Editoriali

Serve un atto di civiltà contro la barbarie del cibo

Serve un atto di civiltà contro la barbarie del cibo

Due mondi opposti, con il primo, il mangiare veloce espressione del ristorante McDonald’s, che non ha niente a che vedere con la grande tradizione del patrimonio culturale dell’Umanità, la Cucina italiana, con i prodotti a indicazione geografica, Dop e Igp, che devono ai mille e mille territori l’origine della loro qualità

03 febbraio 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena

Trovo distratti i rappresentanti di un mondo, quello dell’agroalimentare, che parlano e , a giusta ragione, si vantano dei successi di questo settore importante della ’economia italiana, per fatturato di produzione e commercializzazione; crescente attenzione sui più importanti mercati del mondo e i successi della sua esportazione.  A partire da quelli che parlano dei primati dei nostri prodotti a indicazione geografica, Dop e Igp, che devono la loro qualità all’origine, cioè ai territori dei quali sono fedeli e fondamentali testimoni.  Sempre più nelle mani,  “Grazie – come ci tiene a sottolineare il suo direttore Mauro Rosati - alla Fondazione Qualivita che da anni affianca McDonald’s,  nei  percorsi di valorizzazione dei prodotti di qualità, sottolineando, che dal 2008 questa collaborazione ha portato 24 ingredienti Dop e Igp nei menu, parlando a milioni di consumatori”.  Ultima conquista il miele con il coinvolgimento dei tre consorzi di tutela del miele Dop della Lunigianadelle Dolomiti Bellunesi e del Varesino. Anche quest’ultima operazione sponsorizzata dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che in via XX Settembre ha ospitato un incontro su “Alleanza per le api: impegno concreto per il miele biologico in Italia”, promosso da Qualivita e Federazione Apicoltori Italiani (Fai). Occasione per far dire all’Ad Mc Donald’s in Italia, Giorgia Favero,  “la scelta di introdurre il miele biologico italiano nasce dalla volontà di continuare a sostenere comparti che stanno vivendo una fase complessa….colpiti da concorrenza estera  ed eventi climatici”. Stiamo parlando del più grande ristorante del mondo, McDonald’s, il colosso del “Fast food” (mangiare veloce), che, negli anni ’80 ha dato lo spunto a Carlo Petrini di fondare “Slow food” (mangiare lento), quello della tavola imbandita con il cibo protagonista di momenti di dialogo, confronto, socializzazione. L’ immagine della grande Cucina italiana, dichiarata dall’Unesco, alla fine dello scorso anno, “Patrimonio culturale  dell’umanità”.  Due mondi opposti, con il primo, il mangiare veloce espressione del ristorante McDonald’s, che non ha niente a che vedere con la grande tradizione del patrimonio culturale dell’Umanità, la Cucina italiana, così sconfessata da un gruppo di distratti, con l’essenza della stessa, i prodotti a indicazione geografica, Dop e Igp, che devono ai mille e mille territori l’origine della loro qualità.

Distratti sono anche quelli che, sempre parlando di cibo, hanno dichiarato un “atto di civiltà” l’approvazione di un decreto legge che vieta il cibo artificiale, non rendendosi conto delle conseguenze di questa loro dichiarazione, nel momento in cui il processo in atto della produzione di cibo, definito “coltivato”, è sostenuto a suon di miliardi di dollari da banche e multinazionali. Le stesse che stanno decidendo il futuro del pianeta con un clima malato dalle loro azioni, tutte e solo finalizzate ad accumulare denaro (perforazioni, miniere, agricoltura industriale  e allevamenti superintensivi ed altro ancora) , il più delle volte virtuale.  Un atto di pura propaganda che isola il Paese e lo rende a rischio di domani.  Ancor più servile, sotto ogni aspetto, non solo economico,  ma, anche, politico e culturale, che, in mancanza di una visione critica, alternativa, non farà altro che sostenere il sistema dominante in atto, il neoliberismo predatorio e distruttivo delle banche e delle multinazionali. Un sistema in crisi che continuerà a far danni e a rendere difficile la vita delle future generazioni.  Poteva aver senso un atto contro l’intelligenza artificiale che sta segnando il presente e, ancor più, segnerà il futuro del pianeta, fino a definire e determinare la sua estinzione, se non verrà bloccata la sua pretesa di voler l’uomo al suo servizio e non viceversa. Quell’intelligenza , la artificiale, che, per il sistema in atto, al pari del denaro, è un fine e non un mezzo, che ha l’obiettivo di sottomere l’intelligenza naturale, propria degli esseri viventi , componenti della natura e protagonisti, nel tempo, della sua evoluzione.

Tanti bei discorsi, ma nessuna parola a difesa del bene comune primario, il territorio, che, in mancanza di una  politica che indichi il tipo di sviluppo e di iniziative che portano al rispetto e attuazione delle scelte, continua ad essere depredato e distrutto da nuovo cemento e asfalto, torri eoliche e pannelli solari a terra, per prostrarsi di fronte al dio denaro e dimostrare devozione assoluta.

Non sanno o, meglio, fanno finta di non sapere che la prima vittima del furto di territorio  (oltre 2 metri quadri ogni secondo) è proprio l’agroalimentare italiano di cui si fanno vanto. In pratica il cibo e, con esso - quale atto agricolo - un mondo, quello dei coltivatori, che va riducendosi sempre più, a vantaggio delle grandi aziende che, con la scelta della quantità, ruba al suolo la fertilità. Il cibo, non il solo, se si pensa al paesaggio, all’ambiente, alla storia, alla cultura ed alle tradizioni ad esso legate. Distratti a tal punto da rimanere in silenzio contro la fine del ruolo di settore primario dell’agricoltura, manifestatasi  con la crisi strutturale della stessa nel 2004, l’anno che segna il percorso del neoliberismo e la sua completa affermazione, il sistema ispirato dal dio che non ha  il senso del limite e del finito , il denaro.

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