Cultura

La rondine lettrice, in vista della primavera che verrà

Incuteva rispetto, come tutti coloro che non chiedono più nulla alla vita; perché chi non chiede nulla alla vita è più in alto di lei... L'intensa prosa di Nicola Dal Falco. Due inediti per i lettori di Teatro Naturale

16 gennaio 2010 | Nicola Dal Falco



Sono giorni di caldo che i continui sospiri della gente rendono ancora più afosi.
Dal lago il vapore sale fino alle cime dei monti. La caligine rende ogni cosa più lenta e vana come se stessero per avverarsi i segni che aspettavamo. In questi momenti di calma e idiozia è la vanità a sfiorare spesso il bordo, colmando la misura, cosicché molti trovano l’occasione per morire.

Privato di colori e quasi cancellato nelle forme, il paesaggio si scopre più bello, di una bellezza sfuocata, intima, dove la precisione delle distanze ha lasciato il posto alla verità: evidenza tanto più temibile, perché appena accennata.
Forse, dipende da una maggiore dilatazione dei pori della pelle, dall’intenso scambio di liquidi con l’esterno.

C’è una certa somiglianza tra lo spettacolo del lago e la pagina del libro dove le parole e i fatti si rincorrono in una cornice bianca.
Le frasi stanno strette per dare corpo al racconto mentre intorno incalza un orizzonte mobile, circolare.

E se socchiudi gli occhi, allenti il muscolo, tutto sembra schizzare verso i bordi. Il piacere della lettura, quel battere la sella verso la conclusione del percorso, superando un ostacolo dopo l’altro, si trasforma in una deriva, con la velocità che decade verso destra o sinistra come dentro una spirale.
Attraverso l’aria carica d'umidità la luce si spande, un chiarore opaco che caccia via l’ombra mentre le cose sembrano riassorbirne l’alone.


***


Una piccola rondine col petto rosso, stanca di giravolte, si è posata sulla balaustra di ferro del terrazzo.
Se ne sta ferma, senza timore, a trenta centimetri di distanza. È come se un grumo d'inchiostro, un’elegante calligrafia, tenesse la linea dello sguardo che dal margine del foglio stampato va alla riva di fronte.

Solo il capo continua a girare di novanta gradi, da una parte e dall’altra, sostenendo una muta conversazione. Un tempo si credeva che i piccoli di rondine potessero riacquistare la vista anche dopo averne bucato gli occhi con un ago.
Ma chi potrebbe aver voglia di dimostrarlo?

Forse, il sadico aneddoto sulla vista delle rondini ha lo scopo di provocare un gesto, di capire il da farsi quando te ne ritrovi una quasi posata sul tuo libro.
Alla fine, decido che con il movimento continuo del capo vorrebbe spingermi a voltare pagina, arrivando in fondo alla descrizione del figlio del signore di Mesnilgrand, indomito comandante di cavalleria, radiato dall'esercito dopo Waterloo.

Culmine che trovo esattamente due pagine più in là (l’insistenza della rondine durava ormai da qualche secondo):
«Chi l’aveva visto una volta non lo dimenticava più.
«Incuteva rispetto, come tutti coloro che non chiedono più nulla alla vita; perché chi non chiede nulla alla vita è più in alto di lei, ed è lei allora che compie bassezze con noi».


(fine agosto 1999)

Potrebbero interessarti

Cultura

Zitti e mosca! Inno a Bactrocera oleae per esorcizzarne la paura

Perché bisogna rimanere in trepida attesa per capire se prossimamente ci recherà più danni Putin o il perfido animaletto che depone le uova nelle scomode olive invece che in più comodi nidi e giacigli

26 agosto 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini

Cultura

Revolea: dal dolore della Xylella nasce la bellezza. Così il legno degli olivi salentini trova una seconda vita

Un progetto partecipativo mappa gli alberi colpiti dal batterio per trasformarli in opere d'arte, oggetti di design e nuove forme di artigianato. Basta una segnalazione sul sito per dare il via a una filiera etica del recupero

08 agosto 2026 | 12:00

Cultura

La città di Olianda, specchio del comparto dell'olio di oliva

Eccola la città di Olianda, con le porte d’alabastro e cristallo, trasparenti alla luce del sole. Non essendo al suo primo viaggio l’esperto mediatore sa già che la città di Olianda ha un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà  la faccia nascosta

06 agosto 2026 | 14:00

Cultura

Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone

L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica. 

05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa

Cultura

L'olivo e il suo lungo viaggio: 12.000 anni di storia tra clima e civiltà nel Mediterraneo

Un'ampia ricostruzione basata su 2.500 campioni pollinici rivela come l'uomo abbia preso il sopravvento sulla coltivazione dell'olivo circa 3.850 anni fa, senza però mai prescindere da precise condizioni climatiche che oggi, con il riscaldamento globale, tornano a essere un fattore critico

01 agosto 2026 | 12:00

Cultura

L'olivo, quando un albero secolare diventa il nuovo simbolo della sostenibilità made in Italy

Il valore culturale dell'olivo in Italia è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza. Quali strumenti possono essere utilizzati per comunicare il valore culturale dell'olivo ai consumatori contemporanei?

28 luglio 2026 | 16:00