Cultura
Aprire l'ombrello in casa porta sfortuna, ecco perchè
L’ombrello, dischiuso come quando si usa all’aperto per ripararsi dalla pioggia, porterebbe i pericoli e le insidie che affollano lo spazio esterno all’interno dello spazio domestico. Se una donna raccoglie il suo ombrello caduto, essa resterà zitella
20 giugno 2025 | 13:00 | Giulio Scatolini
Tra tutte le scaramanzie, o restrizioni, che riguardano la vita domestica, una delle più conosciute e, in qualche modo, temute, è, di certo, quella che vieta, con la minaccia di attirare un sacco di guai, di aprire l’ombrello dentro casa.
Si tratta, secondo alcuni studiosi, di quelle credenze la cui origine è ormai del tutto dimenticata e oscura, ma che hanno, di sicuro, un significato pratico di banale funzionalità della casa: la presenza di un ombrello aperto nella stanza, oltre ad essere per lo più inutile, è sempre assai ingombrante.
Secondo, invece, altri esperti delle superstizioni, l’apertura di un ombrello in casa, può essere addirittura un annuncio di morte, perché tale gesto richiamerebbe il baldacchino (ombrello) con il quale, nella liturgia, solo recentemente riformata, era, d’uso liturgico, coprire il parroco che portava il Viatico ad una persona in fin di vita.
Ancora secondo un’altra interpretazione, l’ombrello aperto in casa evocherebbe il tetto rotto o peggio, la sua mancanza; sarebbe quindi presagio di prossima miseria, che potrebbe essere così forte da determinare anche la perdita della più grande certezza per un uomo: la casa.
Questa credenza non è solo italiana, ma che questa azione provocasse litigi, o addirittura la morte di qualcuno dei familiari lo si riscontra anche in Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, Stati Uniti.
Il Bartoli sostiene che partendo dal fatto che la credenza che tenendo l’ombrello aperto si conduce in casa la disgrazia indica l’idea che l’ombrello, dischiuso come quando si usa all’aperto per ripararsi dalla pioggia, sia l’agente simbolico attraverso cui i pericoli e le insidie che affollano lo spazio esterno vengono introdotti all’interno dello spazio domestico. Sembrerebbero all’opera, in qualche modo, un’idea di contaminazione fra il dentro e il fuori della casa, il timore del caos, del disordine provocati da attraversamenti indebiti di un confine simbolicamente e magicamente così importante com’è la soglia della propria casa.
E’ possibile che un’ipotesi di questo tipo, se risulti avere un fondamento, si riferisce di sicuro all’ombrello in quanto oggetto di uso quotidiano, diffusosi in Italia e in Europa in tempi relativamente recenti, ossia nel XVI/XVII secolo, mentre come è noto, oggetti simili ma destinati a uso religioso, cerimoniale e simbolico erano già da prima presenti nel mondo ben più antico.
Nell’antica Grecia, per esempio, il parasole era un oggetto/attributo di parecchie divinità: Afrodite, Eros, Demetra, Proserpina; accompagnava in processione i sacerdoti di Poseidone e le sacerdotesse di Atena.
In molte civiltà del passato tale baldacchino era considerato come una delle più importanti insegne della regalità, in quanto aveva la funzione di proteggere, dalla esposizione dei raggi del sole, le persone considerate sacre, precauzione, questa, analoga e corrispondente al tabù che voleva che le stesse persone non toccassero con i propri piedi la terra.
In generale poi, in tempi meno remoti, si diceva che quando cadeva un ombrello, esso doveva essere raccolto da qualcuno che non fosse il proprietario, poiché, in caso contrario, sullo sventurato sarebbero ricadute molte sventure.
Si dice poi che, in particolare, se una donna raccoglie il suo ombrello caduto, essa resterà zitella.
Qualcuno sostiene anche che aprire l’ombrello quando c’è il sole, questo farà piovere. Che si tratti di una specie di “danza della pioggia”?
Tuttavia tra le tante credenze, nulla si dice, di ciò che ci aiuterebbe a ricordare quale stratagemma si possa utilizzare per, come, puntualmente accade, non dimenticare l’ombrello.
Per fortuna si tratta, molto spesso, dell’ombrello di cortesia degli hotel, dove, di solito, alloggiamo durante le nostre fiere o concorsi, sull’olio extravergine di qualità …
Bibliografia
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