Editoriali

Consorzi e associazioni, il grande balzo

01 maggio 2010 | Ernesto Vania

Il grande salto è stato compiuto.
Dopo il forte incentivo comunitario che ha trasformato le organizzazioni dei produttori da sindacati di un comparto a strumenti commerciali, il grande balzo in avanti è una realtà.
Non più solo le OP, ora anche i Consorzi si dedicano al commercio.

Recentemente il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha annunciato la modifica statutaria che permette la possibilità di partecipare alla costituzione di società commerciali, delle quali potrà detenere l’intero capitale sociale.

Negli stessi giorni il Consorzio padano ortofrutticolo ha annunciato l’acquisto del marchio Berni.
“La nostra garanzia più grande non sta in Italia - ha spiegato il presidente Fausto Gandolfi - ma in quello che riusciriemo a fare internazionalmente, perchè solo con l'Italia non ce la facciamo”.

Questa strategia, comune a diverse organizzazioni, ma soprattutto le parole di Gandolfi, indicano una rotta frutto della necessità.

I prezzi sono troppo bassi e l’Italia è un mercato troppo piccolo per la nostra produzione, nonostante quanto afferma Coldiretti, e per proporsi sulla scena internazionale occorrono strategie e politiche di marketing, marchi commerciali forti, possibilmente già conosciuti e capacità manageriali che non sono alla portata di nessuna delle nostre imprese agricole.

Resta da capire se la scelta di affidare ai Consorzi e alle Associazioni e alle Op questo ruolo sia saggio oppure no.
Si tratta infatti di soggetti che, fino all’altro ieri, hanno speso soldi senza dover produrre risultati economici ma soltanto politici e quando sono stati chiamati in causa per delineare, con fondi pubblici, campagne promozionali e di marketing i risultati sono stati deludenti.

Una certa cautela, nei riguardi di questo grande balzo in avanti, è quindi d’obbligo auspicando che i politici che oggi reggono spesso le sorti di molti consigli di amministrazione di Consorzi e Associazioni sappiano, almeno, trovare manager all’altezza, capaci di raccogliere la sfida e di produrre utili e reddito per gli agricoltori.

Si sa, l’Italia è la patria del nepotismo e non ci sarebbe nulla di più deleterio per il settore agricolo che svegliarsi e ritrovarsi nelle mani di neolaureati in economia e commercio che assumono il ruolo di direttore vendite e direttore commerciale solo perché “figli di…”

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