Editoriali
Fare gli agricoltori diventa ogni giorno più complesso
L'attività agricola è anche molto più complicata e complessa rispetto al secolo scorso, la qualità dei prodotti è cresciuta, le conoscenze sono aumentate talvolta stravolgendo le vecchie convinzioni altre confermandole. Il nostro deve essere un continuo adattamento, senza mai stravolgere
10 aprile 2020 | Angelo Bo
Mi trovo, come tutti, in questo periodo di quarantena a fare analisi a rimettere a posto pensieri e appunti. E' un inizio anno intenso con molte ore di aula in cui mi sono impegnato a trasferire le conoscenze acquisite in decenni di studio e lavoro e più che altro, ho avuto modo di confrontarmi con persone che hanno “sul campo” molta più esperienza di me. Il confronto tecnico ed umano è sempre molto interessante, a tratti disarmante, molto spesso “toccante”, vedere e sentire persone che si trovano completamente spiazzate nei confronti di un'agricoltura che per certi aspetti non sentono più loro e a volte non si sentono in grado di gestire.
Mi torna in mente una chiacchierata tra colleghi durante la quale ci si rese conto che le necessità del settore olivicolo sono molto simili a quelle di decenni fa, in alcuni casi i problemi si sono acuiti, in altri sono stati modificati a causa delle mutate condizioni generali di mercato e della legislazione, ma la sostanza è che siamo inermi e statici di fronte ad una necessità crescente di soluzioni concrete.
Appare evidente come il problema non sia sempre e solo la disponibilità di strumenti ed informazioni, ma se e come noi le usiamo, capita infatti spesso di notare come le “innovazioni” tecniche o gestionali non vengano in realtà applicate in azienda; sono ormai convinto che per risolvere i problema si debba andare a cercare risposte e confronti in qualche altra “stanza” della conoscenza umana, mi piace leggere articoli e libri di altri settori, tra i quali ho trovato alcuni scritti di Piero Dominici(1) ricercatore dei sistemi della comunicazione, con molti riferimenti che possono fare al caso nostro.
Come riferisce il ricercatore «Tutti oggi parlano di competenze e di “saper fare”, ma il “saper fare” senza il “sapere” ci porta a “fare le cose” come sono sempre state fatte, perché farle in quel modo ha funzionato e continua a rassicurarci di fronte all’imprevedibilità ed all’indeterminatezza del reale». Quante volte abbiamo sentito in campo agricolo la risposta: “noi abbiamo sempre fatto così?” Dobbiamo aggiungere che il sistema sociale e produttivo sono cambiati molto negli ultimi decenni e tutti dobbiamo adeguarci con la dovuta attenzione a non snaturare il nostro lavoro ed il nostro prodotto, che da Made in Italy è conosciuto ed apprezzato nel mondo.
Un altro passo dell'articolo che ci può essere utile riporta quanto sia «necessario ricomporre la frattura tra l'umano e il tecnologico». Nel settore agricolo l'uso della tecnologia è molto inferiore rispetto ad altri settori, ma è in costante aumento ed in molti casi può essere davvero uno strumento dai costi accessibili che può aiutare gli agricoltori nella comprensione dell'ecosistema e di conseguenza nelle scelte.
Tornando a quanto accennato all'inizio, i problemi sono variegati e su più fronti, ma troppo spesso abbiamo rivolto l'attenzione alla tecnica ed alla tecnologia, poco a chi la deve utilizzare. Questo ha inevitabilmente creato un divario culturale in agricoltura, ed ancor più in olivicoltura, accentuando il mancato, o il ritardato, ricambio generazionale degli operatori/imprenditori.
Spesso, a lezione, mi sento rispondere “ma è difficile!”. Sicuramente fare agricoltura non è un'attività semplice, anzi forse è tra le attività economiche più complicate, perché trova il suo fondamento nella natura, nelle sue più ampie e variabili sfaccettature. L'agricoltura è romantica, è poesia, è benessere, ma dobbiamo essere consapevoli che necessita di investimenti in capitali e formazione: è indispensabile essere persone che sanno e hanno voglia di osservare, interpretare ed imparare; ma di contro è affascinante, coinvolgente oltre ad offrirci emozioni e soddisfazioni ineguagliabili.
L'attività agricola è anche molto più complicata e complessa rispetto al secolo scorso, la qualità dei prodotti è cresciuta, le conoscenze sono aumentate talvolta stravolgendo le vecchie convinzioni altre confermandole, la normativa è diventata più complicata, la sensibilità dell'opinione pubblica sulla sostenibilità ambientale è aumentata e di conseguenza le tecniche agronomiche a disposizione richiedono cognizione di causa per essere utilizzate, nel modo ed al momento opportuno.
Sono cambiate le necessità di cibo, (quantomeno in Europa), che nel secondo dopo guerra erano prettamente quantitative, mentre è in aumento la richiesta di cibi con qualità organolettiche, nutrizionali, salutistiche maggiori; inoltre sono stati completamente stravolti i mercati di riferimento.
Il nostro deve essere un continuo adattamento, senza mai stravolgere. Adattare vuol dire capitalizzare le conoscenze ed applicarli ai mutati contesti operativi, mentre stravolgere, ad esempio un ecosistema, vuol dire buttarlo all'aria e ripartire da zero con problemi del tutto imprevisti, imprevedibili e poco conosciuti.
Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere situazioni congiunturali, ma come ben evidenzia l'esperto di sistemi di comunicazione «Dobbiamo insegnare a vedere, osservare e interpretare gli "oggetti" come "sistemi" e non viceversa i sistemi come oggetti»; dai quali avevo già preso spunto nell'articolo “Semplificazione contro ipercomplessità, il lavoro di olivicoltore oltre gli stereotipi” uscito su Teatro Naturale il 5 aprile 2019, in cui cerco di evidenziare come l'analisi e le conoscenze siano fondamentali, che si integra con il presente ed approfondisce alcuni approcci specifici per progettare e gestire sistemi agroecologici efficienti.
In conclusione si può affermare che la tecnica non ha alcun valore se non c'è chi la le conoscenze e capacità necessarie ad attuarla. Occorre pertanto puntare sulla formazione di tutti coloro che operano in agricoltura, imprenditori, operatori consulenti, altrimenti qualunque politica di innovazione rimarrà lettera morta.
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