questo bisogna confrontarsi per dare ai consumatori le soluzioni che aspettano da mesi".
Le dichiarazioni del presidente di Coldiretti Sicilia sono chiare, non equivoche. Sarebbe perciò utile una replica da parte di Confcommercio e Confesercenti. Qualora ci fossero motivi credibili per strutturare una replica, ovviamente; visto che lâevidenza dei fatti volge esclusivamente a vantaggio degli agricoltori.
Nel frattempo, mentre dallâestremo Sud del Paese si registra un disagio che appare incolmabile, una città del Nord â la grande seppur decadente Milano â tenta di opporre un freno ai rincari.
Il piano di azione del Comune e dellâUnione del Commercio lanciano lâidea della âspesa bloccataâ offrendo i beni essenziali a un costo fisso. Ma è in verità più unâiniziativa propagandistica e pasticciata che non invece una soluzione effettiva ed efficace. Comunque, resta un segnale importante.
E per concludere anche âTeatro Naturaleâ offre un segnale altrettanto significativo, con le testimonianze di chi nei campi vi lavora senza però trarne margini di guadagno adeguati.
Sono state raccolte da Coldiretti Sicilia e sono rappresentative di un malessere che non va in alcun modo sottovalutato.
Maria Geraci, imprenditrice agricola di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. Le angurie, a metà luglio, le ha vendute a 40 centesimi al chilo. Già all'inizio di agosto non è riuscita a piazzarle neanche a 10 centesimi. I meloni gialli, un'altra delle produzioni su cui ha investito molti dei profitti aziendali, sono ancora in campagna. âNon è conveniente raccogliereâ ammette. âIl prezzo massimo che siamo riusciti a ottenere è di 10 centesimi al chilo, tanto che rimarranno in azienda. Sfido chiunque a trovare un melone a meno di 40 centesimi. Sono queste le contraddizioni su cui bisogna confrontarsi. Il consumatore deve sapere da dove arriva la merce che acquista. Di certo non è tutta siciliana né italiana. Chi accusa i produttori â conclude â dovrebbe andare alla fonte, in campagna, e rendersi conto di come effettivamente stiano le cose".
Giuseppe Nardi, trentotto anni, produce pomodori in un ettaro di serra a Scicli, in provincia di Ragusa. âSe mi fosse arrivato in tasca il cinquanta per cento dei rincari che si sono avuti in questi due anni non starei nelle serre a combattere con la virosi che sta distruggendo le nostre produzioni di pomodoro. I prezzi alla produzione, soprattutto quelli del ciliegino, sono aumentati in questi giorni ma perché si è avuto un calo di produzione di oltre il cinuanta per cento. Anche se vendessi il mio pomodoro tre euro il consumatore lo acquisterebbe a sette, otto euro".
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