Editoriali

L’intelligenza artificiale sceglierà quale olio d’oliva mettere sugli scaffali della Grande Distribuzione

L’intelligenza artificiale sceglierà quale olio d’oliva mettere sugli scaffali della Grande Distribuzione

Buyer e Controllo qualità della GDO sono inutili: aboliamoli! Al loro posto l’intelligenza artificiale selezionerà le offerte provenienti dalle aziende in maniera più efficiente, veloce ed economica. Con lo Stato che ha abdicato ai controlli, l’olio lampante diventerà presto il nuovo standard di qualità

21 gennaio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Leggendo gli scambi mail di trattative commerciali sull’olio extravergine di oliva degli ultimi mesi, oltre alle lamentele degli operatori, mi chiedo perché i buyer dell’olio extravergine di oliva nelle grandi catene della Grande Distribuzione non siano ancora stati aboliti.

Non sono buyer ma semplici analisti di fogli Excel che decidono sulla base di un solo e unico criterio: l’economicità. Alla fine si tratta di esaminare i flussi (sell in, sell out), prezzi di acquisto e prezzi di vendita, sconti, costi, oltre a vari indici di convenienza economica (fatturato, margini, rotazioni per scaffale, punto vendita, area Nielsen…).

Tutto questo lo può fare l’intelligenza artificiale in maniera più efficiente, veloce ed economica, senza scomodare una persona che occupi una scrivania.

L’intelligenza artificiale sa inoltre già creare i blend di olio più convenienti in base alla categoria commerciale e al profilo di rischio in caso di accertamenti e verifiche ufficiali. Questo significa che può eseguire anche i controlli qualità per le catene della GDO.

Insomma, è sufficiente ricevere il campione e passarlo a un laboratorio robotizzato e automatizzato, con l’offerta economica che va a finire nel data center che elabora i numeri, mandando in via automatica il contratto di fornitura all’azienda che risponda ai requisiti e agli obiettivi fissati.

Se poi, come sta già avvenendo, lo Stato abdicasse ai controlli a scaffale in nome della riduzione dell’inflazione e del maggior presunto beneficio per i cittadini-consumatori, allora potremmo proprio abolire il controllo qualità. Va bene anche che sia olio lampante, tanto alla fine è sufficiente che non faccia male alla salute.

E’ vero, esiste anche la pubblicità, la brand reputation. Ma anche questi possono essere ridotti a numeri, come sanno bene Google, X e l’universo dei social. Numeri che possono alimentare i data center al pari degli altri.

E se pensate che l’origine, la territorialità o i marchi di qualità possano essere ancora di salvezza, allora siete illusi. Le preferenze dei consumatori per questi “bollini” possono essere trasformate in numeri e analizzate nei data center al pari di altri parametri.

Il futuro è già scritto.

Come stiamo vedendo nel mondo dell’informazione, l’intelligenza artificiale porta all’omologazione, non a premiare le differenze e la pluralità.

Quindi, cari consumatori, preparatevi a ottimi oli lampanti, come standard di qualità del futuro.

A meno di una inversione a U, che torni a premiare l’umanità, intesa non solo come sentimento ma anche come creatività e intuizione frutto di esperienza e competenza, allora dovremo rassegnarci a farci comandare dall’intelligenza artificiale, in nome dell’efficienza, economicità e velocità.  

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