Editoriali
Seconda Chance: riportare l’umanità al centro del Creato
I concetti di perdono e seconda occasione sono fortemente legati non solo al cristianesimo ma proprio all’essere umano, capace di cadere, rialzarsi e imparare dai propri errori. Da Magnifica Humanits di Papa Leone XIV a Seconda Chance
26 maggio 2026 | 11:55 | Alberto Grimelli
C’è un passaggio della recente Enciclica “Magnifica Humanits” di Papa Leone XIV che mi ha colpito, essendo una lettura dell’icona biblica della Torre di Babele in chiave umanistica e non solo religiosa.
“… Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più…”
E’ probabilmente quanto stiamo vivendo oggi, con una disumanizzazione progressiva dell’uomo, a fronte di un’omologazione, dettata anche dal mondo digitale, per “stabilità e potere”. Non solo soldi, dunque, ma la pretesa di guidare l’umanità contro l’umanità: “quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa”.
La Chiesa Cattolica ha il passo cadenzato di chi sa che la Storia non si misura in anni o decenni. Ecco perché Leone XIV fa riferimento a un’altra Enclicica famosa: “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII del 1891. E’ la nascita della cosiddetta dottrina sociale della Chiesa, ovvero la presa di coscienza che i progressi tecnico-scientifici debbono aiutare l’umanità e non renderla schiava. Un concetto nascosto, neanche tanto a dirla tutta, anche nella “Laudato Sì” di Papa Francesco che, parlando di degrado ambientale e spirituale, ci ricorda che siamo parte del Creato e non abbiamo diritto a ergerci sopra di esso.
Mi è capitato tra le mani l’opuscolo di un progetto chiamato Seconda Chance.
L’inserimento lavorativo come strumento di riscatto, ma anche di crescita personale, sociale e culturale. È con questa missione che nasce l’associazione Seconda Chance, ideata e guidata dalla giornalista del TgLa7 Flavia Filippi e oggi attiva su tutto il territorio nazionale con un team di oltre trenta persone. In soli due anni di attività, l’associazione ha già attivato oltre 750 opportunità di lavoro, grazie alla collaborazione con aziende e istituzioni di rilevanza nazionale.
Oggi, tra le torri di babele più pericolose, ci sono le carceri. Luoghi in cui, per forza, si incontrano diverse culture, popoli, lingue ma che, per il contesto, tendono a disumanizzare e uniformare, sulla base di una serie di comprensibili e giuste regole che disciplinano il mondo carcerario.
Seconda Chance prova a distruggere l’erezione di questa torre di babele mettendo l’uomo al centro. L’approccio di Seconda Chance non si limita all’occupazione. L’associazione promuove anche percorsi di formazione professionale, attività sportive e di benessere, laboratori culturali e musicali, iniziative educative e progetti ambientali.
Si casca e ci si rialza.
Ci sono carceri fatte di mura e sbarre ma anche carceri spirituali, in cui ci rinchiudiamo convinti che il passato sia anche il futuro. Le carceri spirituali sono ben più insidiose di quelle materiali, perché predispongono al reiterare gli stessi errori, o peggio crimini.
Per accettare ed accettarsi serve un viaggio interiore, che può anche essere molto travagliato, ma poi serve anche qualcuno che allunghi una mano, ci sia.
Una seconda chance la meritiamo tutti. Grazie per l’esempio, Seconda Chance!
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