L'arca olearia

Quando l'eccessiva pioggia diventa un problema per l'olivo

Quando l'eccessiva pioggia diventa un problema per l'olivo

Negli ultimi anni il cambiamento climatico sta avendo impatti imprevedibili: a periodi di siccità sempre più lunghi si alternano episodi di piogge intense e prolungate, con conseguenze agronomiche, produttive e ambientali di crescente rilevanza. Scopriamole

04 febbraio 2026 | 12:00 | T N

L’olivo è da sempre il simbolo del paesaggio mediterraneo e una coltura storicamente adattata alla scarsità d’acqua e all’irregolarità delle precipitazioni.

In gran parte dell’area mediterranea, la limitata disponibilità idrica è stata per decenni il principale fattore che ha condizionato la produttività degli oliveti. Negli ultimi anni, però, il cambiamento climatico sta ribaltando questo paradigma: a periodi di siccità sempre più lunghi si alternano episodi di piogge intense e prolungate, con conseguenze agronomiche, produttive e ambientali di crescente rilevanza.

Di fronte a questo scenario, il Network andaluso di allarme e informazione sulle piante (RAIF) ha analizzato gli effetti più comuni associati alle precipitazioni anomale e ha definito una serie di raccomandazioni per ridurne l’impatto sugli oliveti.

Radici senza ossigeno: il rischio del soffocamento

Uno dei problemi più gravi legati all’eccesso d’acqua è il soffocamento radicale. La saturazione prolungata del suolo riduce l’ossigenazione dell’apparato radicale, ostacolando l’assorbimento dei nutrienti e indebolendo progressivamente la pianta, fino a causarne nei casi più gravi la morte. Il fenomeno è particolarmente frequente nei terreni argillosi, poco drenanti, o in presenza di falde superficiali.

Negli ultimi anni, l’espansione di nuovi impianti su suoli pianeggianti e pesanti ha aumentato l’incidenza di questo problema, soprattutto negli oliveti giovani, dove il sistema radicale è ancora poco sviluppato e meno capace di tollerare periodi di ristagno idrico. Secondo il RAIF, la prevenzione passa soprattutto da una corretta gestione del suolo: migliorare il drenaggio, favorire l’aerazione, livellare adeguatamente il terreno e adottare pratiche che aumentino la struttura e la porosità del suolo sono interventi chiave per ridurre il rischio.

Alberi danneggiati da vento e grandine

Le piogge intense sono spesso accompagnate da eventi meteorologici estremi come forti venti, grandinate o nevicate, che possono causare danni diretti agli alberi. Tra i più comuni si registrano l’inclinazione del tronco e lo sradicamento parziale, situazioni che richiedono interventi tempestivi di riposizionamento, tutoraggio e potatura per ristabilire l’equilibrio tra parte aerea e apparato radicale.

Nei casi più gravi, lo sradicamento totale impone il reimpianto dell’albero, previa pulizia delle radici e una riduzione della chioma. Anche la rottura dei rami strutturali compromette l’architettura dell’olivo e rende necessaria una potatura correttiva. I frutti, infine, possono subire danni significativi a causa della grandine o dell’elevata umidità persistente, con effetti negativi sul valore commerciale delle olive e sulla qualità dell’olio. In queste situazioni, l’impiego mirato di trattamenti a base di rame può aiutare a contenere i rischi sanitari.

L’erosione, un’emergenza ambientale

L’erosione del terreno dovuto all'acqua rappresenta uno dei principali problemi ambientali dell’olivicoltura. Le piogge torrenziali accelerano la perdita di suolo fertile, favoriscono l’allagamento delle aree più basse, danneggiano le infrastrutture rurali e contribuiscono all’interramento di bacini e canali. I terreni in pendenza e privi di copertura sono i più vulnerabili.

Nei versanti più ripidi l’erosione si manifesta in modo diffuso nelle parti alte del pendio, mentre nelle zone inferiori si formano solchi e canaloni che compromettono la funzionalità degli appezzamenti. L’intensità del fenomeno dipende non solo dalle piogge, ma anche dalla pendenza, dalla struttura del suolo e dal grado di copertura vegetale.

Prevenire l’erosione con una buona progettazione

Su pendii superiori al 15% è consigliata la realizzazione di terrazze, mentre nelle pendenze intermedie la disposizione delle file lungo le curve di livello consente di rallentare il deflusso dell’acqua. Nei terreni più pianeggianti, un’adeguato orientamento delle strade aziendali aiuta a gestire in modo controllato lo scorrimento superficiale.

Fondamentale è anche la gestione del suolo: le coperture vegetali o inerti migliorano l’infiltrazione dell’acqua, riducono la compattazione e attenuano l’impatto diretto delle gocce di pioggia. La riduzione delle lavorazioni è particolarmente raccomandata negli appezzamenti più esposti al rischio erosivo. Per le incisioni più profonde, il RAIF suggerisce interventi di stabilizzazione con specie arbustive o piccole opere di sistemazione.

Raccolta in difficoltà e aumento delle malattie

Tra le operazioni colturali, la raccolta è quella che risente maggiormente delle piogge persistenti, poiché coincide con il periodo più piovoso dell’anno. I terreni bagnati rallentano i lavori, aumentano i costi, favoriscono la caduta delle olive e possono compromettere la qualità dell’olio. Una pianificazione accurata, l’anticipo della raccolta e un alto livello di meccanizzazione sono strategie fondamentali per ridurre le perdite.

Infine, l’elevata umidità e le temperature miti creano condizioni ideali per lo sviluppo di numerose malattie dell’olivo. Patogeni del suolo come la verticillosi e marciumi radicali, così come malattie della parte aerea quali occhio di pavone, piombatura e rogna i dell’olivo, trovano in questi contesti un ambiente favorevole, aumentando il rischio sanitario e produttivo degli oliveti.

In un clima che cambia, l’eccesso d’acqua diventa quindi una nuova sfida per l’olivicoltura mediterranea. La prevenzione, la corretta gestione agronomica e un’attenta pianificazione risultano oggi strumenti indispensabili per proteggere una coltura simbolo del territorio e dell’economia rurale.

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