Cultura
Un vino di 2200 anni scoperto sui fondali della Sicilia
Nelle acque antistanti Isola delle Femmine individuato un relitto di epoca romana risalente al II secolo a.C con un cospicuo carico di anfore, molto probabilmente di tipo vinario. Il Mar Mediterraneo era un intreccio di rotte commerciali
13 agosto 2021 | C. S.
Al largo delle acque antistanti Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, è stato individuato nelle scorse ore un relitto di epoca romana risalente al II secolo a.C. Il ritrovamento è stato effettuato ad una profondità di 92 metri, nel corso di una missione condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a bordo della Calypso South, nave oceanografica di Arpa Sicilia, equipaggiata con strumentazione altamente tecnologica.
Il ritrovamento è stato effettuato nell’ambito di una campagna di ricognizione subacquea, condotta, nelle scorse settimane, dai tecnici specialistici della UOC Area Mare di Arpa Sicilia insieme a SopMare per verificare la presenza di reperti archeologici in acque profonde.
Le prime immagini del ritrovamento sono state rilevate e acquisite dai tecnici di Arpa utilizzando il Rov, robot guidato da remoto.
L’intervento degli esperti della Soprintendenza ha, quindi, consentito di confermare il ritrovamento del relitto e di un cospicuo carico di anfore, molto probabilmente di tipo vinario, della tipologia Dressel 1 A.
Alla missione congiunta, cui va l’apprezzamento dell’intero governo Musumeci, hanno partecipato, inoltre, il direttore generale di Arpa Sicilia, Vincenzo Infantino e la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni.
"L’individuazione della nave romana sul fondale di Isola delle Femmine – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è forse uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi. Ancora più significativo se si considera che è frutto dell’azione congiunta di due organismi regionali. La sinergia del lavoro dei tecnici di Arpa Sicilia e della Soprintendenza del Mare, infatti, dimostra che la proficua interazione tra le discipline legate all’ambiente e all’archeologia può contribuire a far emergere dati importantissimi ai fini dell’approfondimento degli studi sul “Mare nostrum”.
"Arpa Sicilia dimostra di essere un’istituzione essenziale, soprattutto se guidata bene e in stretto raccordo con l’assessorato al Territorio e con tutta la Regione Siciliana – dichiara l’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Toto Cordaro – Seppure non strettamente connesso alla consueta attività dell’Arpa, il recente ritrovamento archeologico costituisce un ulteriore fiore all’occhiello del patrimonio custodito nei nostri fondali, che sarà recuperato al più presto e fornirà nuova linfa alla capacità attrattiva della nostra Isola".
"Il Mediterraneo ci restituisce continuamente elementi preziosi per la ricostruzione della nostra storia legata ai commerci marittimi, alle tipologie di imbarcazioni, ai trasporti effettuati, alle talassocrazie, ma anche – precisa la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – dati relativi alla vita a bordo e ai rapporti tra le popolazioni costiere. La missione congiunta ha consentito, a distanza di poche settimane, il secondo ritrovamento di eccezionale interesse che segue quello del relitto coevo di Ustica. Il ritrovamento conferma la presenza di numerose permanenze archeologiche nelle fasce batimetriche oltre i 50/80 metri, che ci stimolano a proseguire le nostre ricerche in alto fondale in sinergia con le competenze dei tecnici di Arpa, che continuerà a produrre esiti eccellenti".
"Lo studio e il monitoraggio dell’ambiente marino, costantemente operati da Arpa Sicilia – afferma il direttore Vincenzo Infantino – continuano ad arricchire il quadro delle preziose bellezze presenti nel mare siciliano sotto molti aspetti, non solo sotto il profilo delle specie e delle risorse ambientali, la cui tutela è un imperativo imprescindibile per la nostra comunità, ma anche del recupero di elementi essenziali per la ricostruzione della storia del nostro mare sotto il profilo dei movimenti commerciali".
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