Editoriali
Come è possibile dimenticare la battaglia per il dimetoato?
Manca un'alternativa credibile al dimetoato oggi ma pare si voglia far affrontare l'estate agli olivicoltori senza paracadute. Gli olivicoltori sono avvisati. La sabbia nella clessidra si sta esaurendo
04 febbraio 2022 | Alberto Grimelli
Non sarò verde, non sarò ecologista e sostenibile, non sarò in linea con il Green Deal di Bruxelles ma sono realista: senza il dimetoato oggi l'olivicoltura italiana muore.
Sono consapevole che questa posizione può non essere condivisa, anzi osteggiata, per questo intendo motivarla, così da dare fuoco alle polveri e alimentare un dibattito che magari scuota dal dormiveglia le associazioni di categoria e olivicole italiane.
E' noto che l'anno scorso molte aziende agricole, specie quelle più grandi e strutturate, avevano giacenze “in nero” di dimetoato. Giacenze che sono state tutte utilizzate per difendersi dalla mosca olearia prima della raccolta in virtù della bassa residualità del dimetoato nell'olio.
E' altrettanto noto, almeno alle aziende che esportano o vendono alla GDO, che il fosmet non è utilizzabile contro la mosca delle olive, lasciando tracce a distanza anche di due mesi e più dal trattamento. Tra l'altro il fosmet è in predicato di venir bandito da Bruxelles.
Questo ci lascia con un solo principio attivo “curativo”, ovvero l'acetamiprid. Questo neonicotinoide ha una residualità certamente più elevata del dimetoato nell'olio ed è anche meno efficace nel contrastare l'infestazione attiva, essendo più un ovocida che un larvicida. Detto in termini pratici, se col dimetoato avevamo diversi giorni tra il picco di ovodeposizione e il trattamento per controllare efficacemente l'infestazione, con l'acetamiprid la finestra si riduce molto. Se pensiamo che, in particolare per gli olivicoltori hobbisti (che sono la maggior parte in Italia oggi), il tempo per procedere al trattamento con il dimetoato era appena sufficiente, immaginiamo cosa può accadere con il solo acetamiprid.
E' altrettanto noto che la lotta alla mosca delle olive con metodi adulticidi/repellenti, quindi spinosad e caolino, può risultare insufficiente in annate di grave pressione dell'insetto oppure in territori, come quelli litoranei, dove i cambiamenti climatici hanno moltiplicato il numero di generazioni di Bactrocera oleae.
A questo possiamo aggiungere che andrebbe verificato non solo l'impatto ambientale del dimetoato tout court ma quello dell'utilizzo del dimetoato in olivicoltura, con uno o massimo due trattamenti all'anno.
Infine è necessario sottolineare il basso costo del dimetoato, al confronto con l'acetamiprid, in un contesto che vede l'aumento generalizzato dei costi di produzione e listini all'origine ormai fermi da anni. Questo ovviamente senza considerare i ben più alti costi della lotta adulticida/repellente.
Voglio infine trascurare le tesi complottiste per cui, esaurito il brevetto del dimetoato, la convenienza della sua produzione e commercializzazione si è annullato.
Mettendo quindi sul piatto della bilancia i pro e i contro scopriamo che il dimetoato è economico, altamente efficace e con bassa/nulla residualità nell'olio a fronte di un unico contro: l'impatto ambientale, da verificare però nella sola olivicoltura.
Tutto ha un inizio e tutto ha anche una fine.
Verrà il tempo del dimetoato ma, oggi, senza un'alternativa ugualmente efficace, economica e dalla bassa residualità, una mancata proroga in deroga rappresenta non solo un rischio ma un vulnus. Nè sarebbe uno scandalo visto che vi sono altri principi attivi in deroga da molti anni ormai.
La sabbia nella clessidra si sta esaurendo.
Se non verrà presentata entro poche settimane la richiesta di deroga al Ministero della Salute, di concerto tra organizzazioni agricole e ditte di prodotti fitosanitari, ci aspetterà un'estate calda, senza il paracadute del dimetoato.
Eventuali richieste o proteste tardive, a maggio, giugno o addirittura luglio, saranno solo lacrime di coccodrillo.
Olivicoltore avvisato...
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11 febbraio 2022 ore 23:25A quei sapientoni esperti di bruxelles che gliene frega dell'olio italiano. Loro usano lardo e burro. E' stato vietato il dimetoato con il pretesto che POTREBBE indurre mutazioni. Ma se nell'olio non è presente quali mutazioni indurrebbe nei consumatori? Di negativo c'è solo il fatto che è un prodotto efficace a basso costo. Quindi non ci sono lobby che lo sponsorizzano a suon di milioni di euro. A questi signori bisogna dire che ci sono rimaste solo le palette ammazzamosche. Buona caccia a tutti.