Editoriali

Un'azione multidisciplinare per salvare l'olio di oliva italiano

Un'azione multidisciplinare per salvare l'olio di oliva italiano

Non basta piantumare nuovi oliveti o aumentare la produzione di olio di oliva italiano. Serve mettere in campo una serie di azioni a largo spettro, dalla tutela del territorio con la mappatura della storia olivicola, fino al coinvolgimento del consumatore

24 settembre 2025 | 15:00 | Pasquale Di Lena

Settembre chiude e lascia il posto a Ottobre. Il tempo che qui, nel Molise, apre alla raccolta delle olive. A partire da Larino, culla dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio e, con le sue tre varietà autoctone “Gentile, Salegna o Saligna, San Pardo”  -- tutt’e tre legate al nome dell’antica città – capitale  della biodiversità olivicola mondiale. Una raccolta che, dai primi anni di questo secolo, è stata anticipata  di due settimane di fronte al passato, e, così, è diventata un esempio per l’intero Molise, la Regione che, con la sua antica  (300 anni) “Fiera di Ottobre”, ha tutto per renderla occasione di assaggio del “Primolio” delle 20 varietà sparse sul territorio, da Venafro a Montenero di Bisaccia, che, all’inizio del nuovo anno, si sottoporrà al giudizio dI “Goccia d’Oro”, il concorso regionale giunto alla XX edizione..

Un’annata non facile quella che sta per iniziare, soprattutto per il gran caldo e, tutto questo, mentre vengono a galla situazioni che, per il vuoto di programmazione e sviluppo di questo fondamentale comparto, hanno cancellato tutti i primati mondiali della nostra olivicoltura, a partire dai quantitativi raccolti, lo scorso anno  ridotti di un terzo, di fronte a quando si aveva il primato  mondiale della produzione di olive.  Un problema grande per il Paese, come quello del furto del territorio e della sua impermeabilizzazione; dell’abbandono dell’agricoltura e altro ancora. Una mia riflessione su questa pesante questione  che Teatro Naturale ha diffuso con l’editoriale “La lenta scomparsa dai mercati dell’olio evo italiano” datata 9 Settembre u,s.. 

 La speranza di un contributo sostanziale alla rinascita dell’olivicoltura italiana, qui nel Molise, sta nell’idea e iniziativa di un grande dell’agricoltura molisana, Luigi Di Mao, che ha portato alla nascita de “L’Olio Evo Molisano – Distretto del cibo”, con una primaria idea: la realizzazione di nuovi oliveti per altri 10mila ettari per rafforzare l’immagine del Molise, terra di olivi e di olio. Un obiettivo possibile da raggiungere  se il Distretto, oggi nelle mani di valente giovane imprenditore, Paolo Larivera. lavora per:

1. La salvaguardia e tutela del territorio molisano, la sue risorse e i suoi valori a partire dall’agricoltura; 

2. Il turismo, a partire dal’oleoturismo e il turismo enogastronomico; 

3. Il recupero degli oliveti abbandonati; 

4. L’immagine di qualità degli oli molisani, a partire dalla Dop “Molise” e da altre due indicazioni geografiche, Dop , da aggiungere alla Dop “Molise”: “Aurina di Venafro”, per la sua storia e la rappresentazione del 1° Parco dell’olivo  in Italia.  e “Gentile di Larino”, la varietà più diffusa nel Molise. La scelta delle varietà è fondamentale, oggi più che mai, per conquistare il consumatore che cerca la qualità strettamente legata al territorio. Un discorso che vale per l’olivicoltura italiana, rappresentata da oltre 600 varietà di olivo autoctone; 

5. La ricerca e la sperimentazione con l’aiuto dell’Unimol, l’Istituto Agrario Statale di Larino e gli altri due istituti professionali; 

6. La formazione degli olivicoltori; 

7. La realizzazione di strutture e strumenti associativi per la commercializzazione, partendo dal rafforzamento di quelle esistenti:

8. Promozione e valorizzazione con la messa a fuoco di adeguate e vincenti strategie da sviluppare nel Molise, in Italia e nel mondo; 

9. La valorizzazione degli oliveti del tempo, i “Patriarchi”, mediante le strade degli olivi secolari, percorsi speciali da promuovere e far conoscere anche per quell’attenzione che serve ai piccoli paesi, che sono tanta parte di quell’area interna che rischia il completo abbandono;

10. La realizzazione di un Museo dell’Olivo e dell’Olio del Molise; 

11. La ricerca e catalogazione dei frantoi secolari; 

12. Le pubblicazioni, a partire da “Andar per oli nel Molise”, che parla del territorio molisano e riporta le schede delle aziende che hanno superato l’esame del Concorso “Goccia d’Oro”. 

13.  Un notiziario periodico da inviare al consumatore dell’olio molisano ed a quelli che possono diventarlo; 

14. I ristoranti dell’olio da selezionare e promuovere con la “Carta degli oli molisani”;

15. Diventare lo strumento promotore di una squadra, con tutti i protagonisti; le rappresentanze del mondo agricolo; l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio,; l’Università del Molise; l’Istituto tecnico agrario di Larino, gli istituti professionali compresi quelli alberghieri; Il Concorso regionale “Goccia d’Oro”; il Parco storico dell’olivo di Venafro

Una grande squadra che, mettendo in campo la capacità di dialogo e la compartecipazione delle iniziative, diventi ancor più forza di confronto e di collaborazione con le istituzioni, a partire dalla Regione e dalle Camere di commercio. Un modo per pensare davvero al territorio, il grande tesoro di  valori e di risorse, a partire dall’olivicoltura, il comparto agricolo primario dell’agricoltura molisana.   

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