Cultura
Nessun dualismo tra Gesù Bambino e Babbo Natale, portatori di doni
Nessun dualismo, nessuna competizione. Entrambe le figure rievocano il simbolo del dono, del reaglo. Tra storia e mito, tra paganesimo e cristianesimo, è il tempo della festa e della celebrazione
20 dicembre 2019 | T N
Ma tu credi in Gesù Bambino o in Babbo Natale? Quasi si trattasse di due squadre di calcio.
Ripercorriamo allora la storia di Babbo Natale e Gesù Bambino (Gesù Cristo) alla scoperta della più elementare delle analogie, il dono.
La vera storia di Babbo Natale inizia nel IV secolo in Turchia, quando San Nicola (il futuro Santa Claus) divenne vescovo di Myra. Lì morì, e le sue spoglie vennero conservate nella cattedrale fino all’inizio dell’anno 1000, quando dei cavalieri italiani rubarono la salma e la portarono a Bari, il cui patrono è appunto San Nicola. In realtà, la storia è molto più antica perché la cultura classica greca narra che Poseidone, dio del mare, fosse un dispensatore di doni. Nei primi anni di consacrazione, San Nicola veniva chiamato “il marinaio” e molti templi dedicati a Poseidone vennero riadattati alla figura del Santo. Inoltre, pare che il nome stesso del santo derivi da quello del dio greco Nickar, anch’egli ritenuto nell’antichità un dio molto generoso. San Nicola, poi Santa Claus e quindi Babbo Natale, è quindi un dispensatore di doni la cui tradizione giunge a noi, con molti riadattamenti e riarrangiamenti, dall'Antica Grecia.
La nascita di Gesù viene situata secondo la tradizione nell’inverno dell’anno 1 a.C. (in realtà essa ebbe luogo probabilmente intorno al 7 o 6 a.C.) in una piccola cittadina a sud di Gerusalemme, Betlemme, dove nacque anche David, secondo re di Giuda e Israele. Maria, Madre di Gesù, e Giuseppe, suo padre putativo, erano in viaggio da Nazaret a Betlemme, per un censimento, quando Maria fu colta dalle doglie. Poiché erano giunti in città la sera tardi e non erano riusciti a trovare posto in un albergo, i due erano stati costretti a cercare rifugio dal freddo in una stalla, o, secondo altre versioni della storia, in una grotta, dove un placido bue e l’asino su cui viaggiavano avevano scaldato il piccolo appena nato con loro respiro. Così viene rappresentata da duemila anni la natività: una grotta, un uomo, una donna, un piccolo bambino deposto in una mangiatoia, con solo un bue e un asino a scaldarlo nella sua prima, gelida notte nel mondo. Gesù è venuto alla luce come dono di Dio per salvare i peccatori, elevare gli emarginati e convertire i pagani. La sua stessa vita è un dono per l'umanità.
E' allora intorno al concetto di dono che abbiamo scelto questi due brevi racconti.
"Natale. Perché viene Gesù?" di Luigi Giussani
Perché Gesù viene ? Come può l’uomo di oggi stare davanti a questa notizia ? E il Natale, che cos’è ?
Natale è l’amore di Cristo all’uomo.
L’Essere nuovo entra nel mondo. L’Essere nuovo come prima non c’era, nella novità del suo comunicarsi agli uomini.
Un Essere nuovo entra nel mondo, il mondo del Dio vero.
Un Essere nuovo in tutto il profilo del mondo, in quel luogo, fiorì. Tutto viene da Lui, ma qui la novità di una vita predomina.
Una nuova creatura vince l’ antica. L’antica creazione alla nuova si oppone, ma col Natale il calore ritorna nel mondo, e tutto riecheggia all’ appello divino, al Mistero che c’è.
L’impossibile, cioè il Mistero, è immeritato dall’uomo. Eppure qui avviene un fuoco, una affezione che avvolge, un calore che predomina nell’immenso atrio del mondo, nello spazio eterno.
Qui è il presentimento di una cosa nuova che infervora, e tutto tende a fare diventare concreto. E proprio per questo suscita una grande devozione. Come grazia divina, in tempi stabiliti, il Figlio di Dio è diventato un bambino nella storia umana, si è appropriato di canoni e formule di una esistenza.
Nel ricordo e nella memoria di quel Fatto, la testimonianza del Figlio di Dio emerge sempre più forte e l’impotenza del male diventa la figura dominante di tutta la storia.
Così, per ogni giorno di vita, nelle mani del popolo cristiano resta la scommessa del potere di Dio nel tempo e la preghiera alla Madonna che si realizzi in ogni circostanza.
"Il regalo di Babbo Natale" di Riccardo Aldighieri
Babbo Natale partì dal Polo Nord il giorno della vigilia. I folletti quel giorno ebbero un gran da fare per terminare i giocattoli e fare pacchettini, per riempire la slitta.
Finalmente partì.
Il viaggio fu abbastanza movimentato e pieno di soste.
In una di queste incontrò un ragazzo povero ma entusiasta del Natale che lo aspettava con ansia. A Babbo Natale, quando vide la gioia negli occhi di quel bambino, gli si riempi il cuore di felicità; gli piaceva consegnare i doni se come ricompensa portava allegria ai bambini.
Finalmente, il Buon Vecchio dalla barba bianca arrivò alle porte della città a bordo della sua tintinnante e scintillante slitta. Quest'anno la slitta era più carica del solito: c'erano pacchi, pacchetti, pacchettoni, di tutti i colori e di tutte le forme.
Che incanto guardarla!
Babbo Natale non vedeva l'ora di consegnare tutti quei regali ai bambini e di godersi la gioia dei loro visetti al momento di scartarli. Incitò le sue renne e a gran velocità entrò allegramente sotto l'arco della porta principale.
Era notte fonda. Al principio non se ne accorse ma... dopo un po'... cominciò a vedere qualcosa di strano.
Non vedeva in giro neanche un segno del Natale: non c'erano alberi addobbati, nessuna stella cometa fatta di lampadine, le vetrine erano tutte buie.
Quando poi la sua slitta passò sotto le finestre della scuola elementare il suo sbalordimento fu davvero grande; non c'era niente alle finestre, neanche un piccolo disegno.
Ma insomma - disse, anche un po' seccato - che modo è questo di ricevermi?
Babbo Natale fu preso dallo sconforto e cominciò a pensare che si fossero dimenticati di lui, ma subito si riprese e bussò ad una porta per chiedere spiegazioni.
Venne ad aprire un vecchio malandato che lo guardò con occhi assenti e spiegò a Babbo Natale che anche quel giorno avevano subito dei bombardamenti, perché quella città era in guerra e quindi la gente aveva paura di morire.
Per questo i bambini non andavano a scuola e si erano nascosti, e tutte le luci della città erano spente per non farsi vedere dal nemico.
A queste parole Babbo Natale si rattristò moltissimo e allo stesso tempo pensò che doveva regalare un po' di felicità.
Tirò fuori dal sacco un mantello nero e avvolse tutta la città per nasconderla al nemico.
Suonò la campana e raccolse tutti in piazza dove addobbò il più grosso albero di Natale, illuminò tutta la città di mille luci e distribuì tanti doni, a piccoli e grandi.
E, come per incanto, anche gli occhi delle persone tornarono a brillare.
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