Cultura
Il sacrificio del toro
Ci fu un banchetto dove uomini e dei si spartirono il regno. Lo fecero mettendosi a tavola, gustando il mondo ognuno secondo le proprie possibilità. Agli uomini toccò la carne che nutre i corpi mortali, piatto succulento e ingannatore
04 giugno 2011 | Nicola Dal Falco
Si marchia con bande parallele, bianche e vermiglie, un luogo sacro, uno spazio che metta in comunicazione l’assoluto con il respiro dei viventi, l’unità del reale con la sua finitezza.
Perché bianco e perché vermiglio?
Sono forse i colori di un patto? La parola di un fatto ancestrale? Se indicano qualcosa è per ammonire, per ricordare?
Allora, ci fu un banchetto, dove uomini e dei si spartirono il regno; lo fecero appunto mettendosi a tavola, gustando il mondo ognuno secondo le proprie possibilità.
Nella piazza di Sicione, forse la più antica città della Grecia, a nord del Peloponneso, nacque una disputa su quale parte del toro sacrificato dovesse essere riservata agli dei.
Fu chiesto a Prometeo, il migliore tra i titani, di dare la risposta. Il preveggente separò dalla vittima le ossa che mise in un sacco, nascondendole sotto uno strato di grasso mentre tutta la carne, coperta dallo stomaco, finì in un altro.
L’offerta, così divisa, venne presentata agli dei e Zeus scelse, finse di scegliere, il sacco dell’inganno.
Agli dei rimase l’olezzo, il fumo ondeggiante, rapito in cielo.
Agli uomini la carne che nutre i corpi mortali.
Piatto succulento e ingannatore che la vita imbandisce a chi ne sarà presto sazio.
Da allora, il bianco delle ossa e del grasso, sfrigolando, sale verso i beati e il rosso della carne si spande in sangue fino al compimento del destino di creature.
Zeus punì l’arroganza togliendo il fuoco agli uomini e costringendoli a mangiare carne cruda, spingendo così il titano ad un oltraggio diretto.
Prometeo sottrasse il fuoco perduto e finì su una rupe a sanguinare di giorno e a rabbrividire di notte.
Si marchia con bande parallele, bianche e vermiglie, un luogo sacro, dove la separazione di dei e mortali si manifesta e attenua attraverso le spoglie del toro, del mondo un tempo unito.
Il sacrificio ricorda la santità del taglio, ma c’è anche chi pensa che si tratti solo di un aneddoto divertente.

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