L'arca olearia
Italia e Tunisia sull’orlo di una guerra commerciale sull’olio di oliva?
Con l’ondata di arresti nella Tunisia dell’olio di oliva a novembre, la disgregazione della filiera ha favorito la speculazione da parte di grandi gruppi spagnoli. I prezzi dell’olio tunisino, abbondantemente sotto i 4 euro/kg, mettono in allarme l’Italia. E’ un momento cruciale nei rapporti italo-tunisini
05 febbraio 2025 | 09:30 | Alberto Grimelli
La Tunisia dell’olio di oliva, ancor più del Portogallo, rischia di diventare il centro di traffici speculativi con il conseguente acuirsi di tensioni non solo sui prezzi ma anche nei rapporti bilaterali tra la Tunisia e l’Unione europea, e soprattutto la Tunisia e l’Italia.
La recente polemica per una revisione restrittiva della legislazione sull’ingresso nell’Unione europea del contingente da 56 mila tonnellate a dazio zero è stata la manifestazione pubblica di una tensione latente sempre più forte.
La disgregazione della filiera olivicolo-olearia tunisina, a seguito dell’ondata di arresti di novembre, ha provocato l’immediato abbassamento del prezzo dell’olio, fino alla soglia dei 3 euro/kg. Con il principale collettore di olio di oliva tunisino, CHO, di fatto immobilizzato, l’intera filiera è andata in fibrillazione. Mai si sono registrati così tanti voli privati dalla Spagna alla Tunisia a novembre e dicembre, anche con offerte per contanti, e il rastrellamento di olio a prezzi stracciati da parte di gruppi come Acesur, Borges e Migasa.
Una situazione che ha provocato l’ulteriore stretta da parte tunisina del mercato dell’olio, fenomeno che rischia di aumentare le tensioni sui prezzi, da cui la reazione italiana.
Il punto di vista del mondo olivicolo italiano sulla Tunisia dell’olio: una mano tesa
Il mondo olivicolo italiano è sempre stato molto critico sulla Tunisia olivicolo-olearia e, dopo il lavoro svolto negli ultimi tre anni dalla filiera per la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano, con prezzi stabili oltre i 9 euro/kg, la preoccupazione è per l’ingresso in Italia di olio tunisino. Ma nelle voci dei protagonisti non c’è ostilità nei confronti degli olivicoltori tunisini ma traspare una forte preoccupazione.
- Unaprol/Coldiretti hanno acceso le polveri contro l’olio tunisino, perché ce l’avete tanto con gli olivicoltori di quel Paese?
“Se davvero volessimo il male degli olivicoltori tunisini non avremmo chiesto la rimodulazione temporale del regime doganale a dazio zero per le 56 mila tonnellate di olio tunisino, ma la sua abrogazione – afferma David Granieri, presidente Unaprol e vicepresidente nazionale Coldiretti - Solo non vogliamo che olio extravergine di oliva a prezzi stracciati possa perturbare il mercato, magari anche attraverso operazioni poco chiare o truffaldine. A questo proposito abbiamo una lunga esperienza sul tema in Italia e saremo ben lieti di dare il nostro contributo su questo fronte. L’Italia ha la leadership europea in materia di controlli. Poi, certo, anche gli europei devono fare la propria parte, a esempio attraverso l’istituzione di un registro di carico e scarico dell’olio europeo.”
- Cosa vi preoccupa dell’ingresso di olio tunisino in Italia?
“Che l’olio tunisino non venga venduto come tale ma diventi comunitario o addirittura italiano, così truffano i consumatori e danneggiando gli olivicoltori italiani – afferma Tommaso Loiodice, presidente Unapol, associazione degli olivicoltori vicina a Confagricoltura - E’ una preoccupazione seria che va affrontata seriamente. Vorremmo che il governo si attivasse per degli accordi bilaterali con la Tunisia, magari nell’alveo del Piano Mattei, perché gli scambi commerciali fossero improntati alla legalità. Le regole del gioco devono essere le stesse, in Italia e in Tunisia. Altrimenti l’importazione di olio tunisino rischia di divenire solo un danno per gli olivicoltori italiani e questo non possiamo permetterlo.”
- Italia Olivicola è sempre stata molto critica sull’olio tunisino, sulla sua qualità…
“Non ho cambiato opinione – afferma Gennaro Sicolo, presidente di ItaliaOlivicola e vicepresidente nazionale di CIA-Agricoltori Italiani – ma la Tunisia si è avviata in un percorso di qualità, tracciabilità e saremo ben lieti di offrire il nostro supporto, nel rispetto delle specificità dei rispettivi oli, della vocazione della territorialità e, nel nostro caso, della tutela del Made in Italy. Siamo molto preoccupati dalla disgregazione della filiera tunisina nelle ultime settimane. Non entro nel merito della vicenda, solo dei suoi effetti, ovvero c’è stato un crollo dei prezzi e molte speculazioni commerciali. Anche in questo campo possiamo offrire la nostra esperienza. Attraverso il Patto Etico abbiamo riunito la filiera e impedito ingiustificati cali del prezzo dell’olio italiano. Credo sia un modello esportabile, per il bene di tutti, tunisini e italiani, e per la dovuta trasparenza nei confronti dei consumatori.”
Le strade alternative nei rapporti tra Italia e Tunisia sull’olio di oliva
Italia e Tunisia, oggi, si trovano di fronte a strade alternative nei rapporti bilaterali sull’olio di oliva: conflitto o cooperazione.
Il conflitto
E’ interesse strategico nazionale dell’Italia che il prezzo dell’olio extravergine di oliva italiano resti elevato, cioè remunerativo per il tessuto produttivo, gli olivicoltori, i frantoiani e tutta la filiera. L’ingresso in dumping di olio estero a prezzi molto bassi può perturbare il mercato oleario italiano, con conseguenza di abbassamento dei prezzi che vanno contro gli interessi strategici italiani. Un differenziale di prezzo molto elevato tra olio italiano e tunisino può aumentare considerevolmente il rischio di truffe sull’origine, contro l’interesse nazionale. E’ evidente che, politiche commerciali in dumping da parte della Tunisia dell’olio, porteranno a risposte protezionistiche dell’Italia, con inasprimento della legislazione vigente.
E’ interesse strategico della Tunisia esportare sempre più olio di oliva, a prezzi remunerativi per la filiera, e sufficientemente elevati da garantire anche buone entrate fiscali per il governo. Per ottenere questo risultato è strategico che i mercati oleari internazionali siano sempre più aperti e permeabili al prodotto tunisino, senza vincoli o dazi che siano un freno all’export. Da qui la spinta della Tunisia a siglare un accordo di libero scambio con l’Unione europea, eliminando così il regime delle 56 mila tonnellate a dazio free attuali, ma che ha sempre trovato l’ostilità dell’Italia. Questo porta all’innesco di fenomeni speculativi, basati unicamente sul fattore prezzo (leggasi dumping), per raggiungere volumi di export adeguati alle aspettative.
La cooperazione
Il rispetto dei rispettivi interessi strategici nazionali è essenziale per avviare una strada diversa, quella della cooperazione.
Alla base di un nuovo meccanismo di cooperazione italo-tunisino occorre vi sia una buona organizzazione della filiera da parte tunisina, atta a prevenire fenomeni speculativi come quelli visti nelle ultime settimane soprattutto ad opera di grandi operatori spagnoli. In questa logica l’esperienza acquisita dall’Italia, che vanta una lunga tradizione di scontri tra agricoltura e industria, sarebbe utile per dare spunti e idee di modelli organizzativi, cooperativi e non, che permettano il controllo commerciale dei flussi.
L’obiettivo, a medio-lungo termine, è quello di avere prezzi dell’olio, nei due Paesi, tendenzialmente stabili e remunerativi, con flussi commerciali equi e controllati.
Nel breve termine sarebbe auspicabile un maggiore scambio informativo, a livello governativo e non, tra i due Paesi per prevenire non solo polemiche, ma soprattutto quei fenomeni speculativi che vanno a danno tanto dei produttori italiani quanto dei produttori tunisini. L’esperienza del sistema di controlli italiano, che ha il pieno supporto del mondo olivicolo, sarebbe utile per individuare criticità e attività sospette nell’interesse dei rapporti bilaterali italo-tunisini, e quindi anche europei-tunisini.
In conclusione, sarebbe auspicabile un’operazione win-win tra Italia e Tunisia, attraverso accordi di partnership strategica governativi che favoriscano flussi commerciali ed entrate fiscali, ma anche tra gli olivicoltori affichè il mercato trasparente non lasci spazio a truffatori e speculatori, che in questo momento abbondano, ma anzi favorisca il lavoro e l’equa remunerazione degli operatori onesti e trasparenti.
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