Editoriali
Le due manifestazioni degli agricoltori a Bruxelles: PAC, Mercosur e crisi dell’agricoltura
Il 18 dicembre nella capitale belga non è andata in scena un’unica manifestazione degli agricoltori ma due: una sfilata istituzionale e una rivolta sociale. Incontri al Parlamento e con la Commissione ma anche tafferugli e liquami versati in strada
19 dicembre 2025 | 14:40 | Alberto Grimelli
Un osservatore disattento potrà pensare che a Bruxelles, il 18 dicembre, si sia svolta una manifestazione degli agricoltori contro il Mercosur, ovvero il trattato di libero scambio tra UE e Sud America.
E’ quanto hanno diffuso i media maistream nazionali durante la giornata, cercando di sintetizzare e difendere l’azione del governo Meloni che ha ottenuto proprio un rinvio della firma del trattato di libero scambio, in attesa di garanzie più stringenti per gli agricoltori europei.
In realtà le manifestazioni degli agricoltori a Bruxelles sono state due: una delle associazioni istituzionali, che hanno sfilato per le città a piedi e con cartelli, una seconda di libere rappresentanze, soprattutto francesi, che invece hanno invaso vie e piazze con i trattori, ingaggiando anche qualche scontro con la polizia.
Le organizzazioni nazionali, Coldiretti, Cia e Confagricoltura, erano in piazza a Bruxelles contro il Mercosur ma soprattutto contro i tagli sulla PAC, la politica agricola europea, e l’accorpamento dei fondi strutturali dello Sviluppo rurale nei Fondi di Coesione. Si tratta di un taglio dei sussidi per l’agricoltura italiana da 9 miliardi di euro che potrebbero anche diventare molti di più nel caso i soldi dello Sviluppo rurale venissero poi dirottati per altre politiche.

Le proteste delle associazioni nazionali, infatti, erano indirizzate soprattutto verso la Presidente Ursula Von Der Leyen, colpevole di aver voluto una simile politica e i tagli del 20% alla PAC. Ricevuti nelle stanze istituzionali del Parlamento e della Commissione, come prevedibile, hanno ricevuto qualche pacca sulle spalle e le rassicurazioni che l’”Europa sarà sempre a fianco degli agricoltori”. Parole che non hanno convinto nessuno ma, incassato il rinvio del trattato col Mercosur, ulteriori battaglie sono state rimandate al 2026.
Nelle stesse ore, però, a Bruxelles è andata in scena un’altra protesta degli agricoltori, con una nutrita presenza francese. Un migliaio di trattori sono scesi per vie e piazze per protestare contro lo stato di crisi dell’agricoltura, i costi di produzione troppo alti, la burocrazia soffocante, le misure sanitarie o fitosanitarie draconiane, la diminuzione dei prezzi all’origine. Sostanzialmente questi agricoltori, spesso riuniti in libere associazioni, protestavano perché non ce la facevano più, le aziende sono soffocate, stanno chiudendo, anche con debiti.

Questa protesta non è entrata nelle sedi del Parlamento e della Commissione ma ha sfogato la sua rabbia all’esterno, pure ingaggiando qualche scontro con la polizia, e sversando liquami per le strade di Bruxelles.
A Bruxelles c’erano le due facce dell’agricoltura di oggi in Europa: una istituzionale che cerca il dialogo e risposte entro l’alveo degli strumenti legislativi esistenti e una movimentista e rabbiosa che evidenzia come il settore primario stia morendo a fronte di politiche antiquate e inadeguate ma anche di condizioni economico-sociali che non ne consentono più la sopravvivenza.
Si cerca e si insegue il basso costo, anche in campo agricolo e alimentare, per tenere a freno l’inflazione che, tra il Covid e l’invasione dell’Ucraina, ha visto un’esplosione, con il potere d’acquisto dei cittadini-consumatori fortemente eroso.
Tutto questo, però, ha un costo: il disfacimento del tessuto agricolo europeo, stretto da regole stringenti e una competizione asimmetrica e sleale di chi simili leggi non ha, ma che può importare liberamente in Europa all’insegna della rincorsa al prezzo più basso.
Macropolitica contro microeconomia: alla fine le tensioni sociali che stanno attraversando il Vecchio Continente si possono riassumere così.
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