Editoriali
L’imbroglio di Iper sull’olio di oliva Cirio a 3,99 euro
Olio extravergine di oliva in svendita? Peggio, l’olio in questo caso proprio non c’è. Le offerte speciali e i sottocosto non fanno più notizia ma quando la bottiglia sbandierata in volantino non c’è, allora qualche domanda è necessario porsela
10 marzo 2026 | 15:00 | Alberto Grimelli
Primo volantino al centro, questo è il cammino, e poi dritto fino al magazzino… poi lo scopri da te, porta all'olio che non c'è.
Lo scrivo come fosse una favoletta perché anche i buyer dell’olio extravergine di oliva della Grande Distribuzione lo possano capire, visto che mi pare siano diventati tanti bambini intenti a copiare il compito in classe (leggasi volantino) dal banco del vicino.
L’occasione è un’offerta Iper, dal 5 al 18 marzo, su olio extravergine Cirio a 3,99 euro/litro.

Sarebbe una delle tante operazioni sottocosto mascherate se non fosse che, sorpresa!, l’olio a scaffale non c’è.
E’ noto almeno da gennaio che Esselunga, proprio in questo periodo, ha in uscita una promozione sottocosto simile proprio su olio Cirio. Non è la prima volta, aveva già scosso il mercato l’anno scorso.
Poi l’extravergine comunitario Cirio a 3,99 euro/litro è già uscito a volantino da Carrefour un mesetto fa.
Non si tratterebbe di una novità e non meriterebbe alcuna attenzione, se non fosse che, da Iper, l’olio Cirio a 3,99 euro non c’è. Non si trova a scaffale, non si trova da nessuna parte.
E’ l’olio che non c’è, ma è ampiamente promozionato come prodotto civetta a volantino, per attirare clienti nel supermercato.
Anche trascurando la liceità di una simile comunicazione, mi chiedo se sia possibile impostare una promozione e non avere l’olio da vendere.
Rappresenta un danno d’immagine per Iper, per il marchio Cirio e un attentato alla serietà e alla credibilità di un intero settore perché, se è consentito tutto, allora siamo nel Far West, senza alcuna tutela per il consumatore, senza alcuna tutela per gli operatori, senza alcuna protezione per nessuno.
Se la bulimia da volantino arriva a simili livelli di degenerazione, allora è giusto vendere il vergine per extravergine, imbottigliare olio deodorato, fare carne da macello di quel poco che resta dei pregi di un’intera categoria commerciale e delle migliaia di famiglie che coltivano gli olivi e producono olio di oliva.
Commento questa vicenda con l’amaro in bocca, e non l’amaro di un buon extravergine, consapevole che l’atteggiamento della Grande Distribuzione nei confronti dell’olio ha toccato il fondo.
Quando ogni mezzo è consentito per strappare un cliente e una battuta di cassa al concorrente, allora vuol dire che è stata cancellata anche l’ultima linea rossa, l’ultimo baluardo di difesa: il rispetto.
Non è un semplice errore, cara Iper, e lo sapete bene.
E’ una furbata, attuata con malizia. E’ il tipico atteggiamento italiaco di chi pensa di saltare la fila e farla franca.
Oltre alla speranza, finora vana, di un piano di controllo straordinario della pubblica autorità sull’olio extravergine di oliva a scaffale, occorrerebbe un corso accelerato di etica, morale e corretta osservanza degli obblighi di diligenza a tutti i buyer della Grande Distribuzione. Con i direttori commerciali come uditori.
Almeno, poi, non potrebbero più fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
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