Editoriali

Svegliare le coscienze sull'olio d'oliva di eccellenza con una Greta Thunberg

Nessuno di noi appassionati, giornalisti, opinion leader, o funambolici creatori di eventi, ha mai pensato di incatenarsi a un olivo, magari secolare del Salento, o si è sdraiato sul molo di una banchina di un porto italiano. A nessuno è mai venuto in mente di fare un sit-in dentro un supermercato

15 marzo 2019 | Fausto Borella

Mentre mi accingo a scrivere queste righe di riflessione, una giovane adolescente svedese di 16 anni, giorno dopo giorno, è riuscita a smuovere milioni di ragazzini dai 6 ai 19 anni in ogni parte del mondo, al grido: “salviamo il pianeta, rendiamolo più green”.

E’ vero, lo sappiamo bene che di questo passo tra 20 anni saremo quasi 10 miliardi di abitanti e il mondo sarà sempre più inquinato. Sorprende, stupisce e riempie i cuori, vedere che la miccia sia stata la costanza quotidiana, iniziata mesi prima, davanti al parlamento di Stoccolma, da una poco più che bambina, che vede il mondo un posto sempre più brutto per viverci.

Nessuno di noi appassionati di olio extravergine, giornalisti, opinion leader, o funambolici creatori di eventi estemporanei sull’olio, ha mai pensato di incatenarsi a un olivo, magari secolare del Salento, per far riflettere il mondo intero sul problema della Xylella. O si è sdraiato sul molo di una banchina di un porto italiano, mentre l’ennesima nave proveniente dalla coste del Mediterraneo malversava in autobotti, migliaia di litri di olio che non userei neanche per ungere la catena della bici di mio figlio. A nessuno è mai venuto in mente di fare un sit-in dentro uno dei tantissimi supermercati Italiani, dove settimanalmente da ottobre a luglio, gridano al sottocosto per un litro di super extravergine a 3 euro e 99 centesimi.

Non abbiamo mai osato tanto, ma forse adesso è arrivato il momento di ripensare a come far conoscere il vero olio Evo che migliaia di seri produttori italiani sparsi in tutto lo stivale sanno creare. Quello che dovremmo fare noi comunicatori, è dimostrare che l’olio delle aziende folgorate sulla via di Damasco della qualità estrema, dal campo all’imbottigliamento, hanno vinto la loro sfida, vendendo tutto o almeno quasi tutto il prodotto della loro campagna. Dobbiamo incentrare questa campagna della corretta informazione non solo su premiamoli tutti così vengono alle mie cene, ma sulla possibilità di far capire la differenza tra un olio da primo prezzo e un olio extravergine di altissimo profilo organolettico. Allora si che stimoleremo tantissimi agricoltori a investire e soprattutto a tornare nelle proprie terre e dentro i loro oliveti, a lavorare in maniera certosina, per riconoscere un vero olio e poterlo fare apprezzare al consumatore finale. Manca ancora l’anello di congiunzione che fa scattare la molla alla famiglia italiana, di comprendere perché deve spendere dai 30 ai 50 € al mese per nutrirsi con un prodotto sano, profumato, salutisticamente elevato che fa bene al corpo e all’anima.

Dobbiamo fare breccia sulla coscienza dei consumatori sia consapevoli, sia inconsapevoli, (quest’ultima categoria è la più difficile da aprire, perché cementata su idee tramandate, per dirla usando una celebre frase dei ragazzi di Comolio da zio Tonino)!

L’ultimo corso Maestrod’olio che sto facendo a Lucca è andato oltre ogni più rosea aspettativa con 28 allievi iscritti. Ma dovrebbero essere 280, che raccontano sparsi in tutta Italia ad altri 2.800 appassionati, come riconoscere un olio buono da uno difettoso. Allora si che la catena ingranerebbe, e nel giro di pochi mesi, milioni di famiglie saprebbero apprezzare e ricercare l’olio di qualità. Non è un miraggio; ci siamo riusciti con il vino, con la birra e le farine, adesso ci stiamo riuscendo con tanti altri prodotti di qualità. L’unico gap che incontra l’olio è che rimane un ingrediente che ti “aggredisce piacevolmente” la gola e poi lo sputi, tutto il resto lo bevi e lo mangi e ti piace. Allora l’olivicoltore sarebbe stimolato a produrre olio, di eccellenza, il consumatore alzerebbe la domanda a dismisura e la ristorazione e i rivenditori, comprenderebbero che c’è stato un risveglio delle coscienze e non rimarrebbe certo indietro e comprerebbe, magari già sulla pianta, l’olio dell’annata ancora da frangere. Sembra un sogno, si lo immagino, ma mi piacerebbe sapere se Greta Thunberg, cliccata su Google, 1 miliardo e 4 cento milioni di volte in questi ultimi 14 giorni; si aspettava, nei vari sit-in invernali passati davanti al parlamento svedese, che avrebbe smosso le coscienze di tutto il nostro amatissimo pianeta.

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Giuseppe Russo

21 marzo 2019 ore 19:24

L'anello di congiunzione che fa scattare la molla di spendere di più per un olio di qualità (e che nel tempo garantisce un buono stato di salute e di conseguenza un risparmio sui medicinali) è sicuramente una questione culturale e di consapevolezza. Ma è anche e in larga misura una questione economica. Vogliamo scommettere che se il potere di acquisto delle famiglie italiane fosse più alto, magari in linea con quelli di Francia, Germania e Spagna, il consumo di olio evo di qualità aumenterebbe nel giro di poco? Tutti sanno ormai che l'olio a 3 euro è fasullo, ma se vuoi arrivare a fine mese sei costretto/a a ripiegare sui prodotti a basso costo, purtroppo.