Editoriali

La donna con l'uccello in bocca

19 luglio 2008 | Luigi Caricato

Sabina Guzzanti su Papa Ratzinger:
«Tra vent'anni anni sarà morto e andrà all'inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi, non passivissimi».

Sabina Guzzanti su Mara Carfagna:
«A me non interessa la vita sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una che gli ha succhiato l'uccello».



Ma come, direte esterrefatti! Un editoriale dal titolo così volgare e spregiudicato, e in qualche modo anche offensivo?
Sì, non è proprio il massimo della finezza. Ma è senz'altro il segno dell'imbarbarimento dei tempi, visto che il turpiloquio è oramai moneta di scambio comune. E poi, si sa, quando si sprofonda verso il basso, il vuoto diventa voragine, la voragine abisso.

Taglio corto con questa premessa, per andare al dunque.
Tutti voi sapete che una certa gentildonna di nome Sabina Guzzanti, nel vomito di piazza Savona, alla corte del capipopolo Antonio Di Pietro, ha sbottato con le sue solite uscite, pura espressione di colorata raffinatezza di pensiero, satira (la chiamano così, anche quando è tutt'altro) condita da quella giusta dose di sapienza intellettuale che fa rendere tutto possibile, perché la si è pronunciata nel nome della verità e della giustizia. Fini nobili sui quali non si può transigere (e perché mai?).

Nulla di scandoloso, tuttavia, visto che oggi tutto si può dire - basta non essere dalla parte sbagliata. Si può dunque ingiuriare e ferire sensibilità. Si possono anche lanciare terribili giudizi sulla pubblica piazza come se fossero implacabili fendenti capaci di squartare anime alla stessa maniera di corpi da violare brutalmente. Non c'è differenza.

E' l'equivalente dello stupro. E' la parola gettata con disprezzo dell'altro. E' pura violenza. E tale furia aggressiva è sufficiente in fondo camuffarla in modo egregio così da paragonarla addirittura a una battaglia morale combattuta per fini meritevoli di encomio. Ed è sufficiente indossare quel lungo velo di ipocrisia ch'è la patente di intellettualismo impegnato, per assumere quell'atteggiamento caratteristico di quegli intellettuali organici che, quando la causa chiama, alla causa si sentono in dovere di rispondere comunque e sempre, 24 ore su 24.

Più rifletto su certe espressioni così feroci e cattive, ma diciamo pure: squallide, e più resto senza fiato. A risentire o rileggere le affermazioni della Guzzanti, sia a proposito del pontefice Bendedetto XVI, sia quelle riguardanti il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, resto totalmente allibito e sorpreso. Ed è inaudito pensare a come si possa ancora oggi, anno 2008, ignorare quella minima sensibilità nell'infierire con la più becera forma di maschilismo.

Dov'è riposto - mi chiedo - il rispetto, e la dignità, verso il nemico?
Qui si sta consumando una guerra ideologica senza esclusione di colpi.
E altrettanto squallida e irriverente è allo stesso modo la mancanza di riguardo verso un'autorità morale e religiosa qual è il Papa!
C'è la cattiveria elevata all'ennesima potenza, con l'unico scopo di infierire su chi la pensa in maniera diversa. E' l'intolleranza allo stato puro paragonabile al clima da caccia alle streghe.

Ma poi - per assurdo - colpisce anche il finto coraggio, e l'orgoglio reso visibile sotto forma di una inviolabile corazza, di chi, come la Guzzanti, crede perfino di essere nel giusto, illudendosi di far satira sferrando colpi bassi in maniera cruenta e indegna.

Un comportamento che non stupisce, visto l'imbarbarimento della società, e che non trova nemmeno giustificazioni, pur sforzandosi di contestualizzare l'accaduto.

Chiudo perciò esprimendo l'assoluta disistima, sul piano umano, nei confronti di una finta artista come Sabina Guzzanti. Finta non perché non sia bravba, ma perché l'arte non può sposare l'ideologia ed esserne subalterna. Poi, in ogni caso, ognuno può pensarla come crede. Siamo in un'epoca di relativismo, d'altra parte, o no?
Ciascuno sarà libero di agire come riterrà più opportuno, ma c'è in ogni caso un limite all'indecenza, e non è accettabile che nel nome e per conto dell'ideologia tutto possa essere infangato.

Non dimentichiamo che si può uccidere anche con le parole.
Chi gioca con le parole senza valutarne gli effetti non ha la benché minima sensibilità per capire che proprio quelle parole, pronunciate in un certo modo, urlate in un certo contesto, amplificano e ingigantiscono a dismisura le conseguenze su chi ne è vittima, lasciando profonde ferite.

La mia indignazione è serena ed è aperta al dialogo, ma resto rassegnato al fatto che alcune persone (che parola grossa e impegnativa!) non dispongano ad oggi di strumenti adeguati per capire il senso delle cose e della realtà.
Queste persone sono vittime dell'odio ideologico e agiscono impavide e baldanzose, sentendosi sempre nel giusto, senza mai mettersi in discussione. Salvo poi pentirsi quando ormai è troppo tardi, e il male che si è fatto non si cancella, e le ferite inferte non si potranno più risanare.

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