Editoriali

Dal crack Bioliva può nascere un colosso tunisino dell’olio d'oliva controllato dallo Stato

Dal crack Bioliva può nascere un colosso tunisino dell’olio d'oliva controllato dallo Stato

Il tribunale di Ben Arous ha affidato al commissario giudiziale la gestione totale delle società riconducibili ad Adel Ben Romdhane. Il dissesto di Bioliva e della Borges Organic Olive Oil Company potrebbe trasformarsi nella nascita di un nuovo grande operatore internazionale dell’olio di oliva

03 settembre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli

Le roi est mort, vive le roi!

E’ morto, idealmente e metaforicamente, il re dell’olio d’oliva tunisino: Adel Ben Romdhane.

Il 15 giugno scorso il tribunale ha affidato al curatore e commissario giudiziale Anis Ezzeddine la gestione totale della società, dopo l’avvio del procedimento di curatela giudiziaria il 25 settembre 2025. Nello stesso periodo il giudice ha inoltre disposto una nuova proroga di tre mesi del periodo di osservazione relativo a Bioliva, che dovrebbe concludersi il 26 settembre, salvo ulteriori provvedimenti.

L’ex re dell’olio di oliva tunisino, Adel Ben Romdhane, con la perdita del controllo di tutte le sue società, ha perso scettro e corona.

La novità più rilevante riguarda l’estensione del perimetro della gestione giudiziaria. Sotto l’amministrazione esclusiva del commissario giudiziale sono finite infatti tutte le società tunisine riconducibili al patron di Bioliva. Tra queste figura la Borges Organic Olive Oil Company, società tunisina che vede la spagnola Borges Agricultural & Industrial Edible Oils come socia minoritaria almeno fino all’inizio del 2024 ma anche oltre, visto che non risultano, dai documenti ufficiali, variazioni dell’assetto societario da allora ad oggi. E proprio verso Borges, propriamente Borges USA, la Borges Organic Olive Oil Company ha indirizzato le ultime spedizioni di olio prima della fuga di Adel Ben Romdhane.

Ma la Borges Organic Olive Oil Company, al pari di Bioliva e altre società minori, potrebbero presto scomparire, per creare una new company che diventerebbe un colosso del mondo oleario tunisino. Un colosso che nessuno vorrebbe far fallire a partire dai numerosi creditori, italiani, spagnoli e americani, che diventerebbero soci della newco.

BH Bank potrebbe diventare il primo azionista

Il principale creditore di Bioliva Med Company è la BH Bank, istituto bancario controllato dallo Stato tunisino.

Attraverso BH Bank, lo Stato tunisino potrebbe ritrovarsi indirettamente azionista di una nuova grande realtà dell’olio di oliva, con una struttura potenzialmente più agile rispetto a quella dell’attuale sistema pubblico di commercializzazione. Il risultato potrebbe essere quello di creare un operatore nel quale l'influenza pubblica tunisina sarebbe molto più significativa di quanto non sia oggi nel settore privato.

Una nuova leva sui mercati internazionali

La nascita di una newco di questo tipo potrebbe offrire alla Tunisia uno strumento ulteriore per muoversi sui mercati internazionali dell’olio di oliva.

Oggi il principale riferimento istituzionale tunisino è rappresentato dall’Office National de l'Huile, l’ONH, organismo pubblico che svolge un ruolo centrale nella filiera oleicola nazionale e nei rapporti con i mercati esteri.

Una società privata a partecipazione indirettamente pubblica, costruita attraverso la ristrutturazione degli asset di Bioliva, potrebbe invece operare secondo logiche maggiormente commerciali, disponendo di maggiore flessibilità nelle operazioni internazionali.

Lo scenario assume particolare rilevanza anche alla luce delle recenti tensioni emerse sul fronte delle esportazioni tunisine. I controlli effettuati in Europa e, in particolare, in Italia nelle ultime settimane avrebbero evidenziato alcune problematicità relative a partite riconducibili alle esportazioni dell’ONH. Una vicenda che avrebbe generato anche un certo imbarazzo sul piano diplomatico.

L’indagine italiana su Ben Romdhane

Sul fronte giudiziario resta inoltre aperta l’indagine che coinvolge direttamente Adel Ben Romdhane. L’inchiesta, avviata dalla magistratura italiana a Spoleto, è stata recentemente trasferita a Genova.

Il procedimento italiano si inserisce in un quadro già estremamente articolato, nel quale le autorità tunisine stanno cercando di ricostruire rapporti societari, finanziari e commerciali mentre la magistratura italiana procede parallelamente sui profili di propria competenza.

Un quadro decisamente complesso che potrebbe regalare delle sorprese nelle prossime settimane, coinvolgendo operatori che si sono arricchiti dal dissesto di Adel Behn Romdhane.

Dalla crisi alla possibile rinascita

Il dato più significativo della vicenda è però il cambio di strategia maturato dopo mesi di incertezza.

Dopo una lunga fase nella quale il governo tunisino avrebbe cercato soluzioni alternative al crack, il procedimento sembra ora essere entrato nella fase della gestione giudiziaria vera e propria. Il tribunale appare orientato a utilizzare gli strumenti della procedura per preservare il valore industriale e commerciale delle società, anche a costo di estromettere definitivamente il fondatore dal controllo del gruppo.

È una prospettiva paradossale: il dissesto dell’impero costruito da Adel Ben Romdhane potrebbe diventare un punto di partenza per l’olio di oliva tunisino, sempre più sotto il controllo statale.

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