Editoriali

La Grande Distribuzione fa la politica olivicolo-olearia nazionale: olivicoltori sempre più arrabbiati

La Grande Distribuzione fa la politica olivicolo-olearia nazionale: olivicoltori sempre più arrabbiati

Inutile sedersi ai tavoli istituzionali e governativi quando la vera politica di settore è fatta con i prezzi a scaffale. Le quotazioni crollano e gli utili della Grande Distribuzione crescono. Sempre più vicino il punto di rottura. A quando un’iniziativa clamorosa?

06 maggio 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Il Piano Olivicolo Nazionale è già un testo per i libri di storia, settanta pagine di sogni che appartengono ormai al passato, non al futuro del settore olivicolo-oleario di questo Paese.

E’ la realtà che ha dichiarato di fatto decaduto il PON: costi di produzione saliti alle stelle e prezzi dell’olio in discesa libera.

Parliamoci chiaro: la politica olivicolo-olearia italiana l’ha fatta e la sta facendo la Grande Distribuzione.

Ho sentito un buyer dichiarare che ha fatto bene il suo lavoro quando l’azienda fornitrice porta i libri in tribunale.

Qui a portare i libri in tribunale è un intero settore, composto da centinaia di migliaia di famiglie.

Sento montare una protesta, neanche più tanto silenziosa, che non si dirigerà verso i porti per bloccare l’olio tunisino ma direttamente verso gli scaffali della GDO.

Non tanto e non solo per le usuali promozioni a 4,99 euro/litro o simili.

La nuova moda è buttare fuori dallo scaffale il fornitore, salvo poi reinterpellarlo per imbottigliare a marchio dell’insegna, ma con margini irrisori, di qualche centesimo a bottiglia, forse. Si chiama strozzinaggio.

Per non parlare della pura ipocrisia di capitolati d’appalto votati all’alta qualità ma che nessun ufficio qualità controllerà mai: è sufficiente che ci sia il prezzo. Giusto una foglia di fico di facciata, buona però per buttare fuori dallo scaffale il fornitore. Beccato in fallo per volontà della stessa GDO potrà essere additato al pubblico ludibrio, senza che la purezza dell'insegna possa essere scalfita.

E se le vendite non vanno come dovrebbero? Bisogna chiedere nuovi sconti, promozioni, contributi. E se non basta neanche quello? E' sufficiente buttare fuori un fornitore e trovarne un altro disposto a pagare il pizzo. Pardon, lo chiamano listening.

I problemi sono noti ma la politica fa finta di non ascoltare, come non sapesse che le leggi, come quella sulle pratiche sleali, sono facilmente eludibili.

Ma la GDO non si tocca!

Le cause penali e i guai giudiziari sono a carico delle aziende olearie, le quotazioni sotto i costi di produzione sono problemi che devono risolvere olivicoltori e frantoiani…

Vale solo una legge: i profitti della GDO non si toccano!

In Grande Distribuzione tutti santi che sfamano i clienti/consumatori, affamando però i cittadini/produttori.

Olio extravergine di oliva italiano a 6 euro o meno? La voce circola in settimane in cui gli uffici commerciali della Grande Distribuzione iniziano a orientare il mercato per il 2026/2027.

Attenzione, perché esiste un momento in cui la rabbia supera sudditanza e paura.

Giungono voci di iniziative clamorose nelle prossime settimane.  

Gli olivi italiani, forse, non sono ancora buoni come legna da ardere…

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Michele Lombardi

11 maggio 2026 ore 17:11

Tutto giusto tranne la chiosa, anche la legna da ardere non ha un degno prezzo.