Editoriali

Emarginare chi froda per salvare la credibilità e la storia dell’olio di oliva italiano

L’annata che ci siamo lasciati alle spalle ha avuto una produzione di olio a livello nazionale pari a circa 175.000 tonnellate che, se immaginiamo di dividere per il n. di piante, arriviamo a 1,4 kg a pianta! Il Ministero delle Politiche Agricole deve necessariamente incentivare nuovi impianti di oliveti ma imponendo solo varietà italiane certificate

21 giugno 2019 | Piero Gonnelli

In questi 23 anni trascorsi insieme consentitemi di affermare, con orgoglio, che AIFO da sempre ha lavorato e tutt’ora lavora per far riconoscere dignità e valore ai frantoi italiani. Ma riteniamo che questo traguardo non sia stato ancora pienamente raggiunto, anche se l’obbiettivo, lungo la strada, non è mai venuto meno nonostante le difficoltà, ma anzi è stato motivo di condivisione con amici e partner di AIFO: a partire dal Protocollo d’Intesa siglato nel 1998 con Confartigianato per ribadire, sin dall’origine, la diversità dell’olio di frantoio da quello industriale e dando, per la prima volta, visibilità ai frantoi italiani che, con noi, hanno sempre collaborato direttamente con spirito costruttivo, a volte critico, come accade nelle famiglie.

Ed è proprio questa la forza e la peculiarità di AIFO: rimanere ancorata alle Aziende, alle loro problematiche e ai loro punti di forza sia come produttori di olio che come imprenditori che vivono in Italia ma esportano i loro prodotti nel mondo e sono cittadini globali. Non a caso, già nel 2004 AIFO presentò una proposta di legge regionale per disincentivare e successivamente vietare l’uso delle ampolle di olio nei ristoranti poiché tale pratica rischiava di diventare un boomerang per le Aziende, sia nei confronti dei consumatori italiani che dei consumatori stranieri.

Da qui l’esigenza di crescere e di farsi ascoltare come Associazione di categoria allargando la propria base associativa grazie all’unificazione con il FOR e diventando, così, l’organizzazione più rappresentativa del settore.

Ma non solo, AIFO nel promuovere l’olio di oliva italiano ha voluto creare un’Alleanza tra agricoltori, frantoiani e consumatori.

Ha svolto un’intensa attività di lobbing: dalla riforma del Ministero alla depenalizzazione di alcune violazioni della normativa sull’etichettatura, alle misure da adottare per le zone colpite da Xylella fino allo stop del provvedimento che avrebbe impedito l’utilizzazione delle sanse per la produzione di biogas.

Ha sostenuto la Legge Salva Olio e promosso una legge che, per la prima volta nella storia, ha riconosciuto giuridicamente la figura del frantoio quale “unità produttiva artigiana”, ha individuato la figura del mastro oleario e ne ha riconosciuto le competenze prevedendo un relativo albo.

Al congresso di Montefiascone del 2016 nel celebrare i 20 anni associativi con il nuovo progetto dell’olio artigianale ha promosso la costituzione del Consorzio dei frantoi artigiani.

Ma lasciatemi aprire solo una breve parentesi per ringraziare a titolo personale e come Presidente, l’amico e Presidente del Consorzio dei Mastri oleari Giampaolo Sodano. Nonché Elia Pellegrino, Stefano Caroli e Alberto Amoroso.

A tutti loro i miei personali ringraziamenti perché grazie al loro impegno e apporto personale AIFO è diventata quella che è oggi.

Un’Associazione che non smette mai di aspirare al bello e al gusto del buono grazie ad una “cultura di filiera” tra agricoltori e frantoiani, tra AIFO e Italia olivicola con la quale abbiamo iniziato da un anno una stretta collaborazione trovando con il suo Presidente dott. Gennaro Sicolo una perfetta sintonia di obbiettivi e strategie.

Perché dignità e valore si raggiungono solo se avremo olive per alimentare i nostri impianti riducendo, per quanto possibile, le alternanze produttive stagionali. L’annata che ci siamo lasciati alle spalle ha avuto una produzione di olio a livello nazionale pari a circa 175.000 tonnellate che, se immaginiamo di dividere per il n. di piante, arriviamo a 1,4 kg a pianta!

E’ evidente che il Ministero delle Politiche Agricole deve necessariamente incentivare nuovi impianti di oliveti ma imponendo solo varietà italiane certificate oltre ad agire per il recupero degli oliveti abbandonati. Stimiamo che il 30% di olivi abbandonati, pari a circa 40 milioni di piante, sono un potenziale inespresso che, se recuperato, potrebbe quasi colmare il quantitativo mancante e necessario al mercato italiano.

La prima obiezione che mi viene fatta riguardo alla realizzazione di nuovi impianti è “perché utilizzare varietà italiane” se è tanto comodo impiantare varietà spagnole. Posso dirvi che nel mondo ci sono tanti consumatori pronti a spendere e tanti buyer pronti a comprare olio 100% certificato italiano. Gli altri oli sono di primo prezzo e non è quella la nostra strada.

Altro aspetto importante che mi preme segnalare al Ministero è la necessità di un forte inasprimento delle sanzioni amministrative per le frodi in commercio che diventino sempre più pesanti al fine di disincentivare attività fraudolenti nel settore ma, allo stesso tempo, occorre una maggiore chiarezza normativa tra leggi italiane ed europee poiché troppo spesso Aziende che cercano di essere in regola si trovano sanzionate per banali errori o imprecisioni non volute. Per questo motivo AIFO richiese, in primis, l’applicazione dell’istituto della diffida in un’ottica di reciproca collaborazione tra le autorità di controllo e le Aziende serie, e vogliamo che tale istituto venga mantenuto nel tempo.

Ultimamente, in questa difficile situazione per il settore, c’è chi sta pensando di rilanciare e tutelare l’olio italiano creando un’Alta Qualità ancorata a una riduzione dell’acidità da 0,8% a 0,5%.

Oltre ad una nuova impostazione chimico fisica occorre valorizzare tutto il sistema olivicolo italiano evidenziando il rispetto per l’ambiente, esaltandone le caratteristiche organolettiche (a tal proposito AIFO ha ottenuto nel 2018 il riconoscimento del proprio Panel di assaggio Nazionale da parte del Ministero) e garantendo una tracciabilità di prodotto al consumatore che lo faccia sentire tutelato e garantito nel suo acquisto. Non solo, AIFO oltre a garantire un sostegno e controllo organolettico a valle ha previsto e organizzato un sistema di assistenza ai frantoi per migliorare la qualità del proprio olio grazie alla collaborazione di un tecnico a ciò dedicato.

Ben venga, quindi, un sistema di identificazione dei migliori oli italiani (che poi non dovranno essere svenduti) ma perché possa diventare un sistema efficace occorre rivedere tutti i parametri chimico-fisici a partire da una riduzione degli alchilesteri dato che nel nostro Paese e nel mondo circolano milioni di bottiglie di deodorati e deacidificati.

Solo emarginando chi froda possiamo salvare la credibilità e la storia dell’olio di oliva italiano. Diversamente, con una pagina scoop di giornale rischiamo di rovinare il duro lavoro di tanti anni ed infangare il potenziale di crescita del settore: dignità e valore sono due aspetti imprescindibili.

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