Editoriali

Ecco quello che si nasconde dietro la circolare sulle miscele di olio di oliva vergine

Ecco quello che si nasconde dietro la circolare sulle miscele di olio di oliva vergine

Un vecchio detto dice che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. La circolare sulle miscele tra extravergine e vergine di oliva, per come è concepita, è facilmente impugnabile e così i suoi effetti. Ma bloccherà il mercato dell’olio vergine in Italia. E senza la collaborazione della Grande Distribuzione diventerà un’occasione persa

21 luglio 2026 | 15:30 | Alberto Grimelli

La circolare sulla miscelazione di olio vergine ed extravergine di oliva, con la classificazione del prodotto ottenuto come vergine, è un facile spot al termine della cabina di regia dei controlli e del tavolo olivicolo. Di più, uno spot a costo zero e quindi ancor più gradito dalla politica.

Si vede, però, che il provvedimento è stato scritto con molta fretta. Troppa fretta.

Come mi è stato giustamente segnalato, le circolari non vengono pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Invece nella circolare appena emanata si legge: “Pertanto, a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana della presente circolare, l’olio ottenuto dalla pratica di miscelazione dell’«olio extra vergine» con l’«olio di oliva vergine» dovrà in ogni caso essere classificato quale «olio vergine di oliva»”

Stante che la circolare dispone la sua operabilità da quel momento, in teoria significa che la stessa non sarà mai operativa. Se invece sostituiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale con quella nella raccolta normativa del Masaf (avvenuta il 16 luglio 2026) facciamo un passaggio logico coerente ma ardito dal punto di vista giuridico. Questo è solo uno dei punti che rendono la circolare facilmente impugnabile. Ovvero, più propriamente, i suoi effetti.

Non parliamo poi del fatto che la circolare presenta un effetto retroattivo anticostituzionale (“Si precisa inoltre che l’olio ottenuto dalla miscelazione effettuata anteriormente alla predetta data è
dichiarato «olio extra vergine»... dovrà essere riclassificato come «olio di oliva vergine»") e non prevede alcun periodo transitorio per lo smaltimento delle scorte sfuse, in cisterna.

Dubito che vi sarà alcuna impugnazione almeno fino al momento in cui inizieranno le sanzioni da 3 a 24 mila euro ai sensi dell’articolo 7 del regolamento UE 1169/2011.

A questo proposito, il silenzio delle associazioni dell’industria olearia e dell’imbottigliamento è rumoroso: si vince in tribunale domani (rif. sentenza del Tribunale di Perugia del 18 ottobre 2023), senza necessità di strepitare oggi.

L’effetto immediato della nuova circolare ministeriale sarà però il blocco immediato delle contrattazioni sull’olio vergine italiano, come pure su tutti gli oli extravergini di oliva nazionali border line, ovvero passibili di divenire vergini in poche settimane. E’ probabile un riposizionamento delle quotazioni di questi oli verso il lampante, stante che un olio vergine, trovato stoccato presso un industriale non può essere utilizzato per miscele, come avvenuto sino ad oggi, ma dovrà essere destinato alla raffinazione. Avere in giacenza un olio vergine o border line diventa un rischio elevato, con tutte le conseguenze commerciali. Nella migliore delle ipotesi, quindi, la circolare diventerà un'ulteriore arma di ricatto da parte dei soliti "furbi", avvezzi al rischio. Nella peggiore bloccherà ancor di più il mercato. 

Le miscele vergine ed extravergine di oliva, ovvero quelle operazioni che servono per proporre a scaffale oli extravergini a prezzi da 4,99 euro/litro in giù, non si potranno più fare in Italia ma si potranno fare all’estero (Spagna, Portogallo, Grecia…). Quindi sarà sufficiente fare la miscelazione in loco e importarlo solo prima dell’imbottigliamento. Anche con olio italiano? Teoricamente sì. Basterà comprare olio border line pagato pochissimo, ma dichiarato extravergine, portarlo in Spagna o in Francia, miscelarlo e riportarlo in Italia come extravergine per l'imbottigliamento. E potrebbe divenire economicamente conveniente nel momento in cui il differenziale tra extravergine e vergine italiano si alzasse oltre i 2-3 euro. 

Ai fini di scongiurare le frodi, la circolare è quindi assolutamente inutile, obbligando solo industria e imbottigliamento a una diversa organizzazione del lavoro. Ed è persino controproducente, nel breve periodo, per frantoiani e OP che vedranno ulteriormente deprezzato l’olio vergine o extravergine border line.

E’ un segnale, questo sì.

Riaccende un faro che era stato acceso una ventina di anni fa sulla qualità degli extravergini in commercio, mettendo sull’avviso il consumatore che quello che compra a prezzi impossibili non può essere vero extravergine. Un’operazione culturale che Coldiretti ha iniziato sui social e che verrà portata avanti anche nelle prossime settimane. Cambierà lo scenario di acquisto a scaffale? I consumatori diventeranno più sospettosi di fronte a offerte a prezzi stracciati (Cit. Ministro Lollobrigida)?

Permettetemi di dubitarne, a meno che l’effetto “educativo” non si rivolga verso la Grande Distribuzione. Ovvero divenga una minaccia velata: visto che l’olio in offerta è, molto presumibilmente, frutto di una miscela vergine-extravergine, e dovrebbe dunque essere venduto per vergine, d’ora in avanti dovrai riclassificare (con le ovvie ripercussioni legali) tutte le offerte a prezzi stracciati che si trovano a scaffale. Allora sì, potrebbe funzionare. Si potrebbe portare l'asticella della qualità verso l'alto, con aumenti dei prezzi dell'olio comunitario e, indirettamente, dell'extravergine nazionale.

Ma per fare questo una circolare non basta.

Insomma, oggi la circolare è un’arma spuntata (nella migliore delle ipotesi) e un boomerang per l’olivicoltura nazionale (nella peggiore delle ipotesi).

Trasformarla da rischio reale e cogente in opportunità futura ma tangibile è un percorso tutto da costruire… 

Soffrire oggi per guadagnare domani è un rischio accettabile, persino condivisibile, purchè si veda un progetto che vada oltre la propaganda. 

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