Editoriali
Il presente e futuro dell'olivicoltura vista dai sindaci delle Città dell'Olio
Dire “oliveti moderni” non deve significare “tutto e subito” e maggiore quantità a spese della qualità e biodiversità, del paesaggio, del suolo, delle piccole e medie aziende, dei mille e mille territori impressi dagli olivi autoctoni, siano essi giovani o secolari
20 luglio 2026 | 15:00 | Pasquale Di Lena
La Calabria è una terra straordinaria con quei suoi paesaggi così belli, che esprimono bene la ricchezza della biodiversità, mari azzurri, distese montagne e pianure; la sua storia di millenni e le sue civiltà profumate dai prodotti propri del Mediterraneo a raccontare la Dieta più salutare al mondo. Dal 2010 Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, riconoscimento Unesco che onora i mille e mille territori che compongono lo stivale e le isole, questa nostra terra speciale, oltre che sacra. In pratica, l’origine della qualità e della diversità delle nostre eccellenze agroalimentari (altro primato mondiale con 900 Dop e Igp), a partire dalle due coltivazioni arboree, la vite e l’olivo, e quella erbacea, il grano, che, più di altri, sanno esprimere bene la convivialità e l’ospitalità. I due valori che la Calabria sa mostrare con la sua generosità. A testimoniarlo la Magna Grecia di millenni fa, le comunità albanesi arrivate nel XIV e XV sec. e, con lo sbarco a Bari, alla fine del millennio scorso. Una terra, la Calabria, che, nei giorni di venerdì e sabato u.s., ha ospitato – all’insegna degli 80 anni della Repubblica – la “Convention Nazionale delle Città dell’Olio “. in un antico Palazzo nobiliare di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza. Presenti i rappresentanti delle città associate, le Comunità dell’olio, gli ambasciatori delle Città dell’olio , con loro, personalità riconosciute importanti per l’olivicoltura italiana, che, hanno lavorato per sviluppare il tema “LOLIVO CHE UNISCE L’ITALIA – Comunità dell’olio, Comunità di valori”, prima di applaudire la sottoscrizione della Carta di Calabria, da parte del Presidente delle Città dell’Olio, Michele Sonnessa e dell’Assessore all’agricoltura della Regione, Gianluca Gallo.
Un documento strategico che avrà il compito, dopo un percorso di sessanta giorni, di fissare visioni, assi e pilastri dell’Associazione per il prossimo quadriennio. In pratica un documento che racconta la politica olivicola dell’Associazione e rende le Città dell’Olio soggetti istituzionali della filiera con un ruolo nuovo, quello di Comunità dell’Olio, che conosce bene il significato del territorio, il grande tesoro, quale origine della qualità e, per quanto riguarda l’olivicoltura italiana, il contenitore, che non ha uguali al mondo, della biodiversità. Un primato ancora tutto da sfruttare, visto che racconta, con la qualità, i caratteri di un olio evo, distintivi di fronte ad un altro olio evo. “L’olivo che unisce l’Italia”, il tema che le città dell’olio hanno assegnato alla Convention di Rossano Corigliano. Tema sviluppato – come ha ben sottolineato il Direttore dell’AN CO (Ass. Naz.le Città dell’Olio) – con la biodiversità, l’insieme di 600 e più varietà sparse in diciotto delle 20 Regioni italiane, a voler dire che essa è in grado - diversamente da quella di altri paesi che vivono il successo della quantità su un mercato dell’olio sempre più globale - di accontentare il consumatore più esigente e di rendere possibile l’abbinamento più azzeccato, sia a tavola che in cucina. Tanto più in un tempo non facile per l’olio evo italiano, con le difficoltà che, in modo crescente, vive sul mercato per: le non scelte dei governi e dei rappresentanti del mondo olivicolo, in attesa di un piano del comparto.
Dire “oliveti moderni” non deve significare “tutto e subito” e maggiore quantità a spese della qualità e biodiversità, del paesaggio, del suolo, delle piccole e medie aziende, dei mille e mille territori impressi dagli olivi autoctoni, siano essi giovani o secolari. Vuol dire olivi provvisori, che non hanno a cuore i valori prima citati e, anche, amore per fertilità e cura per la fragilità del suolo; il buon uso dell’acqua; la situazione climatica. Un No dovuto, quello agli oliveti superintensivi che vuol dire un No al sistema del dio denaro, che depreda e distrugge, non avendo valori e virtù da difendere, tempo da rispettare e, meno che mai, senso del limite e del finito.
Un altro No, mediato di fronte al primo, è quello rivolto all’abuso delle energie rinnovabili, anche là dove ci sono territori che, prim’ancora che economici, esprimono valori storico-culturali e meritano di essere rispettati anche per i paesaggi. Anche qui il dio denaro del sistema neoliberista - quello che privilegia le energie rinnovabili a spese della sola energia vitale, il cibo e, con esso, l’olio evo - è quello che meglio racconta il consumismo, lo spreco. Energia vitale prodotta con l’agricoltura, l’attività primaria che il sistema delle banche e delle multinazionali ha messo in crisi per il fatto che è l’attività che non distrugge, ma conserva ed esalta il territorio. A differenza delle energie rinnovabili, i giganteschi pali eolici in particolare, che hanno bisogno di discariche e lasciano, in eterno, una massa enorme di calcestruzzo a ricordare il furto di territorio. Mentre scriviamo questa nota, ascoltiamo la notizia, per noi significativa: lo Stato di New York ha deciso di vietare ogni costruzione di “Data Center”, perché sono un enorme spreco di acqua e di energia e tutto e solo per alimentare l’intelligenza artificiale. Tutto questo mentre in Italia si moltiplicano le richieste di realizzazione di questi centri.
Ci fermiamo qui, meglio tornare alle Comunità dell’Olio, che sono espressioni di valori che vanno nella direzione di un domani segnato davvero da progresso e sviluppo, nel momento in cui tornano a vivere i luoghi e, con i suoi componenti, le comunità che s’incontrano, discutono, programmano, decidono di tornare ad essere i titolari di quel tesoro, sopra citato, bene comune qual è stato nei secoli, il Territorio. “Città dell’Olio”, non solo associate per essere sempre più protagoniste del comparto e, con esso, del settore primario, l’agricoltura, ma organizzate proprio per essere Comunità, cioè lo spirito vero, attivo e, quando è necessario, decisivo del luogo. In pratica, una realtà che conta con le sue proposte, le sue iniziative, i suoi sogni e tanta voglia di domani.
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