Editoriali

C(AA)onflitto di interessi

17 maggio 2008 | Ernesto Vania

Giuseppe Politi ha chiesto un incontro al Ministro Calderoli per “affrontare l’annoso problema della burocrazia il cui onere pesa sempre di più sulle imprese.”
La Cia ha voluto anche ricordare che il costo burocratico supera i 2 miliardi di euro all’anno.
Si tratta di verità evidenti, di eclatanti disfunzioni della nostra amministrazione pubblica che vanno a gravare, in termini di tempo e denaro spesi inutilmente, sulle aziende agricole piccole, medie e grandi.

Fin qui l’ovvio, vediamo ora di andare oltre.

A chiedere la sburocratizzazione del sistema agricolo è un’organizzazione di categoria, rappresentante gli interessi degli agricoltori, una lobby.
Nulla di strano, se non fosse che questo sindacato, attraverso sue dirette emanazioni, i CAA (Centri di Assistenza Agricola), molto spesso società a responsabilità limitata, quindi a scopo di lucro, si occupi proprio dell’assistenza burocratica alle imprese agricole.
I CAA sono importanti fonti di guadagno per le organizzazioni di categoria che mai potrebbero sostenere le loro strutture dirigenziali e impiegatizie unicamente con le tessere sociali e qualche contributo pubblico. Sono invece i milioni, i molti milioni di euro derivanti dalla tenuta del fascicolo aziendale, oltre che per la redazione della richiesta di contributo Pac, di assegnazione del gasolio agricolo ed altro.

Le organizzazioni agricole, che vogliono o vorrebbero smantellare la burocrazia, sono le prime a trarne nutrimento.

Dubbi? Proseguiamo.

Le organizzazioni di categoria, ieri, oggi e domani, siedono ai tavoli di concertazione, ovvero delineano, insieme con funzionari e amministratori pubblici, soprattutto a livello regionale e provinciale, i principi ma anche le norme e i regolamenti che riguardano il mondo agricolo.
La stessa Cia, ad esempio, è stata coinvolta al tavolo che ha scritto i bandi del Psr Toscana, norme che, almeno nei casi riguardanti le misure di investimento, sono risultate tanto caotiche e poco chiare da far chiedere pubblicamente alla stessa Cia uno slittamento della scadenza dei bandi, prontamente accolto. Perché gridare al lupo ora? Non si poteva intervenire prima, in fase di stesura, con regolamenti più semplici e meno interpretabili? Forse si voleva che il semplice agricoltore, leggendo il bando, non riuscisse a venirne a capo, così dovendo rivolgersi alla consulenza dei CAA?
A pensar male si fa peccato, ma…

Casi di questo tipo non sono infatti così sporadici e non investono solo la Cia.
La Coldiretti ha voluto fortemente il decreto sull’etichettatura d’origine obbligatoria degli oli d’oliva. Una norma che prevede l’iscrizione obbligatoria delle aziende olivicole che vogliono vendere olio confezionato a un registro regionale e la tenuta di un registro di carico/scarico dell’olio prodotto e venduto. Si tratta di adempimenti che non tutte le imprese saranno in grado di espletare in proprio. A chi si rivolgeranno?

I conflitti di interesse, in Italia, si sprecano.
Ve ne sono in ogni settore e a ogni livello.
Purtroppo ormai ci siamo abituati a tollerarli, un po’ perché abbiamo un atteggiamento di benevolenza verso i furbi, un po’ perché conviviamo con essi da tanto tempo che sradicarli è una missione titanica, prima che normativa infatti è culturale.
Siamo sordi e muti (non tutti), amiamo il quieto vivere e la pace (non tutti), non ficchiamo il naso negli affari degli altri (non tutti), in cambio chiediamo solo di non essere presi in giro dal politico o dall’organizzazione di turno.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Il cibo non è una merce: è il tempo della ribellione

L'accordo di libero scambio UE-Mercosur si dovrebbe basare su finte clausole di salvaguardia, ma con l'impossibilità di reali controlli sull'agricoltura e l'agroalimentare del sud America. La salute dei cittadini europei è a rischio, insieme con l'agricoltura del Vecchio Continente

27 gennaio 2026 | 15:35 | Giorgio Bonacini

Editoriali

I media sono nemici dell'olio extravergine di oliva italiano?

Piu passa il tempo, più non leggo di extravergine, più non vedo extravergine, più non sento extravergine, più sono assalito da un dubbio “non amletico”: esiste una lobby, voluta o involontaria, dei “nemici dell’extravergine”?

26 gennaio 2026 | 09:00 | Giulio Scatolini

Editoriali

L’intelligenza artificiale sceglierà quale olio d’oliva mettere sugli scaffali della Grande Distribuzione

Buyer e Controllo qualità della GDO sono inutili: aboliamoli! Al loro posto l’intelligenza artificiale selezionerà le offerte provenienti dalle aziende in maniera più efficiente, veloce ed economica. Con lo Stato che ha abdicato ai controlli, l’olio lampante diventerà presto il nuovo standard di qualità

21 gennaio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Un laboratorio a cielo aperto per dare nuova vita all'agricoltura

Urgente e fondamentale è riappropriarsi della politica per tornare a essere popolo, ovvero punto di riferimento sociale, economico e culturale. Si tratta di saper governare i suoi beni comuni, quali il territorio, l’acqua e l’aria per continuare ad avere cibo sano, acqua potabile e aria pulita

08 gennaio 2026 | 15:00 | Pasquale Di Lena

Editoriali

Olio di oliva a dazio zero dalla Tunisia: chi ci guadagna davvero?

L’attuale regime delle quote di importazione favorisce solo l’industria olearia europea, spagnola in particolare. L’olio di oliva tunisino finirà comunque in Europa ma tutto dipende dal prezzo e dalle condizioni. Senza regole si distrugge il mondo produttivo europeo e tunisino

08 gennaio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Le due manifestazioni degli agricoltori a Bruxelles: PAC, Mercosur e crisi dell’agricoltura

Il 18 dicembre nella capitale belga non è andata in scena un’unica manifestazione degli agricoltori ma due: una sfilata istituzionale e una rivolta sociale. Incontri al Parlamento e con la Commissione ma anche tafferugli e liquami versati in strada

19 dicembre 2025 | 14:40 | Alberto Grimelli