Cultura

L'importanza dei pastori nella storia e tradizione del presepe

L'importanza dei pastori nella storia e tradizione del presepe

Guardando i pastori nel presepe si comprende che il Natale non è fatto di ricchezza o potere, ma di ascolto, stupore e condivisione. Essi insegnano l’importanza dell’umiltà e della disponibilità ad accogliere l’altro

18 dicembre 2025 | 14:00 | T N

L’importanza dei pastori nella storia del presepe è profonda e va ben oltre la semplice rappresentazione di figure umili attorno alla Natività. Fin dalle origini del presepe, i pastori incarnano un significato simbolico, religioso e culturale che attraversa i secoli e riflette il cuore stesso del messaggio natalizio.

Nel racconto evangelico, i pastori sono i primi a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Vivono ai margini della società, svolgono un lavoro faticoso e spesso sono considerati persone semplici, prive di prestigio. Proprio per questo la loro presenza assume un valore rivoluzionario: Dio sceglie di manifestarsi per primo agli ultimi, a coloro che non contano agli occhi del mondo. Nel presepe, i pastori diventano così il simbolo dell’umanità intera che, nella sua fragilità, è chiamata a riconoscere il mistero dell’Incarnazione.

Con la nascita del presepe, tradizionalmente attribuita a san Francesco d’Assisi nel 1223, i pastori assumono un ruolo centrale nella narrazione visiva della Natività. San Francesco desiderava rendere il Natale comprensibile e vicino al popolo, e i pastori, figure quotidiane e familiari, contribuivano a questo scopo. Essi non sono spettatori passivi, ma personaggi in cammino: lasciano il gregge, si mettono in movimento, portano doni poveri ma sinceri. Questo gesto rappresenta la risposta dell’uomo all’annuncio divino.

Nel corso dei secoli, soprattutto nella tradizione del presepe italiano e in particolare in quello napoletano, i pastori si moltiplicano e si arricchiscono di dettagli. Ognuno ha una storia, un’espressione, un mestiere. Accanto ai pastori tradizionali compaiono suonatori, venditori, dormienti, viandanti. Tutti contribuiscono a creare un microcosmo umano che ruota attorno alla grotta. In questo contesto, i pastori diventano il ponte tra il sacro e il profano, tra l’evento divino e la vita quotidiana.

La loro importanza è anche culturale e antropologica. I pastori del presepe raccontano il mondo rurale, i ritmi della natura, la semplicità della vita contadina. Attraverso di loro si tramandano usi, costumi e tradizioni locali. Ogni regione, ogni epoca ha modellato i pastori secondo la propria identità, trasformando il presepe in uno specchio della società.

Infine, i pastori conservano un forte valore educativo. Guardandoli, si comprende che il Natale non è fatto di ricchezza o potere, ma di ascolto, stupore e condivisione. Essi insegnano l’importanza dell’umiltà e della disponibilità ad accogliere l’altro. Nel silenzio della notte, i pastori ci ricordano che la fede nasce spesso lontano dai riflettori, nei gesti semplici e nei cuori aperti.

In conclusione, i pastori non sono figure secondarie, ma elementi essenziali del presepe. Attraverso la loro presenza, la Natività diventa una storia viva, profondamente umana e sempre attuale, capace di parlare a generazioni diverse con lo stesso messaggio di speranza e semplicità.

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