Cultura

Scrivo, dunque sono

E’ immenso il potere delle parole. Attraverso di esse chi scrive architetta un mondo nuovo che si nutre e si abbevera di sentimenti. Già, perché sono i sensi lo strumento che permette al linguaggio dell’anima di farsi pensiero

29 settembre 2012 | Paola Cerana

Forse ho una visione troppo romantica dello scrittore. Mi piace pensare, infatti, che chi scrive per passione – e non per dovere d’informazione - risponda fondamentalmente a un bisogno viscerale, prima che mentale. Il bisogno di creare un mondo su misura, in cui poter vivere e non solo sopravvivere.

Un mondo che quasi mai corrisponde a quello offerto con la nascita, con la scuola, con le amicizie, con l’amore, con la religione. No, tutto questo non basta, evidentemente. Attraverso le parole, chi scrive architetta un mondo nuovo che si nutre e si abbevera di sentimenti esterni, perché lo strumento principe dello scrittore sono i sensi che si fanno pensiero. Ma poi, varcata la soglia di questo microcosmo alternativo, impalpabile ed esclusivo, i sentimenti si rimescolano secondo una logica nuova, che parla il linguaggio dell’anima, con una grammatica che si forma mano a mano che viene pensata.

Ecco, a mio modo di sentire, scrivere consente di inventare quest’universo in cui ci si può reinventare seguendo la propria natura a dispetto delle imposizioni, dei confini, delle regole, degli stop, dei sensi vietati e dei semafori rossi, creandosi e ricreandosi all’infinito. E quando le parole saranno esaurite, se mai esauriranno, se ne inventeranno di nuove, così come si alimenta il vigore del fuoco soffiando sull'esile fiammella della brace. Perché immenso è il potere delle parole.

E’ sorprendente, oltretutto, notare come si possa scrivere bene quando si pensa di non essere letti, magari tenendo un caro vecchio Diario nella penombra della propria camera da letto. Musica soffusa, la luce morbida di un abat-jour e gli occhi trasognati in una languida solitudine che induce alla creatività espressiva più trasgressiva. E’ un po’ come concedersi un casto spogliarello e camminare nudi per strada senza inutili fardelli né falsi pudori, esibendo non la sensualità del corpo ma la naturalezza dell’anima.

Tuttavia, esiste anche tutto un mondo esteriore che s’affaccia su quello interiore, specchiandosi in un inevitabile reciproco contagio. E’ impossibile ignorare il pubblico che spia e sbava dietro quel foglio di vetro idealmente posto tra interiorità e esteriorità. Dunque, abbandonando per un istante questa mia incantata immagine dello scrittore, mi domando se esista ancora qualcuno, oggi, che dedica la scrittura semplicemente a se stesso, affidando per esempio i propri pensieri alle pagine di un Diario segreto. Temo di no.

La vanità e l’impellenza a condividere puntualmente le parole con un pubblico sempre più sconfinato è ormai una droga diffusa che se da un lato eccita il nostro piacere narcisistico, dall’altro mortifica il gusto delicato dell’intimità, del pudore, o semplicemente dell’attesa. E’ una droga subdola, questa, che spesso costringe la scrittura a mascherarsi, a truccarsi, a ornarsi di un eccesso di fronzoli, trasformando i piccoli grandi scrittori in baldanzose comparse e aspiranti attori.

Ormai sembra che le parole scritte non abbiano alcun valore se non vengono seminate e condivise con migliaia di lettori, tanto che il principio cartesiano “penso, dunque sono” potrebbe essere sostituito con “scrivo, dunque sono” o, meglio ancora, con “pubblico, dunque sono.” Insomma, l’importante è far sapere al mondo che esistiamo attraverso i nostri pensieri scritti e veicolati, con la febbrile speranza di fecondare i cuori e contagiare le menti di chi legge.

Eccoci qui dunque anche oggi, agghindati di belle parole, a sfilare come tanti esibizionisti a caccia d’applausi e di compiacimenti, bramosi di sedurre quel gigantesco anonimo voyeur, di cui noi stessi, ahimè, facciamo parte.

Addio caro vecchio Diario, dunque. Non illuderti, ormai non servi più, perché il nuovo diario, oggi, non è più fatto di carta, penna, sospiri e segreti ma di blog, post, share e link.

 

Potrebbero interessarti

Cultura

Revolea: dal dolore della Xylella nasce la bellezza. Così il legno degli olivi salentini trova una seconda vita

Un progetto partecipativo mappa gli alberi colpiti dal batterio per trasformarli in opere d'arte, oggetti di design e nuove forme di artigianato. Basta una segnalazione sul sito per dare il via a una filiera etica del recupero

08 agosto 2026 | 12:00

Cultura

La città di Olianda, specchio del comparto dell'olio di oliva

Eccola la città di Olianda, con le porte d’alabastro e cristallo, trasparenti alla luce del sole. Non essendo al suo primo viaggio l’esperto mediatore sa già che la città di Olianda ha un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà  la faccia nascosta

06 agosto 2026 | 14:00

Cultura

Una residenza imperiale dove l'olivo domina con varietà autoctone

L’oliveto di Villa Adriana si distingue per le rare cultivar: oltre alle più o meno diffuse e tipiche laziali Itrana, Rosciola, Carboncella, Frantoio, Salviana, Leccino, fanno parte della storia del posto anche la Tonda di Tivoli, gli ecotipi locali montonesi e l’oliva Procanica. 

05 agosto 2026 | 14:00 | Giosetta Ciuffa

Cultura

L'olivo e il suo lungo viaggio: 12.000 anni di storia tra clima e civiltà nel Mediterraneo

Un'ampia ricostruzione basata su 2.500 campioni pollinici rivela come l'uomo abbia preso il sopravvento sulla coltivazione dell'olivo circa 3.850 anni fa, senza però mai prescindere da precise condizioni climatiche che oggi, con il riscaldamento globale, tornano a essere un fattore critico

01 agosto 2026 | 12:00

Cultura

L'olivo, quando un albero secolare diventa il nuovo simbolo della sostenibilità made in Italy

Il valore culturale dell'olivo in Italia è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza. Quali strumenti possono essere utilizzati per comunicare il valore culturale dell'olivo ai consumatori contemporanei?

28 luglio 2026 | 16:00

Cultura

A Pollica torna Trame Mediterranee – Teatro Gastronomico

Dal 28 luglio al 27 agosto il Castello dei Principi Capano si trasforma in un palcoscenico dove il cibo racconta il territorio, la Dieta Mediterranea e le persone che la custodiscono ogni giorno

27 luglio 2026 | 18:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Paola Cerana

30 settembre 2012 ore 13:25

Possono coesistere queste due forme di espressione, pubblica e privata. Non per niente io continuo a tenere un mio Diario segreto, dove annoto persino i sogni fatti durante la notte.E' un buon esercizio per andar d'accordo con se stessi.
Un caro saluto Enzo!

Vincenzo Lo Scalzo

29 settembre 2012 ore 09:06

Nuda nella verità. Buon viaggio: il percorso è irto di abbagli. Il diario resta un rifugio aperto, utile e generoso per sconfiggere la paura. Un twitt? Questa volta sarebbe un controcanto al senso.