Editoriali
Le piante senza un padrone
18 febbraio 2012 | Francesco Presti
Mi capita frequentemente di avere a che fare con bambini. E' didattica e divertimento al tempo stesso. L'ingenuità e l’ignoranza dei bambini è spesso controbilanciata da piccole perle di saggezza. Un'apparente controsenso, lo so, ma cosa aggiungere quando, a precisa domanda: “Quali sono le piante selvatiche?”, il bimbo risponde “Sono le piante senza un padrone”?
Difficile, molto difficile spiegare la storia dell'agricoltura a dei bambini di terza elementare, la sua evoluzione “tecnologica” e i brevetti sui semi, le distorsioni produttive legate alle esigenze di mercato (il 90% dei bambini pensa per esempio che il melo produca i suoi frutti per tutto l’anno!). Eppure le leggi della natura sono chiare a tutti, cosa rispondere infatti alla bambina che subito dopo ha replicato “Non è giusto che le piante abbiano un padrone!”?
Occorre una pausa per riflettere, cosa che accade spesso da quando ho cominciato ad occuparmi di agricoltura sociale e di didattica ambientale rivolta alle scuole elementari.
È l’inverno del 2011, a Livorno c'è un piccolo spazio dedicato all’educazione ambientale dentro la bellissima Villa Fabbricotti: una serra con adiacente un piccolo pezzo di terra. La Cooperativa Viaggio Antico, su mandato del Comune di Livorno progetta e realizza percorsi di educazione ambientale a 360° (orticoltura, archeologia, energie alternative, il ciclo dei rifiuti, percorsi sensoriali) . Ho la fortuna di incontrare la “Rete Semi Rurali” e ricevere alcune varietà di grani antichi per svolgere attività didattica con le scuole della città di Livorno: il progetto parte ma sono le settimane più fredde dell’anno. Non abbiamo la pretesa di insegnare loro in poche ore come si coltiva il grano per avere rese economicamente sostenibili, ma cerchiamo di far comprendere i gesti e i riti della tradizione rurale. Fra un temporale e l’altro, seminiamo le varietà Senatore Cappelli, Solina, Sieve, Livelli, Gentil Rosso e l’Inallettabile. I bambini rompono le zolle con zappette, preparano il letto di semina con rastrelli e scavano solchi con palette, il freddo e la fatica si fanno sentire e il pensiero va a chi queste operazioni le ha fatte per millenni su terre vaste e sconfinate, prima che arrivassero i trattori, i concimi e i fitofarmaci (le medicine delle piante). Dopo circa un mese si iniziano a vedere le piccole plantule far capolino dalla terra. Passano i mesi e i bambini tornano per vedere le piante che hanno seminato, la meraviglia di vedere il frutto del proprio lavoro è nei loro occhi, sembrano stiano dicendo ”lo abbiamo fatto noi?”. E' questo, probabilmente, ciò che resterà nelle loro coscienze. La playstation per due ore è lontanissima dai loro pensieri, osservare da vicino le piante e i piccoli abitanti del sottosuolo è meglio di qualsiasi videogame.
Alle volte mi chiedo se da queste esperienze traggano giovamento di più i bambini o noi adulti, riavvicinandoci a mondi perduti in cui vi erano molti valori di equità e giustizia condivisi da tutte le generazioni.
L’antico mondo dell’agricoltura è alla deriva, vittima di distorsioni e macchinazioni il cui unico scopo è stato quello di arricchire pochi con l’artificiale illusione di creare benessere per tutti. Il genere umano ha compromesso la salubrità della terra e dei prodotti stessi con ricadute pesanti su tutti noi consumatori finali, ha estinto razze animali e vegetali e sempre in nome di sua maestà il denaro ha sovralimentato una parte di mondo a discapito di una ben più consistente parte di popolazione che invece non arriva a soddisfare i propri bisogni primari; è una situazione che non conosce precedenti e tutti (consapevolmente o no) ci stiamo preparando ad un salto nel buio di cui nessuno conosce l’esito.
Eppure in questi tempi di crisi l’unico faro, l’unica speranza, sono proprio loro, gli uomini e le donne di domani, che con la loro ingenuità e saggezza possono affermare che “le piante non dovrebbero avere un padrone!”.
E io sono d’accordo con loro. Chissà invece cosa direbbe un Amministratore Delegato di qualche agro industria. Mentire ai bambini non è semplice.
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19 febbraio 2012 ore 19:04Forse sono poco poetico ma in fondo alcune piante hanno cominciato ad avere un padrone da quando l'uomo è diventato agricoltore quindi ben prima dell'agroindustria. E poi si riuscirebbero a sfamare 7 miliardi di persone con delle piante senza padrone? Comunque i bambini sono geniali perchè escono dagli schemi che incanalano la nostra mente.
francesco presti
22 febbraio 2012 ore 18:41ringraziando per il commento lasciato vorrei precisare che per tantissimo tempo i semi sono serviti solo a produrre cibo, e i padroni sono stati "padri e figli". Il sistema ha prodotto poi altri strumenti, altre filiere e si è perso l'obiettivo principale: i semi si sono trasformati da produttori di cibo a produttori di soldi. e anche qui di poetico c 'è poco, ma fortunatamente ci sono i bambini a farci capire dove andare.
un caro saluto