Editoriali

La fragilità della Calabria è uno specchio dell’Italia: così l’agricoltura muore

La fragilità della Calabria è uno specchio dell’Italia: così l’agricoltura muore

Oggi ci sono oltre 3000 ettari devastati, di cui 900 completamente sommersi in Calabria. Avere paura di dormire nelle proprie case non è normale e la fragilità della Regione è nota fin dal 1900. Ecco l’Appello alla Carità Laica della Politica

18 febbraio 2026 | 12:00 | Luana Guzzetti

E’ tempo di eventi eccezionali.

Lo sono e lo sono stati quelli in Andalusia dove si sono registrati fino a 2.300 millimetri di pioggia in 21 giorni a cavallo tra gennaio e febbraio 2026.

Mi dispiace ma non posso considerare tali le punte di 584 millimetri di pioggia in 48 ore in alcune zone della Calabria.

E’ noto ormai da anni che il Mediterraneo si sta scaldando e cicloni possono imperversare sulle nostre coste dopo periodi di intensa siccità. E’ noto ma si preferisce nascondere la testa sotto la sabbia, evocando l’eccezionalità.

Inoltre il dissesto idrogeologico della Calabria non è una novità. Lo descrissero agli inizi del 1900 il politico e storico Giustino Fortunato con le parole “uno sfasciume pendulo sul mare” e poi lo scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore Corrado Alvaro come “una regione che naviga sull’acqua”.

Si sa.

I dati di Ispra sulle frane in Calabria ci danno un numero ragguardevole di 10.100 eventi franosi attivi, con una popolazione a rischio per pericolosità elevata o molto elevata di 51.609 abitanti e 25.582 edifici a rischio. Comunque un dato sottostimato rispetto alla reale situazione di dissesto poiché l’attività di censimento delle frane è stata concentrata prevalentemente nelle aree in cui sorgono centri abitati o interessate dalle principali infrastrutture lineari di comunicazione.

Si sa.

Ma si continua a evocare l’eccezionalità.

L’unica cosa realmente eccezionale è la pazienza dei calabresi che oggi si trovano a spalare fango e spazzare l’acqua dalle proprie case (proprio come la sottoscritta).

La mia terra si è ritrovata in un vortice che ha spazzato via presente e messo in bilico il futuro.

Faccio un Appello alla Carità Laica della Politica perché serve urgente un piano per la Salvezza, dragaggi, vasche di laminazione, tubi di drenaggio, pulizia fossi, ristrutturazione viabilità e tutto il necessario per proteggersi dalla furia delle acque. Serve un piano trasparente per la sicurezza che non può essere insicurezza. Serve poter dormire tranquilli, nelle proprie case, senza aver il terrore di esondazioni o allagamenti. Serve Aiuto.

Poi c'è lei...l'agricoltura, la mia agricoltura.

E senza agricoltura non c’è lavoro. Senza lavoro non ci sono calabresi, che evacueranno (sì, avete letto bene) evacueranno lontano per proteggersi dai cicloni e per costruire un futuro sereno.

Oggi ci sono oltre 3000 ettari devastati, di cui 900 completamente sommersi. Allevamenti evacuati, danni a strutture e alla viabilità rurale,  frutteti ed oliveti danneggiati dal vento, colture sommerse, seminativi compromessi in modo gravissimo, smottamenti continui. La mia, la nostra agricoltura calabrese pagherà per anni la visita sgradita di questi cicloni, con nomi a noi ostili, e che si ricorderanno.

Ricordare oggi, per evitare che riaccada nel futuro.

La situazione è ancora in evoluzione. In questo momento difficile con danni enormi ad abitazioni e terreni dobbiamo avere un moto di orgoglio per rialzarci, ed è per questo che serve l'aiuto di tutti, proprio di tutti, che con cuore e cervello diano una mano per affrontare la tempesta.

Serve spalare nel presente, ma guardare al futuro.

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