L'arca olearia
50 anni di extra vergine. Ora si aprono due strade, con due opposte olivicolture
La legge 1407? Secondo il professor Gianfrancesco Montedoro non ha portato a uno sviluppo del settore. Negli anni ’80-’90, addirittura, i dati statistici hanno evidenziato un calo verticale dei consumi. Che fare, allora? Soddisfare i bisogni strettamente indispensabili, o i desideri dettati da alcune esigenze sensoriali e salutistiche? (12. continua)
15 gennaio 2011 | Gianfrancesco Montedoro

La legge 1407 del 1960. Un primo importante passo avanti. Lâemanazione di una legge, qualunque settore coinvolga, quando trattasi di normare prodotti o mezzi di consumo ha sempre comportato vantaggi (tutela) per il consumatore.
Con il termine âvergineâ si intendeva infatti dare dignità al âsucco di oliva â; con il termine âextraâ definire meglio, nellâambito, il livello di âfreschezzaâ, o, allâopposto, valutare il grado di alterazione del prodotto.
Questâultimo concetto trovava la sua base scientifica nel fatto che lâolio, quando ancora allâinterno del frutto, in certe determinate condizioni (grado di maturazione del frutto, metodi di raccolta e conservazione del medesimo, entrambi legati alla varietà di oliva e alle condizioni ambientali) subisce un processo di alterazione la cui entità è espressa con parametri analitici strumentali noti, i quali il più delle volte condizionano anche gli aspetti sensoriali conseguentemente al fatto che detti fenomeni comportano da una parte la perdita di sostanze naturali e dallâaltra la formazione e quindi la presenza di composti sgradevoli sul piano sensoriale e nocivi per la salute.
Dunque grande merito per tutti coloro, come ricordato da Luchetti, Forcella e Ranzani, che hanno contribuito alla stesura e alla emanazione della legge 1407 del 1960, e altrettanto per coloro che molti anni dopo, assistendo a un tracollo del consumo degli oli di oliva a favore degli oli di semi, contribuirono allâemanazione del regolamento 2358/1991, quale aggiornamento e integrazione della precedente legge, alla luce di alcune acquisizioni chimiche in ordine sia alla scoperta di importanti sostanze sia alla a punto.di nuove metodiche analitiche per la loro determinazione.
Una prima conclusione
Una prima conclusione dunque che è possibile trarre dagli effetti di questa legge è che mettendo a confronto o correlando il periodo successivo alla emanazione sullâandamento dei consumi e dei prezzi degli oli â verginiâ e di âolivaâ, come già ricordato, non si è assistito ad uno sviluppo del settore; negli anni â80-â90, addirittura, i dati statistici hanno evidenziato un calo verticale dei consumi.
Perché? Le sostanze grasse rappresentano un fattore fondamentale della dieta alimentare.
La struttura molecolare gliceridica di queste sostanze (saturi, monoinsaturi, polinsaturi) condiziona fortemente lâazione sul sistema fisiopatologico animale in generale e umano in particolare. Su tali effetti sono state aperte discussioni e polemiche a non finire da parte di medici e nutrizionisti europei e di oltre oceano.
Allo stato attuale la conclusione a cui queste ricerche decennali hanno portato sono unanimemente quelle che vedono il monoinsaturo, in pratica lâacido oleico, di cui lâoliva è il più ricco tra tutte le oleaginose, costituire il componente più significativo a favore della salute.
Eâ trascorso pochissimo tempo da questa conclusione che alcuni genetisti hanno potuto trasformare un seme come il girasole da matrice di olio polinsaturo a quello di olio monoinsaturo con valori di acido oleico addirittura superiori a quelli dello stesso olio di oliva; con ciò consentendo al consumatore di trovare una alternativa a questâultimo.
Un parallelo intervento è stato effettuato su unâaltra matrice, quella cioè produttrice dellâolio di Canola.
Fortunatamente, per effetto di consistenti finanziamenti nazionali e internazionali, altre componenti, denominate âminoriâ per le basse concentrazioni in cui si trovano rispetto alla frazione cosiddetta gliceridica, sono state studiate dal punto di vista biologico nutrizionale.
Tutti i riscontri scientifici (più di mille pubblicazioni internazionali) hanno evidenziato come strutture di derivazione fenolica incidano in maniera significativa sullâodore, sul sapore, sulla conservabilità dellâolio, e quello che più conta nella prevenzione di patologie croniche degenerative (cardiovascolari, neurologiche e oncologiche) per effetto della loro azione antiossidante vasodilatatoria e coleretica.
à a partire da queste ricerche, acquisite e diffuse dal mondo accademico internazionale prima e poi dagli operatori della filiera che è stata riportata lâattenzione sullâolio da olive; attenzione che ha consentito di riposizionarlo nella scala più alta dei valori nutrizionali e al primo posto rispetto a tutte le altre sostanze grasse.
Non a torto, recentemente lâUnesco ha dichiarato la âdieta mediterraneaâ patrimonio dellâumanità . Dieta mediterranea che ha, fra i suoi componenti fondamentali, lâolio da olive.
A far tempo dagli anni â90, come conseguenza di queste ricerche si è assistito a una impennata della produzione mondiale.
I dati statistici più recenti mostrano che a tale incremento hanno partecipato, in primo luogo lâarea mediterranea e altre aree territoriali ove lâulivo era praticamente assente (Australia, Sudafrica ecc..) o coltivato in alcune aree particolari (Cile, Argentina, Iran, ecc).
La conseguenza di tale evoluzione quantitativa non supportata da un parallelo incremento del consumo, ha caratterizzato lâimmissione sul mercato di oli a basso prezzo e fortemente concorrenziali fra di loro, e in particolare con alcuni prodotti nazionali, con caratteristiche compositive molto differenziate non sempre corrispondenti ai regolamenti Ue, tanto meno alle esigenza nutrizionali.
Tutto ciò ha trovato facile presa presso i consumatori impossibilitati attraverso le indicazioni riportate sulle etichette a interpretare o capire i motivi di tali differenze di prezzo tra prodotti ugualmente classificati con il termine âextra vergineâ e la stessa dicitura âolio di qualità superioreâ.
I regolamenti 2358/91 e seguenti, e i parametri chimici e sensoriali in essi riportarti, seppure aggiornarti sono solo in condizione di tutelare il consumatore nei confronti dellâorigine botanica e del processo di estrazione meccanica, non forniscono invece alcuna indicazione sulla territorialità (tipicità ), sul profilo aromatico e ancora peggio sugli attributi nutrizionali-salutistici diversi da quelli attribuiti allâacido oleico (oliva e girasole); aspetti in cui tutto il comparto agro alimentare (vedi latte, succhi di frutta, ecc..) deve soddisfare in considerazioni del fatto che il âbenessereâ determinato fondamentalmente per lâ80 % dei fattori dallâimentazione.
Che fare allora? Soddisfare i bisogni strettamente indispensabili o i desideri dettati da alcune esigenze sensoriali e salutistiche?
Anche qui le statistiche ci dicono che questâultima categoria di consumatori è passata dal 5% degli anni â80 alla 20-25% del presente; che produrre una âextra vergineâ volto a soddisfare (leggi e regolamenti citati) il primo gruppo di consumatori costa al produttore 2-3 euro /chilo mentre quello prodotto per soddisfare i più esigenti necessitano 6/7 euro/chilo; che il primo può essere remunerativo solo se prodotto in aree extra italiane, lâaltro invece, per quanto riguarda lâItalia, trova la sua possibilità economica sicuramente nell'area meridionale e non sempre in quelle centro settentrionali.
Dunque quali iniziative intraprendere ?
Non basta purtroppo festeggiare il cinquantennale di una legge indubbiamente meritoria che ha dato un primo indispensabile assetto normativo negli anni â60 -â80, ma che alla distanza non ha certo risolto i problemi tuttora cogenti del sistema Italia.
Si ritiene che il mondo oleario italiano debba pensare di introdurre nella classificazione degli âoli da olivaâ un nuovo prodotto che non può limitarsi alla sola ed esclusiva denominazione âextra vergineâ, ma, come già fu proposto in occasione di un convegno tenutosi a Spoleto nel 2005, alle istituzioni pubbliche e alla filiera con il termine âextra vergine di alta qualità â inserendo nella normativa anche parametri analitici di interesse sensoriale e nutrizionale salutistico.
In questo ambito sono state avviate alcune iniziative da parte delle Op (Organizzazioni produttori) purtroppo con esiti commerciali non esaltanti, conseguentemente alla mancanza di una apposita normativa.
Conclusione logica?
Benvenuta legge 1407 e i suoi successivi Regolamenti Ue che hanno certamente fornito un assestamento allâinterno della filiera, tuttavia la situazione di mercato è quella di una crisi ancora non risolta e che rimarrà tale ancora per molto tempo, lasciando sul tavolo due interrogativi: il futuro della olivicoltura tradizionale con un forte impatto paesaggistico e soprattutto idrogeologico; peggio ancora una ulteriore questione aperta, quella riguardante il nuovo assetto degli impianti olivicoli intensivi o superintensivi.
Una soluzione, questâultima, per abbassare i costi produttivi in linea con altri paesi produttori e quindi competitivi, ma non in linea con i livelli qualitativi garantiti dal sistema Italia.
Dunque: due olivicolture?
Una improntata alla qualità nutrizionale e sensoriale, che dovrà essere supportata da un nuovo riconoscimento normativo percepito dal consumatore, o in alternativa necessariamente assistita dallâintervento pubblico; lâaltra , quella innovativa, competitiva e sufficientemente tutelata dalla festeggiata legge 1407 e dai Regolamenti Ue successivi.
Eâ su questo terreno che tutti coloro che hanno partecipato allâincontro del 2 dicembre a Milano, come raccomanda giustamente il dottor Caricato, a cui si deve gratitudine per questa iniziativa, dovranno confrontarsi e dare una risposta adeguata e conclusiva.
LEGGI LO SPECIALE SUI CINQUANT'ANNI
Luigi Caricato > 1960-2010. Buon compleanno extra vergine. Tributo al re dei grassi link esterno
Gennaro Forcella > Lâintroduzione dellâextra vergine. Una svolta verso la trasparenza del mercato link esterno
Francesco Visioli > Olio extra vergine di oliva o pura lana vergine? link esterno
Claudio Ranzani > Cosa ci può essere di meglio dellâolio extra vergine di oliva?
link esterno
Mario Pacelli > 50 anni di extra vergine. Quel pasticciaccio (brutto?) della legge 1407
link esterno
Fausto Luchetti > Olio delle vergini o per le vergini? Un nuovo vestito per l'olio da olive
link esterno
Francesco Bruzzo > Lâextra vergine? Macchè 1960, risale al 1991 la sua vera nascita
link esterno
Felice Modica > La qualità degli extra vergini? Ci condanna a soccombere
link esterno
Paolo Inglese > 50 anni? Li dimostra tutti. Nonostante il successo, lâextra vergine perde valore
link esterno
Silvano Ferri > 50 anni di extra vergine. Abbiamo perso grandi occasioni in questi anni
link esterno
Giorgio Lazzaretti > 50 anni di extra vergine in luce positiva. Il federalismo olivicolo è già realtÃ
link esterno
E INOLTRE
TN > Olio extra vergine d'oliva, 50 anni vissuti pericolosamente
link esterno
Giandomenico Scanu > Buon compleanno extra vergine. Il racconto di una giornata
link esterno
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Olio extravergine di oliva, la ricetta per resistere alle alte temperature? Raccolta precoce e polifenoli
Un indice di maturazione ottimale (1,88) e una lavorazione senza acqua aggiunta possono spingere i polifenoli fino a 2840 mg/kg, garantendo all'olio extravergine una stabilità ossidativa record anche dopo 30 giorni a 60°C
22 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Foglie d'olivo sotto esame: l'intelligenza artificiale che riconosce le malattie anche in campo
Messo a punto un sistema di deep learning capace di diagnosticare le malattie delle foglie d'olivo partendo da semplici fotografie scattate con lo smartphone, anche in condizioni ambientali tutt'altro che ideali
22 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Azoto e olivo, dalla fisiologia alla fertilizzazione mirata
L'azoto resta l'elemento biogeno di maggiore impatto sulla produttività dell'olivo. Ecco un modello integrato fondato su tre pilastri: concimazione basale di precisione, applicazione fogliare nelle fasi critiche e attivazione biologica tramite microrganismi fissatori
21 ottobre 2026 | 16:00
L'arca olearia
Abbacchiatori per olive, elettrici o pneumatici: efficienza di raccolta, ergonomia e costi nel 2026
Pettini elettrici a batteria, abbacchiatori pneumatici e teste a movimento oscillante non offrono le stesse prestazioni in ogni oliveto. Nel 2026, l'investimento per un abbacchiatore può variare da poche centinaia di euro a oltre mille euro per le configurazioni elettriche più complete. Il costo effettivo della raccolta, tuttavia, dipende soprattutto dalla produttività oraria della squadra e dal costo regolare della manodopera
21 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Pannelli OSB dagli scarti di potatura dell'olivo
Un nuovo studio dimostra che i residui della potatura degli olivi possono trasformarsi in pannelli strutturali ecologici, usando un adesivo naturale estratto dalle bucce di melagrana. Risultati conformi agli standard europei e prestazioni meccaniche in crescita con l'aumento della resina bio
21 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Inerbimento dell'olivo: gli effetti nel breve periodo in aree aride sono limitati
Confrontati oliveti di 15 e 50 anni, valutando gli effetti di favino, miscuglio veccia-avena e terreno nudo sulle proprietà fisiche e chimiche del suolo. Le differenze tra gli appezzamenti risultano più evidenti dove c'è l'inerbimento, ma sono influenzate anche dalla storia gestionale dei terreni
20 ottobre 2026 | 15:00