Editoriali 20/07/2018

Vogliamo Roger Waters come presidente degli olivicoltori italiani

La risposta ce l’ha data lui, Roger Waters, a 74 anni. “Se non prendete posizione…, se non scegliete di opporvi…, di fare politica…, di partecipare…, i Pigs distruggeranno il pianeta”, per noi, il mondo dell’olio... Riflettiamoci prima che sia troppo tardi e magari viene anche meglio l'olio, come ci suggerisce Maurizio Pescari


Lucca, esterno notte, 11 luglio 2018: “L’Italia è un paese meraviglioso. Per venire qui a Lucca sono passato per Umbria e Toscana. Siete circondati da colline ed alberi di ulivo di una bellezza infinita, un patrimonio incredibile fuori dal comune. Dovete proteggere questo tesoro che avete intorno dai “Pigs” (2) che vogliono rovinarlo”.

A parlare era Roger Waters (1) leader dei ‘Pink Floid’ dal 1965 al 1985. Chi ha l’età giusta sa che per Waters la musica non è mai stata fine a sé stessa, ogni suo concerto è occasione per fornire suggestioni, stimoli alla riflessione, alla conoscenza, alla partecipazione. Lo ha sempre fatto con le parole delle sue canzoni, quelle nuove come quelle che ripercorrono la storia del gruppo. Ma stavolta c’ha messo di mezzo il paesaggio e quando l’ho sentito parlare di “…olive trees” e dire poi “Se non prendete posizione, se non scegliete di opporvi, di fare politica, di partecipare, lascerete che chi ci governa distrugga questo pianeta”, ho unito idealmente i concetti alle nostre cose quotidiane dell’olio. Lì, in mezzo a 23mila persone, c’erano Fiammetta e Giacomo, pensavo al loro sussulto, dopo un pomeriggio passato con Fausto, Giuseppe, Laura e Samuele in piazza San Michele. Si ragionava di Olio, di ‘Italico’ e Dop, per cercar di capire cosa fare; mi pare di sentirla, ancora adesso, Fiammetta dire: “Ma cosa possiamo fare…”. E la risposta ce l’ha data lui, Roger Waters, a 74 anni. “Se non prendete posizione…, se non scegliete di opporvi…, di fare politica…, di partecipare…, i Pigs distruggeranno il pianeta”, per noi, il mondo dell’olio.

Chiusa la vivissima nostalgia musicale che mi lega al gruppo inglese, è il secondo aspetto che del messaggio che m’intriga, l’invito a fare qualcosa, a prendere posizione, a combattere e – aggiungo – a non delegare ad altri le cose da fare, a diventare rappresentati diretti del proprio essere. Già, ma siamo piccoli, quell’uno per cento di ‘Olio Vero’, a chi metterà mai paura? A nessuno! Perché è un uno per cento polverizzato da un individualismo di primissima qualità, sempre sintetizzato benissimo dal Marchese del Grillo. Gruppi ed orticelli costellano uno scenario dove ognuno, in ogni ambito, pensa più a mantenere il proprio stato che a condivider idee, strategie, opportunità. Se un tempo l’olio buono era il mio, oggi, “il più bravo sono io…”, “la vera guida è la mia…”, “nessuno scrive meglio di me…”, “il mio concorso è meglio…”. Individualismo!

E gli altri, quelli che girano il restante 99 percento vanno avanti, forti della rappresentatività delle Tessere, di un consenso mal riposto, di un progetto in cui l’olio è un ‘mezzo’ per raggiungere il ‘fine’. E l’olivicoltore? L’olivicoltore fa numero, costruisce le percentuali di rappresentatività, al resto pensano loro.

Si succedono le generazioni, ma il copione è sempre lo stesso. C’è chi ancora ‘macìna l’olio’ (sentita con le mie orecchie), chi pensa a creare ‘comunità locali’ per la diffusione della cultura dell’olio, chi si destreggia da rinnovato Don Chisciotte nel disegnare scenari esaltanti legati al valore storico di un oliveto. Mentre manca con una valutazione reale della base produttiva, in gravissima difficoltà, del riconoscimento oggettivo del valore del sistema di certificazione della qualità. “L’olio buono è il mio” è un assunto che continua a valere anche oggi, non c’è la volontà di mettersi insieme per arginare l’invasione della mediocrità, definita dai numeri delle vendite.

La certificazione della qualità di un olio, di un prodotto, non può essere una cosa privata. La certificazione deve transitare attraverso meccanismi ufficiali, legali e a disposizione di tutti. Se nel mondo si considera migliore tutto ciò che è italiano e si lascia il ‘soundig’ del Made in Italy a disposizione di tutti, senza controllo e senza valutazione reale della qualità, chi vuole difendersi dive utilizzare i percorsi legali che le Istituzioni mettono a disposizione. Altrimenti l’avranno vinta coloro – come li chiama Waters? - che vogliono annientare il valore di Dop ed IGP, pensando ad un più redditizio ‘Italico’, o quelli che pensano sia meglio dire che è ‘il mio’. E se quell’uno per cento cominciasse a farsi riconoscere dando valore della Denominazione di Origine Protetta?

È finito anche il secondo CD di “The Wall”, quello con ‘Confortably Numb’. Trovate il tempo per ascoltarlo, chissà potrebbe venirvi qualche bella idea… Di sicuro sarete più forti e decisi a muovere il mondo senza delegare questa azione ad altri. Magari viene meglio anche l’olio…

Adesso, se permettete, vado a chiedere a Roger Waters se ha voglia di diventare il presidente degli olivicoltori italiani.

di Maurizio Pescari

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Commenti 1

beatrice ughi
beatrice ughi
21 luglio 2018 ore 12:02

Bravo Maurizio! Sono d'accordo. #resist.
In USA, difendiamo il vero made in Italy. Ma che fatica!!!
@gustiamo
Si', lottiamo insieme.