Editoriali

E’ UNO SCANDALO

16 dicembre 2006 | Mena Aloia

Qui si tratta di un accadimento che coinvolge la Regione Molise, ma in verità riguarda l’intero Paese, trattandosi di un caso emblematico, ed essendo peraltro la solita solfa, che vede come sempre la politica calpestare il cittadino e svilire di conseguenza il senso stesso del voto.
E’ una denuncia grave la mia, che prescinde dunque dalla appartenenze politiche.
E’ uno scandalo che va evidenziato perché non accada, in nessun altro luogo, perché l’Italia non può essere affossata dalle solite logiche partitocratiche, fondate su sui soliti giochini di potere.

Veniamo ai fatti. L’11 dicembre si è insediata, in Molise, la nuova giunta regionale eletta il 5 e 6 novembre scorsi.
Nei giorni precedenti, e in quelli immediatamente successivi alle votazioni, il Molise sembrava essere l’ombelico d’Italia, come hanno titolato alcuni giornali.

Sembrava dover essere un banco di prova importante per l’attuale governo.
Sembrava che il voto di poche migliaia di persone potesse rappresentare lo spirito di milioni di italiani.
Ma, al di là delle manipolazioni verbali dei risultati elettorali – usate dalla sinistra come dalla destra per avvalorare le proprie teorie – la volontà degli elettori molisani è stata davvero rispettata?
Chi ha veramente vinto, chi, cioè, governerà per i prossimi cinque anni il Molise?

I tanti candidati hanno riempito le strade di volantini elettorali. Hanno bussato alle porte di tutti. Hanno fatto il loro gioco. E i cittadini si sono assunti le proprie responsabilità esprimendo, in migliaia, la loro preferenza per Antonio Chieffo, primo eletto in tutta la regione.

3814 persone hanno dato fiducia a quest’uomo, il quale di diritto sarebbe dovuto entrare a far parte della nuova giunta regionale, ma, purtroppo, hanno contato di più alcune distorsioni della realtà, espressione di contorti giochi politici, difficili da comprendere, vista la chiara volontà, espressa dagli elettori, nel votare Antonio Chieffo. Eppure, nonostante il voto espresso dagli elettori, a Chieffo non è stata assegnata alcuna carica.

Non farò altri nomi. Quello di Chieffo è l’unico che riporto. Nessun riferimento a maggioranza od opposizione, per sottolineare semplicemente che la correttezza verso gli elettori non è né di destra né di sinistra.

Il neo Presidente della Regione, pur nel suo pieno e legittimo potere di vita o di morte politica degli eletti, sembra aver dimenticato che in una piccola realtà, come quella molisana, quando un elettore esprime una preferenza, raramente è spinto da una puro atto di ideologia politica, molto più spesso è spinto invece da un sentimento di riconoscenza, di amicizia, di stima e perfino di affetto, in alcuni casi.

Tanti voti a Chieffo, esponente peraltro di un partito minore, ne sono la piena riprova.
I molisani hanno votato Antonio, come appunto in un celebre film di Totò, e non il partito.
Niente di più facile, ora che migliaia di persone si sentano offese.
Non mi sembra, questa, una grande strategia, per ben iniziare seriamente i lavori della nona legislatura regionale.

Una scelta che risulta ancor più impopolare, se si pensa che a “sostituire” il legittimo “primo arrivato” è stato chiamato un candidato dello stesso partito di Chieffo, giunto terzo (per cui nelle fila de non eletti) nella provincia di Isernia, con meno di 400 voti.
Si tratta di una scelta probabilmente dettata, o meglio imposta, dal segretario nazionale del partito (non diciamo quale, a noi interessa il gesto in sé) ed è mancato, da parte del neo Presidente della regione, il coraggio o la volontà di un “no” a simili logiche.

Dopo tutto, sono quattro su otto gli assessori scelti dal Presidente, e non eletti dai cittadini.
Sono state disattese le più basilari regole di correttezza e coerenza democratica.
Forse, dietro, c’è un piano che noi poveri comuni cittadini non possiamo conoscere.
Forse sono tutti contenti, vincitori e vinti.
Fra qualche giorno, noi cittadini, avremmo già dimenticato tutto, così, la prossima volta che ci recheremo alle urne, avremmo nuovamente l’illusione di essere importanti, lusingati dall’amicizia e dalla vicinanza dei futuri, nuovi vecchi politici.


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