Cultura
Le dinamiche climatiche all'origine dell'agricoltura nella Mezzaluna Fertile
L’analisi di una stalagmite individuata in una grotta del Kurdistan iracheno ha permesso di acquisire informazioni paleoclimatiche che rivelano informazioni inedite sui legami tra clima, ambiente e sviluppo delle prime società agricole nel Vicino Oriente
10 dicembre 2025 | 12:00 | C. S.
Uno studio internazionale guidato dall’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università degli Studi di Milano offre una nuova prospettiva sui legami tra clima, ambiente e sviluppo delle prime società agricole nel Vicino Oriente.
Lo studio, condotto in collaborazione con colleghi delle Università di Udine, Sapienza Università di Roma, INGV, e le università di Melbourne, Taiwan, Poznan (Polonia) e la statunitense William Patterson University of Wayne, è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
La ricerca, coordinata da Eleonora Regattieri per Cnr-Igg e Andrea Zerboni per l’ateneo milanese, ha analizzato una stalagmite proveniente da una grotta del Kurdistan iracheno, che conserva una registrazione continua dei cambiamenti climatici e ambientali avvenuti tra 18.000 e 7.500 anni fa. Si tratta di un periodo cruciale per la storia dell’umanità, che include la fine dell’ultima era glaciale e l’inizio dell’Olocene, quando nella Mezzaluna Fertile si affermarono le prime forme di sedentarietà e venne introdotta l’agricoltura.
Grazie a una serie di analisi geochimiche e geocronologiche, il team ha ricostruito le variazioni ambientali con una precisione senza precedenti per quest’area. I risultati mostrano che gli eventi climatici registrati nei ghiacci della Groenlandia ebbero riflessi diretti anche nel Vicino Oriente: le fasi più piovose coincisero con i periodi di riscaldamento globale, mentre gli episodi freddi, come lo Younger Dryas, portarono a condizioni più secche, che promossero anche forte erosione trasporto di polvere in atmosfera.
Lo studio evidenzia l’impatto di tali eventi globali in questa regione e in un periodo chiave della storia umana, suggerendo però che le risposte delle comunità locali non furono uniformi, ma differenziate in funzione dei contesti ambientali regionali. In particolare, alle pendici dei Monti Zagros — in un ambiente eterogeneo e caratterizzato da una forte variabilità climatica alla scala secolare — le comunità svilupparono strategie di sussistenza più mobili e flessibili, seguendo una traiettoria culturale distinta rispetto a quella del Levante, ma anch’essa capace, con il progressivo stabilizzarsi del clima, di evolvere verso la stanzialità e la nascita dei primi insediamenti agricoli.
“Questa ricerca amplia e approfondisce i risultati di un precedente studio del 2023, che documentava i rapporti tra variazioni idrologiche e l’uso delle risorse idriche nella stessa area durante i primi millenni dell’Olocene. Insieme, i due lavori delineano per la prima volta una visione di lungo periodo — dai 18.000 ai 7.000 anni fa — dell’evoluzione climatica e ambientale nel cuore della Mezzaluna Fertile e del suo impatto sulle prime comunità umane”, spiega Eleonora Regattieri (Cnr-Igg). “I nostri dati mostrano che la transizione verso l’agricoltura non fu un processo uniforme, ma il risultato di traiettorie culturali differenti sviluppate per ottimizzare l’uso delle risorse nei diversi contesti ambientali.
Non solo. La ricerca, rafforza anche il ruolo delle grotte e dei loro depositi come archivi naturali fondamentali per la ricostruzione del clima del passato e per comprendere gli adattamenti umani ambiente e lo sfruttamento delle risorse naturali.
“Lo studio sottolinea l’importanza del Kurdistan come area chiave per comprendere l’interazione tra clima, ambiente e società durante la neolitizzazione, il momento in cui si è passati da una economia di sussistenza ad una produttiva”, conclude Andrea Zerboni (Università degli Studi di Milano).
Potrebbero interessarti
Cultura
L’omphacinon: l’antico olio d’oliva acerbo tra sapere empirico e scienza moderna
Nuova attenzione sull’omphacinon, l’olio ottenuto da olive ancora molto verdi, un tempo usato come base per profumi, cosmetici e preparati medicinali. L’olio da olive acerbe mostra un contenuto più elevato di polifenoli, tocoferoli e squalene, suggerendo possibili benefici antiossidanti e antimicrobici
23 ottobre 2026 | 10:00 | Giosetta Ciuffa
Cultura
L'olivo, albero del Mediterraneo: le radici antiche di una civiltà
Dalle prime raccolte di drupe selvatiche nel Paleolitico alle rotte commerciali del Vicino Oriente, un nuovo studio ricostruisce la storia millenaria di Olea europaea incrociando archeologia, genetica, paleobotanica ed entomologia. E la mosca delle olive diventa una preziosa "traccia" per seguire la diffusione della coltivazione
19 ottobre 2026 | 14:00
Cultura
Aperitivo al Museo: dal 10 ottobre al 28 novembre il vino entra nei musei della Toscana
Dal 10 ottobre al 28 novembre numerosi musei della Toscana apriranno le porte alle cantine per dare vita alla seconda edizione dell’evento. Anastasia Mancini (presidente MTV Toscana): “Così uniamo due elementi culturali della nostra regione”
07 ottobre 2026 | 17:00
Cultura
Francesco Redi e il Bacco in Toscana il 9 ottobre 2026
A Montepulciano studiosi, istituzioni e mondo vitivinicolo si incontrano per approfondire il valore storico, letterario e scientifico dell’opera di Redi e il legame con il Comune toscano
02 ottobre 2026 | 18:00
Cultura
L'olio nel tempo: la Geoponika e l'arte dimenticata della coltivazione dell'olivo
Un'analisi del trattato bizantino che ha tramandato la sapienza agricola greco-romana al mondo islamico e orientale. Un viaggio alle origini della cultura mediterranea attraverso le pagine del nono libro
26 settembre 2026 | 12:00
Cultura
Cogliere l'attimo frangente per vedere la spiritualità fisica dell'olio nuovo
Ebbene signori io vi dico che se andrete in un frantoio e vedrete un olio che esce, o che ha massimo 6/8 ore di vita, vedrete per la prima volta (se per voi è tale) la materializzazione dello spirito
24 settembre 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini