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Le banche pronte a comprarsi il colosso dell'olio d'oliva Deoleo
Sarà Rothschild a rinegoziare il debito da 600 milioni di euro del colosso anglo iberico dell'olio d'oliva mentre continua il piano di investimenti che coinvolgerà anche lo stabilimento di Voghera. Gli istituti di credito, prevalentemente spagnoli, intanto vogliono convertire il debito in azioni
09 maggio 2019 | C. S.
La priorità del nuovo managment di Deoleo è fare cassa in fretta per ridurre lo stock di debito accumulato e per questo ha messo in vendita il centro di produzione di Voghera (Italia), lo stabilimento raffineria di Alcolea (Córdoba), un terreno a Villarejo de Salvanés (Madrid) e un terreno in Messico.
Il gruppo, proprietario di marchi come Koipe, Carbonell, Hojiblanca, Bertolli e Carapelli, spiega nella sua ultima relazione annuale che è "attivamente coinvolto nel processo di disinvestimento" stimando che sarà chiuso in meno di un anno.
Nel recente passato Deoleo aveva sacrificato già gli stabilimenti di Antequera (Malaga) e Andújar (Jaén) vendendoli a Dcoop e Sovena. In Italia, invece, dopo l'affitto dello stabilimento Inveruno (Milano) nel 2017 e la prevista cessione di Voghera rimarrà solo lo stabilimento Carapelli a Tavernelle (Firenze).
Intanto Deoleo ha incaricato Rothschild di rinegoziare il suo debito, che ammonta a 600 milioni. Secondo l'accordo firmato nel 2014, è prevista una prima tranche, pari a 460 milioni, interamente utilizzata e scadente nel 2021. Una seconda tranche di 55 milioni, anch'essa interamente utilizzata, scade nel 2022, e la terza, una linea di 85 milioni, di cui 85 milioni saranno utilizzati l'anno prossimo.
Tuttavia, contemporaneamente, secondo El Confidencial, i creditori hanno assunto Houlihan Lokey per assumere il controllo e scambiare il debito con il capitale.
Non è la prima volta che le banche entrano prepotentemente nel capitale di Deoleo. E' già successo con il defenestramento dei fratelli Salazar e il passaggio da Sos Cuetara a Deoleo, con la decisione di disinvestire dal settore alimentare e concentrarsi solo sull'olio d'oliva. All'epoca furono le banche iberiche a salvare il colosso, indebitato per oltre un miliardo di euro. All'epoca Bankia, Caixabank e Kuztabank arrivarono a possedere il 29,9% del capitale sociale, ceduto poi a Cvc Partners, che con gli aumenti di capitale successivi è arrivata a controllare più del 50% del capitale sociale.
Oggi si ripropone la stessa condizione, con le banche spagnole pronte a rientrare in Deoleo. Una situazione che potrebbe favorire Dcoop, il principale colosso cooperativo dell'olio d'oliva iberico, che potrebbe così rientrare in partita, almeno per il controllo gestionale e operativo della società.
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