Cultura

L'attacco al vino, elemento di cultura e di difesa del territorio

L'attacco al vino, elemento di cultura e di difesa del territorio

Il comparto vitivinicolo nazionale vale 45 miliardi di euro tra impatto diretto e indiretto, l’1,1% del Pil, con 8,1 miliardi di euro di export, e quasi un milione di occupati in oltre 200.000 aziende

10 luglio 2025 | 14:00 | Giosetta Ciuffa

Bere per conoscere e non per dimenticare, questo emerge dal 45° forum Fis della cultura del vino, la tradizionale giornata di celebrazione e di consegna dei diplomi dei nuovi sommelier. Divulgazione quindi passando per svariati temi che sono ormai all’ordine del giorno anche per chi è un profano della materia, perché l’agricoltura fa parte di ogni aspetto della vita, e quando risente delle tempeste climatiche, ne risentiamo anche noi. Secondo il Rapporto sul clima del sistema nazionale per la produzione ambientale 2024 presentato recentemente dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, presieduto dal prefetto Stefano Laporta l’anno scorso è stato ancora una volta l’anno più caldo in assoluto degli ultimi 30 anni, con 1,33 gradi in più. Il mondo sopravviverà ma chissà l’uomo, se calcoliamo 18,4% di acqua in meno, 20 ettari al giorno di consumo di suolo e 500 km2 colpiti da incendi boschivi. E il dato (stimato) che non ti aspetti è che l’impollinazione da parte di api, bombi ecc vale 2,5 miliardi di euro in Italia e 22 miliardi in Europa. Sostenibilità non come costo quindi, invita a riflettere Laporta, ma come valore investendo nell’adattamento climatico, nella ricerca di varietà resistenti, nell’agricoltura di precisione, nei vitigni autoctoni e integrare l’agricoltura nelle strategie per la transizione ecologica e per la sicurezza alimentare. 

Dai temi più seri a quelli più leggeri, passando per il business - 45 miliardi di euro tra impatto diretto e indiretto, l’1,1% del Pil, con 8,1 miliardi di euro di export, e quasi un milione di occupati in oltre 200.000 aziende, evidenzia il presidente di Veronafiere Federico Bricolo -, in un periodo in cui il vino subisce l’attacco salutista, purtroppo mal gestito. Anche lo zucchero è dannoso, eppure non subisce uguali attacchi. Vale la pena quindi come prima cosa evidenziare che è l’alcol che fa male, non il vino, e sì, è una grossa differenza soprattutto in un Paese come l’Italia che, insieme a Cipro in Eu, ha mostrato di essere un Paese virtuoso nel consumo, anche per quella cultura del vino che ci tramandiamo da sempre consentendoci infine di apprezzare un prodotto senza esagerare. Lo evidenzia Sara Farnetti, specialista in Medicina interna con PhD in Fisiopatologia del metabolismo. L’azione tossica alcolica è ben documentata, tanto da attivare tre vie enzimatiche del metabolismo dell’alcol nel nostro corpo, che si portano via anche tossicità ulteriore; questo significa anche che possiamo gestire un consumo moderato (non un eccesso).

L’Oscar del vino 2019 Barbara Tamburini, di fronte alla platea di neo sommelier parla dell’altra fondamentale professione del vino, l’enologo, e dei luoghi in cui si svolge: la cantina come luogo che accoglie e raccoglie, dove per primo si raccolgono i frutti di anni di lavoro; intesa come conoscenza e scienza di fronte all’annata per essere capaci di tirare fuori la migliore espressione del territorio ma anche dell’azienda. Muovere dei dettagli ago della bilancia verso la nostra personalità. Luoghi anche di architettura moderna e futurista dove la forma estetica diventa sostanza funzionale: è possibile fare buon vino in luoghi con un’estetica bella. Non esiste una ricetta ma tanti piccoli dettagli: il vino va fatto nascere e accompagnato alla bottiglia, a cominciare dal vino di ingresso di una casa vinicola, per portare l’immagine del nostro Paese sulle nostre tavole e del mondo. Un’architettura del luogo è anche quella di cui parla Marco Simonit, fondatore e partner di Simonit&Sirch: non solo un paesaggio caratteristico ma anche un vino molto caratterizzato all’assaggio. Per produrre un vino del luogo e rendere unico l’ecosistema o il vino c’è bisogno di formazione, oltre che la pianta rimanga lì, altrimenti non sarà più un vino del luogo ma un vino di stile: dell’enologo o della maison (scelta rispettabile anche questa).

Infine, un brindisi tutti insieme perché, come dice il teologo don Paolo Morocutti, se c’è un elemento che mette d’accordo tutti nelle Scritture è proprio il vino, metafora potente dalla vita che nasce dalla terra e richiede cura e pazienza. Presente ogni volta che si brinda insieme, momento in cui si rinnova l’Ultima Cena, il vino va gustato con lentezza e va condiviso: da soli non ha lo stesso sapore. I vini in degustazione sono stati selezionati da Veronafiere. Vinitaly 2026 a Verona si terrà dal 12 al 15 aprile mentre il prossimo appuntamento internazionale sarà a Chicago, ad ottobre 2025. L’intento è spostarsi dal mero rapporto cliente-fornitore alla partnership, divenendo sempre più piattaforma di contenuti, tendenze, tecnologia e prodotti, e che si forma, che studia, che analizza il mercato e che ha anche la responsabilità di fare formazione: elementi fondamentali per aprire nuovi mercati; in questo momento storico si punta all’India.

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